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Non poteva essere così facile!

Non lo era. Dentro c’era una seconda cupola sigillata, piena di… cosa? Pile di vestiti, scatoloni di roba. Lizzie notò una bambola con la testa rotta, qualche piatto, una scatola in legno graffiata, alcune coperte. A quel punto comprese: i Muli dell’Enclave di Manhattan Est davano via le cose che non volevano più.

La gente cominciò a strappare roba dalle scatole, dai cumuli di oggetti, dalle mani di altri. Ci furono un po’ di spintoni, ma nessuna vera lotta. Lizzie osservò con attenzione, cercando di assimilare tutto, sia la struttura della cupola, sia i resti. Vestiario, quadri, giocattoli, lenzuola e coperte, vasi da fiori, mobili, oggetti in plastica. Nulla di elettronico o a energia-Y, nulla che potesse diventare un’arma. In tre minuti la cupola ve

Lizzie aspettò, mentre il cuore cominciava a martellarle in petto.

— Per favore, adesso lasciate la cupola — disse la voce severa di un robot. — La consegna di oggi è terminata. Per favore, adesso lasciate la cupola.

Lizzie restò dove si trovava, sfiorando con le dita il suo scudo personale.

— Per favore, adesso lasciate la cupola. La consegna di oggi è terminata. Per favore, adesso lasciate la cupola.

All’esterno, qualcuno gridò qualcosa di incomprensibile. I Vivi si immobilizzarono terrorizzati e poi cominciarono a correre.

— Per favore, adesso lasciate la cupola. La consegna di oggi è terminata. Per favore, adesso lasciate la cupola. — E poi, come per caso, lei si trovò fuori. La muraglia posteriore a energia l’aveva spinta poco cerimoniosamente in avanti, chiudendosi così in fretta che Lizzie cadde a faccia in giù.

I Vivi, che continuavano a strillare e a correre, scomparvero all’interno delle loro tane e dei loro buchi. Alcuni non furono abbastanza svelti. La banda di razziatori, soprattutto uomini ma anche qualche do

Lizzie rotolò indietro verso la cupola che l’aveva appena espulsa. Aveva capito perché le baracche erano state ripetutamente distrutte e ripetutamente ricostruite. Il prezzo da pagare per vivere nei pressi del bottino di stracci usati dell’enclave era che altri cercavano di appropriarsene, con vari livelli di cattiveria.

Arrancò in piedi e cominciò a scivolare lungo la cupola. Inutile, era il bersaglio più visibile e meglio equipaggiato. Due uomini conversero su di lei.

— Lo zaino! Acchiappalo, Tish!

Non erano due uomini ma un uomo e una do

I begli occhi da Mulo sogghignarono davanti a Lizzie e la do

Tish pesava almeno quindici chili più di Lizzie. La fece cadere su un fianco e Lizzie si sentì crollare e scivolare contro la cupola a energia. Si ra

— Allora se non posso entrare lì dentro, io, posso sempre scuoterti fino a spezzarti il collo proprio dentro il tuo piccolo scudo sicuro…

Lizzie estrasse dallo stivale il coltello che Billy usava per scuoiare i conigli e lo spinse con un movimento dal basso in alto sotto lo sterno della do

Aveva affilato il coltello ogni giorno, durante le lunghe ore diurne in cui era stata nascosta. Nonostante ciò, rimase sorpresa di quanto fosse duro far passare la lama attraverso muscoli e carne. Spinse finché la lunga lama non fu conficcata fino al manico.

Gli splendidi occhi di Tish si spalancarono; crollò in avanti sopra Lizzie, in un abbraccio inerte.

Lizzie la spinse via e si guardò in giro terrorizzata. L’uomo che aveva detto a Tish di afferrare il suo zaino si trovava dall’altra parte della zona sgombra da macerie e stava combattendo con uno dei pochi uomini rimasti in vita nelle vicinanze dell’enclave. Il compagno di Tish sembrava avere la meglio. C’erano poi altri due razziatori in giro, e in un minuto qualcun altro l’avrebbe attaccata, Lizzie aveva a disposizione solo pochi istanti.

Non esitò: se ci avesse pensato non sarebbe mai stata in grado di farlo. Tish era pesante e lei non avrebbe potuto trascinarne il corpo muscoloso, ma non aveva bisogno di tutto il corpo.

Tremando, Lizzie si inginocchiò accanto a Tish e tirò fuori il cucchiaio d’argento che aveva rubato dalla sala da pranzo del dottor Aranow. Aveva avuto la bizzarra idea che, una volta all’interno di Manhattan Est, lo avrebbe potuto mostrare al sistema dell’edificio, convincendo "Jones" a lasciarla entrare. Fermò la palpebra destra di Tish fra il pollice e l’indice destro, l’aprì per bene e fece scivolare il cucchiaio sotto il bulbo oculare. Trattenendo il respiro, estrasse l’occhio dall’orbita. Quindi tirò fuori il coltello dal corpo di Tish e il sangue della do

Si girò, cercando a tastoni il profilo nero della porta dell’enclave. Il sangue macchiava le superfici esterne dello scudo a energia-Y della cupola e del suo. Inserito nel profilo della porta c’era un analizzatore di retina standard, programmato per concedere l’ingresso a ogni configurazione modificata geneticamente. Una misura di emergenza: un tecnico poteva essere colto all’esterno, un adolescente avventuroso poteva restare bloccato. Lizzie lo sapeva dai dati che spesso aveva trafugato.

Appoggiò l’occhio di Tish contro lo sca

Lizzie crollò a terra ed ebbe un conato. Non riuscì a vomitare: non aveva ingerito cibo per bocca da settimane. Ma non aveva tempo. Quanto poteva restare fresco un bulbo oculare per inga

Barcollando in piedi, sollevò l’occhio color porpora modificato geneticamente di Tish verso il secondo sca

Era dentro Manhattan Est.

Più precisamente, si trovava in una specie di deposito, pieno di robot da lavori pesanti immobili contro le pareti. Bene. Niente robot-poliziotti finché non avesse lasciato quell’edificio che doveva essere fortemente schermato e ben sigillato. Poteva aspettare. Lizzie si stese sul pavimento finché non riuscì a respirare normalmente.

Quando fu in grado di stare in piedi, disattivò lo scudo personale. Il sangue di Tish scivolò sul pavimento. Lizzie riattivò lo scudo e si rese conto soltanto in quel momento di avere ancora in mano l’occhio della do

Tish non aveva mai utilizzato i suoi occhi modificati geneticamente per entrare nell’enclave. Perché no? Doveva sapere di essere modificata. Lizzie, tuttavia, aveva capito il motivo dell’esilio di Tish quando lei aveva cercato di scuoterla a morte. Le mani di Tish si erano strette attorno al suo collo; il corpo di Tish si era premuto contro il suo. Attraverso gli abiti, Lizzie aveva sentito i punti duri nei posti sbagliati, lo sterno malformato, le costole asimmetriche. Lo scheletro di Tish si era deformato nell’utero. Nuda, sarebbe apparsa grottesca. Lizzie rifletté sull’importanza che i Muli attribuivano alla perfezione fisica, e su quanto tempo Tish avesse vissuto con i Vivi per ottenere quell’accento. Vicki aveva sempre sostenuto che odiare se stessi fosse il tipo peggiore di odio. Lizzie non aveva mai capito cosa intendesse dire Vicki.