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— Inahooli.
— Molto probabilmente farebbe ciò che farei anch’io al suo posto.
— E cioè? — Mi rimisi a camminare.
Derek procedette di pari passo con me. — Mentirei. Farei finta che non fosse successo nulla. All’arrivo della mia gente, direi: "È tutto a posto".
Corrugai la fronte. Derek mi lanciò un’occhiata, poi continuò: — Ogni società ha dei modelli di comportamento appropriato, e in ogni società ci sono individui che non riescono a conformarsi a quei modelli. Subentrano la realtà e l’umana fragilità. Ebbene, non si possono abbandonare i modelli, e non è neppure possibile che ognuno nella società se ne vada in giro a gridare "Mea culpa". Così si inventa l’ipocrisia. È presente in ogni società che ho studiato. Sono certo che esiste anche su questo pianeta.
— Può darsi.
Ci allontanammo dalla riva e ci dirigemmo verso il boschetto.
— Pensa alla mia gente — disse Derek. — Per loro due qualità sono importanti. La mitezza e l’onestà. Ebbene, che cosa fai quando l’onestà crea una situazione spiacevole?
Fece una pausa. Io non dissi niente. — Per prima cosa, cerchi di eludere il problema. Mangi un po’ di peyote. Ti concentri su disegni cosmici. È questo che è importante, dopo tutta… tutta quell’energia che si riversa giù dalle stelle e sale dal suolo.
"Il mondo è impregnato della grandezza di Dio.
Avvampa, come lo splendore da una lamina scossa;
Raggiunge una grandezza, come uno stillare di olio
Schiacciato…"
"E così via. Se non si può evitare il problema, se si è bloccati nel momento e nel luogo presenti, allora si mente. Il che è disonesto e ipocrita, ma naturale e umano, e permette di mantenere la mitezza in ogni cosa."
Arrivammo all’accampamento. L’oracolo si era alzato e stava riaccendendo il fuoco. Ci rivolse un’occhiata. — Nia se n’è andata?
— Sì — rispose Derek. — Ed è arrivata quella do
— La nostra fortuna sta cambiando. Nia troverà il cornacurve e tutto andrà nel modo dovuto. Lo spirito me l’ha promesso.
Derek fece il gesto che significava che aveva sentito quanto era stato detto, ma si riservava il giudizio.
Nella tarda mattinata scendemmo alla canoa, tutti e tre. Inahooli era nella stessa posizione di prima. Aveva la testa girata e gli occhi chiusi contro il bagliore del sole.
La osservai per un momento. — Così non può funzionare — dissi in inglese. — Nia potrebbe assentarsi per giorni. Non possiamo tenere la do
Inahooli aprì gli occhi, guardandoci con sospetto e aggrottando la fronte.
— È scomodo. È umiliante. Ed è antidemocratio. Che diritto abbiamo di privarla della libertà?
— Abbiamo il diritto di proteggere noi stessi — ribatté Derek.
— Be’, può darsi. In ogni caso, non è praticabile. Come farà a mangiare? O andare al bagno? Non possiamo lasciarla lì distesa nei propri escrementi come il personaggio di un romanzo sulla società di una volta.
L’oracolo si chinò su Inahooli e le slacciò il bavaglio.
— Demonio — lo apostrofò la do
— No. Sono un uomo santo. Un oracolo. Servo lo Spirito della Cascata, che è grande e potente e in grado di occuparsi di ogni genere di male.
Una parola interessante, questa. La tradussi come "male", un termine astratto. Nella sua lingua era un aggettivo accoppiato con un sostantivo che significava "cosa". L’aggettivo significava "cattivo", come in cattivo gusto. Significava anche "infausto" o "bizzarro".
— Tu sei un demonio — insistette la do
— Loro non sono demoni. Sono persone senza pelo.
— Uno di loro è un maschio. E tu sei un uomo.
L’oracolo fece il gesto dell’intesa.
— Tutti sa
— Pensi male — disse l’oracolo.
Di nuovo la stessa parola, quella che significava "cattivo" o "malvagio" o "strano". Questa volta la forma era avverbiale.
L’oracolo si raddrizzò. — Sei stata da sola per troppo tempo. Non è naturale per una do
— Sono la guardiana. E quella, la do
— In che modo? — chiese la Voce della Cascata.
— È venuta sull’isola. Si è seduta all’ombra della torre.
— Non è vero. Era mezzogiorno. Non c’era ombra. Proprio sotto la torre, forse, ma non dove mi trovavo io.
— Sei stata sull’isola. Le persone cattive, quelle che portano sfortuna, non possono andare in un luogo sacro. Non prima di aver partecipato a una cerimonia di purificazione. Ma non c’è modo di purificare un demonio.
— Tu hai detto che se fossi stata un demonio, la torre mi avrebbe fatto del male. Ma non mi è stato fatto alcun male. Come posso essere un demonio?
La do
Derek disse: — Questo modo di pensare va avanti in un circolo vizioso. Se Lixia è un demonio, la torre le farà del male. La torre non le fa del male e ciò significa che lei è un demonio.
Feci il gesto del dissenso. — Non hai capito il ragionamento.
— Aiutatemi a mettermi seduta — protestò la do
L’oracolo la prese per le spalle e la tirò su in posizione seduta. Inahooli grugnì e si divincolò, muovendo di qua e di là la parte superiore del corpo. — Ho le braccia intorpidite. Non ha
L’oracolo mi guardò.
— Liberala. Ma soltanto le mani.
— Mi serve un coltello — fece lui.
Derek gliene diede uno.
L’oracolo tagliò.
— Sono libere? — s’informò la do
— Sono libere.
Si protese in avanti. Le braccia caddero ai lati e le mani batterono contro i lati della canoa. — Non sento niente! Non riesco a farle funzionare!
— Le tue braccia sono addormentate — le disse Derek. Le tirò le braccia in avanti fino ad appoggiarle le mani sulle cosce, poi incominciò a massaggiarle un braccio.
— Aiya! Fa male! Pizzica!
Derek continuò a massaggiare. — Lixia?
— Sì?
— Spiegami il ragionamento. Quello che non ho capito. E tu… — guardò Inahooli — ricordati che hai i piedi legati. Non tentare niente di spiritoso.
Inahooli si accigliò. — Non è il momento di scherzare. E in ogni caso, non sono brava a scherzare. Me lo dicono tutti.
— Il problema è Nia — dissi. — Io sono un demonio perché viaggio con lei. E con te e l’oracolo.
La do
— Se io sono un demonio, ne consegue che la torre è mia nemica. Se la magia della torre non mi nuoce, ne consegue che la mia magia deve aver da
— Tutto questo è stupido — interve