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Clive Staples Lewis

Il principe Caspian

A Mary Clare Havard

1

L’isola

C’erano una volta quattro ragazzi che si chiamavano Peter, Susan, Edmund e Lucy. Nel libro intitolato Il leone, la strega e l’armadio si racconta una loro straordinaria avventura: un giorno, infatti, avevano aperto un armadio magico e si erano trovati in un mondo completamente diverso dal nostro. In quel mondo erano diventati re e regine di una terra chiamata Narnia.

Durante il periodo trascorso a Narnia, i quattro ragazzi si erano convinti di aver regnato per a

Tutto questo avveniva soltanto un a

— Lucy, cosa c’è? — chiese Edmund, ma s’interruppe e acce

— Si può sapere cosa avete da… — si intromise Peter, lasciando cadere la frase a metà. Ben presto si riprese e cominciò a gridare: — Susan, lasciami andare. Si può sapere cosa ti ha preso? Ehi, dove mi porti?

— Guarda che non ti tocco nemmeno — replicò Susan. — Piuttosto, c’è qualcuno che sta cercando di trascinare via anche me. Oh, ma cosa… smettila, chiunque tu sia!

Intanto le facce dei ragazzi erano diventate bianche come lenzuola.

— Ehi, lo sento anch’io. — Edmund aveva un filo di voce. — È come se qualcuno mi trascinasse con sé. Una forza straordinaria… Aiuto, ricomincia.

— È vero, è vero — interve

— Sentite, ragazzi — gridò Edmund — prendiamoci forte per mano e cerchiamo di restare uniti. Questa è magia, lo sento. Sbrigatevi.

— Sì, teniamoci per mano — disse Susan. — E speriamo che finisca presto.

Un istante più tardi i bagagli, la panchina, il binario e la stazione si erano volatilizzati. I quattro ragazzi, mano nella mano e con il cuore che batteva forte per la paura, si trovarono in un bosco. Anzi sembrava una foresta, così fitta che era quasi impossibile farsi largo tra i rami. Si stropicciarono gli occhi e fecero un lungo respiro.

— Peter, siamo di nuovo a Narnia, vero? — chiese Lucy.

— Chi può dirlo? Con tutti questi alberi non si vede un accidente. Cerchiamo di uscire all’aperto, ammesso che nella foresta ci sia uno sbocco.

Con difficoltà, graffiati dai rovi e con le gambe che pizzicavano per le punture delle ortiche, uscirono finalmente dal bosco. Con grande stupore, la luce si era fatta più intensa. Camminarono ancora per poco e si ritrovarono sul punto più alto della foresta, mentre una meravigliosa spiaggia di sabbia bianca si perdeva a vista d’occhio sotto di loro. Alla fine della spiaggia, il mare calmo come una tavola lambiva dolcemente la riva; all’orizzonte non c’erano terre in vista e il mare quasi si perdeva nel cielo senza nuvole. A giudicare dalla posizione del sole dovevano essere più o meno le dieci del mattino, e sotto la luce il mare rifletteva un azzurro abbagliante. I quattro ragazzi si fermarono per un istante, inebriati dal profumo intenso del mare e del salmastro.

— Accipicchia! — esclamò Peter. — Questo posto è davvero niente male.

Cinque minuti più tardi, entrarono a piedi nudi nell’acqua fresca e limpida del mare.

— Molto meglio del treno strapieno che ci avrebbe portati dritti in bocca all’algebra, al latino e al francese, vi pare? — fece Edmund.

Per un bel po’ nessuno aprì bocca. Si sentiva solo l’allegro sguazzare dei ragazzi nell’affa

— Sì, però — interve

— Abbiamo i panini che ci ha preparato la mamma per il viaggio — rispose Edmund. — I miei li ho con me.

— Io li ho lasciati nella cartella… — sospirò Lucy.

— Lo stesso vale per me — aggiunse Susan.

— Per fortuna i miei sono nella tasca della giacca, laggiù sulla spiaggia — disse Peter. — Bene, due panini per quattro ragazzi. C’è di che preoccuparsi.

— Veramente, io preferirei qualcosa da bere — obiettò Lucy.

Già, perché, dopo aver sguazzato a lungo nell’acqua salata e sotto il sole cocente, avevano una gran sete.

— Si tratta di un naufragio in piena regola — sottolineò Edmund. — Nei libri di avventura, i naufraghi dell’isola trovano sempre meravigliose sorgenti di acqua dolce. Faremmo bene a cercarne una anche noi.

— Vuoi dire che dobbiamo tornare in quel bosco impenetrabile? — domandò Susan.

— Secondo me non ce n’è bisogno. Se ci sono sorgenti, ci sara

Tornarono a riva, e oltrepassata la battigia fecero sosta sulla sabbia morbida e calda, quella che rimane attaccata ai piedi; poi rimisero scarpe e calzini, anche se Edmund e Lucy ne avrebbero fatto volentieri a meno. Secondo loro sarebbe stato meglio lasciarli lì e continuare il giro di esplorazione a piedi nudi, ma Susan disse che dovevano essere matti.

— E se non li trovassimo più? — sottolineò saggiamente. — Se stanotte rimarremo qui e dovesse far freddo, ne avremo sicuramente bisogno.

Dopo essersi rivestiti si incamminarono lungo la spiaggia, con il mare da una parte e il bosco dall’altra. Il posto era decisamente tranquillo e solo di tanto in tanto il grido di un gabbiano disturbava la quiete. La boscaglia era così intricata che da fuori non si vedeva o sentiva assolutamente nulla. Sembrava che non ci fossero uccelli e nemmeno insetti.

È sempre bello osservare conchiglie, alghe, anemoni e i piccoli granchi sugli scogli, ma se il tuo problema è la sete alla fine ti stanchi. Adesso che non erano lambiti dall’acqua fresca del mare, i piedi dei ragazzi erano in fiamme e questo rallentava la marcia. Susan e Lucy portavano con loro l’impermeabile; Edmund aveva appoggiato il cappotto sulla panchina della stazione, prima che la magia li sorprendesse, e adesso aiutava Peter a portare il suo.

A un certo punto la spiaggia curvò verso destra. Dopo circa un quarto d’ora di cammino, quando ebbero oltrepassato una fila di scogli che si estendeva nell’acqua a perdita d’occhio, la spiaggia subì una brusca deviazione. I ragazzi davano le spalle al tratto di mare che avevano incontrato appena usciti dalla foresta, e dritto davanti a loro scorsero un altro lembo di costa, anche quello ricoperto di vegetazione.

— Secondo voi è un’isola o un pezzo di terra che possiamo raggiungere a piedi? — chiese Lucy.

— Non so — rispose Peter, e i quattro continuarono ad andare avanti in silenzio.