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Della gente cominciò a entrare nella grande stanza, l’ologramma: prima umani, che entravano da una porta che lei non poteva vedere e si disponevano lungo una fila di sedie. Quand’ebbero preso tutti posizione, rimasero in piedi ad aspettare. Si era discusso e ci si era messi d’accordo su tutto: come la gente entrava e dove si sedeva.
I hwarhath arrivarono da un’altra parte. Si erano messi le uniformi da guerrieri spaziali. Gli stivali alti, neri e lucidi avevano un aspetto militare potente e arrogante. Molto più impressionanti dei sandali.
Il primo uomo che apparve era più basso degli altri che lo seguivano. Raggiunse l’estremità della seconda fila di sedie e la percorse fino a quella al centro, poi si fermò e si girò verso gli umani: un tipo robusto, dal petto ampio. Stava molto eretto, come tutti; A
Lui si guardò ai lati, per un istante, per assicurarsi che i suoi avessero raggiunto i loro posti, poi guardò l’ambasciatore umano e a
L’uomo basso era Difensore della Terra con Onore Primo Davanti Ettin Gwarha. Il generale di Nick, la testa leggermente reclinata verso Hai Atala Vaihar, intento a fare la traduzione, ma per il resto eretto e con lo sguardo fisso sugli umani, con un’aria di tranquillità o forse di indifferenza. Quando infine parlò, nella lingua aliena, A
Dopo le presentazioni iniziarono i colloqui.
Forse lei non era la persona adatta per quel lavoro. La sua tolleranza per quel genere di cose non era grande. Perlomeno, non si trovava nella sala della riunione. Poteva muoversi e pensare a qualcosa di più interessante. I microfoni nel suo bagaglio, gli interni decorati, il numero di bambini in un parentado medio di hwarhath. Era strano che fosse riuscita a osservare le creature nella baia per ore, senza a
Dio, come le mancava quel posto! Non vi era più tornata da quando la Mi l’aveva portata via dal pianeta. Chiuse per un momento gli occhi e si immaginò di nuovo col povero vecchio Mark, che giaceva ancora… secondo lei… sul fondo di qualche fossa sottomarina; il cielo azzurro sopra di lei; le colline dorate attorno; l’acqua limpida della baia piena di pseudosifonofori e la luce giusta per vedere i corpi trasparenti.
La riunione durò quattro ore. Alla fine, tutti si alzarono e uscirono nel modo stabilito. L’ologramma svanì. La porta della stanza di A
— Perché lei non era là dentro? — domandò A
— I negoziati non sono il mio forte. Sono qui per osservare e cercare di capire. Se viene con me, Perez A
Percorsero insieme il corridoio verso un’altra stanza. Quella stazione era un vero labirinto, una casa degli specchi.
Si aprì un’altra porta. Eh Matsehar disse: — Tornerò a prenderla tra mezzo ikun. Equivale a circa due ore del vostro tempo.
— Ha letto Macbeth? — domandò lei.
— Sì. Nella lingua originale e nella traduzione di Nick. Credevo di poterne fare qualcosa. L’eterosessualità è irrilevante. La do
Tutto il grande oceano di Nettuno laverà
questo sangue dalla mia mano?
No, questa mia mano tingerà
piuttosto gli i
del colore del sangue,
mutando il verde in rosso.
"Questo sì che è un bello scrivere." Indicò la porta. A
La stanza era piena di suoi colleghi, già seduti attorno a un tavolo lungo e troppo basso. Le sedie erano altrettanto basse. L’ambasciatore, un tipo corpulento del sudest asiatico, si alzò a fatica e disse: — Signora Perez, si accomodi qui, la prego. Ho bisogno di sapere delle do
A
Sten e Charlie. A
Quand’ebbe finito, Charlie posò i bastoncini sulla ciotola e si appoggiò allo schienale della sedia. — Nicholas Sanders è qui. Mi chiedo perché non si servano di lui durante i negoziati.
— Ha importanza? — domandò A
— Non saprei. Non ho intenzione di preoccuparmene. Dalla sua precedente esperienza, lei sa quanto sia stato utile preoccuparsi per Sanders. Se la Mi avesse tenuto le mani a posto, forse a quest’ora avremmo raggiunto un trattato; e dovremmo essergli grati. È per merito suo, ne sono quasi certo, se abbiamo una cucina utilizzabile. Ogni cosa è etichettata in inglese, con istruzioni ampie e chiare. Forse l’uomo sarebbe dovuto diventare uno scrittore tecnico.
— Cosa devo fare in seguito? — chiese A
— Esattamente quello che sta facendo. Parli con le do
— Ciò che mi interessa — fece Sten — è l’affermazione dell’uomo secondo il quale questa stazione è stata costruita per questi negoziati. È possibile, capitano McIntosh? Noi potremmo farlo?
— Non lo so e, se lo sapessi, sarebbe un’informazione protetta. — L’altro fece una pausa. — Se è vero, è un’impresa imponente. Credo di poterlo dire e, inoltre… mi riesce difficile credere che la stazione sia perlopiù vuota. Se avessi tutto questo spazio, troverei il modo per usarlo.
Sten sembrava preoccupato.
Charlie disse: — Cerchiamo di evitare ipotesi e speculazioni. Non è affar nostro ciò che i hwarhath fa
A
Eh Matsehar era nell’atrio. Era calmo e paziente come qualsiasi altro hwar. Solo quando si mosse A
A un certo punto, a metà strada, lei chiese: — Che cosa intendeva dicendo che ero l’ultima delle vittime di Nicky?
— Se lui non vuole che parli nei corridoi, non lo farò — disse l’alieno. — Anche se credo che si sbagli. Non conosce le regole dello spionaggio. Tutto ha delle regole, sebbene voi umani non sembrate capirlo. Questo deve rendervi la vita molto difficile.
La lasciò presso la grande porta doppia. A