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Le grida e il clamore delle armi furono coperti dal fragore degli alberi che si erano appena svegliati. Una volta raggiunte le file dell’esercito di Peter, si sarebbero dati all’inseguimento degli uomini di Miraz; pareva di essere nel mare in burrasca. Vi è mai capitato di stare sulla cima di una collina, in una sera d’autu

Che fine aveva fatto il ponte?

Quella mattina, di buon’ora, Lucy e Susan si erano svegliate dopo un breve so

— Che succede, Aslan? — chiese Lucy, con gli occhi che scrutavano di qua e di là e i piedi frementi dalla voglia di ballare.

— Venite, bambine — rispose Aslan. — Salitemi in groppa, per oggi.

— È fantastico — disse Lucy con un gridolino, e le ragazze si arrampicarono sulla schiena dorata come avevano già fatto molti a

Piegarono a destra, giù per un’erta scoscesa, e si trovarono di fronte al ponte di Beruna. Prima che avessero il tempo di attraversarlo, dalle acque emerse una testa bagnata e barbuta, molto più grande di quella di un uomo e con una corona di giunchi. La testa guardò fisso Aslan, poi si rivolse al leone con voce cavernosa e profonda.

— Salve, signore. Liberami dalle catene.

— E quello chi è? — mormorò Susan.

— Credo che sia il dio del fiume, ma fa’ silenzio — rispose Lucy.

— Bacco — ordinò Aslan — liberalo dalle catene.

"Aslan allude al ponte, ne sono sicura" pensò Lucy. Aveva ragione: Bacco e il suo seguito si tuffarono nelle acque profonde del fiume, e un minuto più tardi avve

Davanti a facce tanto singolari, la gente nelle strade se la dava a gambe. Il corteo si fermò davanti a una scuola, il convitto femminile che ospitava tante bambine di Narnia. Le alu

— Guendalina, se non stai attenta e non la smetti di guardare fuori dalla finestra — disse la maestra — mi costringerai a darti un brutto voto.

— Ma signorina Pizzichi… — balbettò Guendalina.

— Hai sentito quello che ho detto? — chiese la signorina Pizzichi.

— Signorina, il fatto è che… là fuori c’è un leone.

— Eccoti un bel due per questa stupidaggine — rispose la maestra. — E ora… — Un ruggito la interruppe. L’edera s’insinuò e coprì le finestre della classe, le pareti dive

— Vuoi rimanere con noi, tesoro? — le chiese Aslan.

— Posso davvero? Grazie, grazie — rispose Guendalina. Strinse la mano a due menadi che ballavano intorno a lei e che la aiutarono a spogliarsi degli orribili vestiti che indossava, così poco confortevoli.

Ovunque andassero nella piccola città di Beruna, la scena era la stessa. La maggior parte degli abitanti fuggiva a gambe levate, altri si univano a loro. Quando si lasciarono Beruna alle spalle, erano una compagnia allegra e numerosa.

Attraversarono i prati in riva al fiume, sull’argine nord, e a ogni fattoria che incontravano gli animali li salutavano e si univano a loro. Poveri vecchi asini che non avevano mai conosciuto la gioia si fecero a un tratto giovani e baldanzosi, i cani incatenati spezzarono le catene, i cavalli ridussero a pezzi i carri che erano costretti a trascinare e trotterellando si unirono alla comitiva, calpestando il fango con gran nitriti.

In un cortile accanto a un pozzo incontrarono un uomo che picchiava un bambino. Il bastone nelle mani di quel crudele si tramutò in un fiore, il braccio si trasformò in un ramo, il corpo in un tronco d’albero e i piedi in radici. Il ragazzo, che fino a quel momento aveva pianto a dirotto, scoppiò in una fragorosa risata e si unì al gruppo.

In una piccola città a metà strada dalla Diga dei Castori, dove due fiumi confluivano, l’allegra compagnia raggiunse una scuola in cui una ragazza dall’aria stanca spiegava una lezione di matematica a un gruppo di ragazzi che sembravano tanti bei maialini. La ragazza guardò dalla finestra e vide il gruppo allegro e festoso che cantava nelle strade. A quella vista una gran gioia le invase il cuore; Aslan si fermò sotto la finestra e la guardò.

— Non insistere, ti prego. Mi piacerebbe tanto venire con voi, ma non posso. Devo andare avanti con il lavoro, e poi se i ragazzi vi vedessero si spaventerebbero — lamentò.

— Perché dovremmo spaventarci? — chiesero in coro i ragazzi-maialini. — Con chi parla la maestra? Chi c’è fuori della finestra? Diremo al preside che la signorina si intrattiene con estranei durante le ore di lezione.

— Andiamo a vedere di che si tratta — suggerì un bambino, e tutti si ammassarono intorno alla finestra. Appena quelle belle facce tonde fecero capolino, Bacco gridò: — Euan, euoi-oi-oi-oi - e i ragazzi corsero a nascondersi, terrorizzati, calpestandosi nel tentativo di raggiungere la porta. Alcuni saltarono addirittura dalla finestra. In seguito si raccontò (sarà la verità?) che quei ragazzini così particolari non furono più trovati, ma in compenso comparvero dei bei maialini, speciali anche loro, che dovevano appartenere a una razza nuova.