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Per più di una settimana, A
Di giorno, l’acqua era pervasa di messaggi chimici, alcuni dei quali venivano captati da sensori piazzati sotto piccoli galleggianti o boe. Li aveva sistemati Yoshi, una mattina, quando la migrazione era appena iniziata. Punteggiavano la baia. Per il momento non c’era modo di raggiungerli senza disturbare gli animali in corteggiamento; ma trasmettevano analisi via radio a brevi intervalli di tempo.
Gli animali si servivano anche di segnali visivi. Ciò non serviva tanto a comunicare, pensava A
Di notte, naturalmente, lo spettacolo era incredibile: rosa, rosso, verde, blu, giallo, arancione chiaro e bianco. I colori riempivano la baia e si spostavano verso l’oceano aperto. In un paio di occasioni, con le nubi particolarmente basse, le luci avevano scintillato sopra la sua testa, nel cielo della notte: riflessi, tenui e pallidi, e difficili a vedersi, ma c’erano. A
Un pomeriggio, Nicholas chiamò. — Il generale parteciperà a un altro party. Altra sbornia e altre tartine. Non voglio saperne. Posso venire a disturbarla?
Merda, pensò A
— Alle sedici e zero zero — disse. — Dovrei essere sveglia, a quell’ora. Vediamoci alla barca. È degli animali che vuole parlare, questa volta?
— Anche. — Lui sorrise brevemente e spense. A
Mezz’ora dopo, la Uc suonò di nuovo. A
Questa volta era il maggiore Ndo. — Può venire qui? Il più presto possibile.
A
Il maggiore aggrottò la fronte. — È importante, signora Perez.
— D’accordo.
— Bene. — Il maggiore fece un largo sorriso, mettendo in mostra i denti. Predatore, pensò A
Si vestì e salì sulla collina. Il cielo era nuvoloso. Soffiava un vento freddo che piegava gli steli nudi delle spore rossastre e che le agitava i capelli, facendoglieli ricadere sul viso. Di tanto in tanto, sentiva una goccia di pioggia.
Il capitano Van l’aspettava all’entrata della zona, con aria preoccupata.
— Che cosa succede?
Lui si mise un dito davanti alle labbra: il gesto che nel linguaggio internazionale indica di fare silenzio.
A
— Che cos’è questo? — domandò A
— Un seminterrato.
Superarono una porta di metallo grigio e scesero per una rampa di scale, poi entrarono in un altro corridoio. La cosa diventava sempre più curiosa. Perché una costruzione temporanea aveva bisogno di un sottoseminterrato? Alla fine del corridoio c’era un’altra porta metallica. Lui si fermò e premette un pulsante nel muro. A
La porta si aprì; il capitano le indicò di entrare e A
Fece fatica ad assorbire la scena. Era troppo complessa. Una stanza con le pareti di cemento, una scrivania di metallo grigio e il maggiore, seduto dietro la scrivania: quella fu la prima immagine. In piedi, a destra della scrivania, c’era un uomo. Era alto e magro, portava dei pantaloni marroni, una camicia marrone e la giacca. Nicholas, pensò lei per un istante, che stringeva un patto con la Terra.
Poi vide tre persone sul lato sinistro della stanza, contro il muro. Un uomo seduto su una sedia, la testa china, le braccia sulle ginocchia e le mani strette. Due soldati, entrambi umani, lo affiancavano. Uno era Maksud. L’altro, un indiano meridionale piccolo e scuro, le era sconosciuto.
L’uomo seduto sollevò la testa. Nicholas. Aveva il viso a chiazze bianche e rosse e una stranissima espressione negli occhi. A
Nicholas era terrorizzato. Il che spiegava il cambiamento di colorito e l’espressione degli occhi.
— Che cosa succede? — domandò A
— Dovrebbe essere ovvio cosa succede — rispose il maggiore. — Questa è la migliore occasione che ci è capitata di prendere Sanders. I hwar non si aspettano di vederlo fino a questa sera tardi. Abbiamo cinque ore, forse sei o sette, per portarlo via da qui. Ci serve il suo aiuto.
— Perché?
— Una diversione — disse il maggiore. — Vogliamo che lei vada sulla barca col tenente Gislason. — A
— Lei è pazza. Non c’è alcun posto dove andare su questo pianeta. È vuoto. E io non interesso a lui. Per amor del cielo, proprio lei mi ha detto che il generale hwar è il suo amante.
A
Il maggiore disse: — Secondo le nostre registrazioni, lui era un maschio perfettamente normale ed eterosessuale, vent’a
— Non credera
Il maggiore scosse la testa, la luce che colpiva il cranio calvo e scuro. — Grazie a Sanders, i hwar sa
— Nick? È vero?
Lui sollevò la testa, quella strana espressione vacua ancora negli occhi. — Sì — rispose dopo un momento.
— Non abbiamo tempo per continuare a discutere — disse il maggiore. — Ci aiuterà, signora Perez?
— Ho scelta?
— Nessuna, se vuole pubblicare la sua ricerca e se ci tiene a portare in salvo la barca senza da
La loro storia… il weekend romantico… richiedeva che lei sparisse. A