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— Non sei tornato a tradurre.

— Non stavo scherzando quando ho detto che il generale ha lasciato che il mio lavoro si accumulasse. Non ho tempo per questo compito. È quasi fatta, comunque, o non te ne sei accorta?

— Ho avuto da fare — disse A

Nick rise. — Forse no. Ma è formidabile. Ha detto a Gwarha di smetterla di bighellonare e di concludere la pace, così la gente potrà tornare ai loro affari senza dover pensare a questa guerra oltremodo noiosa. C’è un grande lavoro da fare!

— Lo so — disse A

Nick parve sorpreso.

— E per fare il giro di un impianto di desalinizzazione.

Adesso lui sembrava pensieroso. — Non credo che per il momento sia possibile… che tu vada sul pianeta natio, voglio dire. Ma è un invito importante.

— Fino a che punto è sicura questa stanza?

— Vieni. — Lui si alzò.

La condusse per una serie di corridoi sconosciuti, superando diversi posti di guardia. Le guardie riconoscevano Nick e facevano il gesto di presentazione. Lui a

A

La porta si chiuse.

— Siediti — disse Nick. — Ettin Gwarha ha deciso di fidarsi di nuovo di me. In queste stanze non ci sono cimici, neppure piazzate da lui.

— È il tuo alloggio.

Lui a

— Che cosa sei, un monaco?

Nick rise. — Difficilmente. — Si guardò attorno, ancora in piedi, le mani in tasca. — Non mi piacciono gli aggeggi.

— Cosa?

— Lo sai. Le cose varie, le cianfrusaglie, la confusione. Le schifezze che si devono imballare quando si trasloca. Una volta ho letto un proverbio in un libro. "Colui che arreda la sua mente vivrà da re. Colui che arreda la sua casa avrà problemi di trasloco." Parole con cui vivere, e io lo faccio. E così la do

— No — rispose A

Nick si girò e la guardò. — Dio, questa gente si muove velocemente quando ha deciso che è arrivato il momento di muoversi. — Si chinò su uno dei tavoli, lo toccò e parlò nella lingua aliena.

Il tavolo rispose nella stessa lingua. Nick parlò ancora e ricevette un’altra risposta, poi si raddrizzò e si girò verso A

— Ancora niente.

— Dovrò fare qualche controllo, ma non credo che ti ritroveresti bloccata dalle responsabilità. Farebbe parte delle buone maniere prestare un po’ d’attenzione alla bambina. Vegliare su di lei con gentilezza, darle di tanto in tanto qualche consiglio. Ma, soprattutto, è un complimento per te e un tentativo di creare un legame tra te e la sua famiglia… non un grosso legame, un filo, non una corda. Ma qualcosa di definitivo. Questa è una notizia molto interessante. Mi metterò a camminare. Spero che non ti dispiaccia.

— Fa’ pure — disse A

Nick si mosse per la stanza. — Un problema… devo dirlo… quando non si possiede quasi niente è che non ho niente con cui giocherellare quando cerco di pensare. D’altra parte, mi basta mezzo ikun per fare i bagagli. Ogni volta che Gwarha trasloca, è un gran daffare. — Si appoggiò al muro e incrociò le braccia. Rimase tranquillo per un momento o due, a fissare qualcosa alle spalle di A

Alla fine, tornò a guardarla. — Gli Tsai Ama e gli Ama Tsai e gli Harag ha

A

— Non in modo particolare. Sono entrambe… come posso dire? …delle stirpi meno importanti, che cercano il modo per diventare più importanti. Potrebbero funzionare insieme, se riuscissero a trovare una buona ragione.

— Indil mi ha messa in guardia dalla do

— Bene. — Nick fissò di nuovo un punto alle spalle di A

— La Mi? — chiese A

Lui a

— Non cambierò parte — affermò A

Lui scosse la testa. — Non ti suggerisco di farlo. Ti piacerebbe essere ambasciatore?

— Cosa?

Nick sollevò una mano. — Sto esagerando. Non credo che si possa convincere la Confederazione a farti ambasciatore. Forse inviato speciale. Hai detto che volevi essere il secondo umano sul pianeta natio. Adesso hai un invito. Anzi, due inviti. Il bambino avrà una cerimonia per il nome. Mi aspetto che sarai invitata.

— Quando tornerò a casa?

— Quando sarai talmente importante che nessuno potrà toccarti. Persino quegli idioti della Mi non usera

A

— A

— Non ho mai voluto essere un diplomatico.

La porta che dava sul corridoio si aprì ed Ettin Gwarha entrò vestito da guerriero dello spazio. — Signora — disse quando la porta si chiuse, poi guardò Nick, che parlò rapidamente in lingua hwarhath. Il generale rimase ad ascoltare con la particolare pazienza e attenzione dei hwarhath. Alla fine, Nick si fermò.

— A

— Il problema per cui io e Nick eravamo contrari era questo: come convincere il Weaving a chiedere lei come inviata? Non volevamo che fosse la mia stirpe a sollevare il problema. Siamo già troppo strettamente legati con l’umanità. Ma se Harag suggerirà che lei debba essere invitata nel mondo natio… Hah! — Mosse la testa, pensieroso. Nick lo guardava, sorridendo debolmente. A