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Gli occorsero tre ore per tornare a piedi alla tribù di Lizzie. Il sole del tardo pomeriggio proiettava raggi inclinati da sopra le cime delle montagne verde scuro per i pini e bianche per le ultime chiazze di neve. Le altre "squadre di controllo votanti" rientravano anche loro, faticosamente, dopo viaggi stremanti per verificare la lealtà di altri elettori.

Ma perché si era fatto coinvolgere? Perché Cazie odiava la cosa? Non era un motivo sufficiente, non lo era proprio.

Perché era stufo marcio della sua vita, della sua classe sociale, delle sue inutili attività? Non era un motivo sufficiente.

Perché i neonati senza le siringhe del Cambiamento morivano in tutto il paese? Le elezioni non avrebbero aiutato i bambini che soffrivano. Anche se i Vivi avessero vinto ogni maledetta elezione per i successivi sei a

Jackson si fermò all’ombra di un pino immenso e fragrante, si asciugò il sudore dalla fronte e cercò il coraggio per affrontare la realtà allucinogeno-olografica del "quartier generale elettorale".

Essa iniziava quattrocento metri prima dell’accampamento, con il candidato in persona.

— Chi diavolo sei tu? — chiese la ragazza. Sollevò il volto da quello di Shockey che aveva scelto cavallerescamente di giacere sotto, protetto dal fango da una sgargiante coperta arancione. La ragazza, nuda dalla vita ai costosi stivali, gli stava sopra a cavalcioni. Non si spostò quando Jackson arrivò arrancando da una salita in mezzo agli alberi e finì nella loro valletta appena nascosta.

Jackson abbassò lo sguardo, non per evitare di guardarla, ma per evitare che lei lo guardasse. L’aveva già vista. Aveva forse diciassette a

Lei chiese con malizia: — Sei un reporter?

Chiaramente il suo QI non era modificato geneticamente. Jackson bofonchiò: — No, io no, io.

Shockey lo aveva riconosciuto. Attirò a sé la ragazza. — È solo un guardone, lui, Alexandra. Tu vieni a guardare un po’ me.

Lei fece un risolino. — In questa posizione? — Ma lo baciò. Shockey te

Se ne andò, chiedendosi se Alexandra fosse una alla ricerca del brivido, una distrazione politica, un’esca professionista o un tentativo di scandalo. Jackson non aveva notato robocamere. Eppure, Vicki Turner aveva ammonito Shockey. I suoi elettori non avrebbero gradito vedere il loro candidato Vivo, l’antidoto alla corruzione dei Muli, rotolarsi concupiscente nel fango con un Mulo come Alexandra.

Jackson si voltò, mise le mani a coppa attorno alla bocca e strillò: — Shockey! Arriva compagnia, tu! Sharon e la bambina! — Forse quello sarebbe bastato.

All’accampamento c’erano in giro soltanto due giornalisti. Uno stava intervistando Scott Morrison, un amico di Shockey. — Noi vinceremo questa elezione qui. E l’a

— Vedo che hai addosso una catenina d’oro — disse serenamente il giornalista. — Un contributo da parte dei Cittadini per Serrano, forse?

— È un’eredità — rispose sole

— E lo scooter? — La robocamera ronzava: il giornalista non si preoccupò nemmeno di nascondere la smorfia di scherno.

— Anche quello ereditato dalla bisno

Che cosa era successo a Vicki?

Un gruppo di Vivi che Jackson non aveva mai visto prima vagava oziosamente oltre il terreno di alimentazione protetto dalla tenda di plastica. Erano sporchi, sudici per il viaggio. La tribù riceveva gruppi del genere ogni settimana. Arrivavano da luoghi al di là della Contea di Willoughby, avendo visto tutto il gran casino ai notiziari. Alcuni gruppi erano interessati e pensosi. Alcuni erano disgustati dall’idea che i Vivi si sporcassero le mani con il lavoro da Muli della politica. Alcuni avevano semplicemente sentito parlare degli scooter, dei gioielli e del vino dei "gruppi cittadini non affiliati al candidato Serrano". Era già stato rubato uno scooter. I membri della tribù si riunivano in capa

Dove diavolo era Vicki?

A

A quel punto, atterrò un’altra aeromobile e ne scese Cazie con il nuovo responsabile tecnico della TenTech.

Jackson voltò la schiena. Si diresse verso l’edificio con passo deciso e vi entrò.

Che ci faceva lei lì? Dopo la riunione di qualche mese prima sui legami politici della TenTech, di cui Jackson aveva capito più o meno la metà, aveva chiesto a Caroline, il suo sistema personale, di effettuare qualche ricerca. La TenTech aveva un portafoglio diversificato, ma Caroline non era riuscita a rintracciare gran parte degli investimenti tramite database legali, sebbene avesse a disposizione i codici personali di accesso di Jackson. Lui non aveva mai degnato di particolare attenzione la TenTech. Lo aveva fatto suo padre, finché non era morto, poi l’avvocato di suo padre l’aveva gestita finché Jackson si era trovato all’università di medicina: quando aveva sposato Cazie, lei aveva preso in mano la situazione e Jackson era stato felice di lasciarglielo fare. Dov’erano i soldi della TenTech e perché ce ne erano tanti legati allo stato della Pe

Oppure, semplicemente, era venuta a cercarlo.

Aprì la porta di uno spiraglio, sbirciando fuori dall’oscurità alla luce del sole. Cazie stava parlando con Billy Washington, il patrigno di Lizzie. Quanto meno si trattava di Billy, la persona più sana di mente di tutta la tribù. Cazie non poteva seguire Jackson all’interno dell’edificio: Vicki aveva insistito perché nessun estraneo, in alcun caso, entrasse. Aveva installato un primitivo sistema a sca

I riccioli scuri di Cazie scintillavano al sole primaverile. Gli alti stivali bianchi e il severo abito nero apparivano freschi e ordinati. Gesticolando con Billy, sollevò di scatto un braccio e il suo seno destro si alzò, vibrò e ricadde.