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Intralcio di indagini penali. Favoreggiamento alla ribellione o insurrezione. Tradimento. Dopotutto, dovevo essere un agente dell’ECGS.
Miranda mi osservava attentamente dalla betulla. Troppo attentamente. Drew era risalito sull’aereo. Noi dovevamo aspettare un secondo aereo, sia per maggiore spazio sia per maggior sicurezza. Con un’improvvisa finta che sorprese l’agente, mi tuffai sotto di lui e balzai in direzione di Miranda.
— Ehi!
Lei ebbe solamente il tempo di dirmi: — Altro nella siringa… — prima che l’agente infuriato mi riacciuffasse e mi trascinasse con espressione truce sull’aereo. La sua presa mi fece venire dei lividi sulle braccia.
Lo notai a malapena. "Altro nella siringa."
"L’intera portata del progetto" aveva detto lei a Drew Arlen.
Allora non si trattava solamente del Depuratore Cellulare, già abbastanza sconvolgente di per sé. Non c’era soltanto quello. C’era dell’altro.
Qualche altra tecnologia biologica: radicale, inaspettata. Inimmaginabile.
Qualcosa di più.
Quelli di Huevos Verdes non avevano avuto bisogno di allestire quell’elaborato laboratorio sotterraneo per perfezionare o testare il Depuratore Cellulare. Lo avevano già fatto, prima dell’udienza davanti al Tribunale Scientifico dell’autu
Quelli di Huevos Verdes si erano aspettati di perdere la causa davanti al Tribunale Scientifico. Era stato chiarissimo già allora, quasi a tutti. Quello che non era stato chiaro era perché stessero presentando la causa, data la conclusione scontata. Era perché Miranda voleva la rassicurazione morale che tutte le vie legali legittime per il suo progetto fossero state chiuse, prima di completare la sua corsa lungo le vie illegali a East Oleanta.
Quanto sapeva l’agente? I capoccioni dell’ECGS, ovviamente, sapevano tutto. Arlen doveva averglielo detto.
Questa speculazione intellettuale durò soltanto un momento. Ve
Qualsiasi fosse quel progetto di bioingegneria, mi era stato iniettato. Èra nel mio corpo. Stava diventando me.
Ondeggiai andando a sbattere contro la carlinga in metallo, quindi mi ripresi. Avevo le dita leggermente bluastre per il freddo. L’unghia del medio si era rotta. La carne era liscia se si eccettuava un sottile taglio sull’indice. Il fango, ormai seccato, creava un lungo arco dal polso alle unghie. La mia mano. Aliena.
Dissi a voce alta a Miranda: — Che cos’era?
Nella mia mente lei voltò la sua testa deforme per guardarmi. Le lacrime, che ancora non cadevano, le facevano scintillare gli occhi. Disse: — Solo per il tuo bene.
— Secondo la definizione di chi?
La sua espressione non mutò. — Mia.
Continuai a fissarla. Quindi lei svanì, perché ovviamente era un’illusione, prodotta dallo shock. Non era realmente all’interno della mia testa. La mia testa era troppo piccola.
L’aereo decollò e ve
Billy, A
In una stanza priva di finestre mi stava aspettando Colin Kowalski, insieme con un uomo che riconobbi immediatamente. Ke
— D’accordo, Diana — disse Ke
— Tutto?
— Dal principio.
I registratori erano accesi. Drew Arlen aveva indubbiamente spillato fuori tutte le sue cellule cerebrali. Io non riuscivo proprio a trovare un motivo per non dire la verità: "Mi è stato iniettato nelle vene qualcosa di biotecnologico. Altro nella siringa".
Ma non volevo iniziare da lì. Sentivo piuttosto un desiderio irresistibile di iniziare dal principio, da Stephanie Brunell e il suo illegale cagnolino rosa modificato geneticamente che si era scaraventato oltre la ringhiera del mio terrazzo. Avevo bisogno di dire tutto, fino all’ultima azione, decisione e argomento intellettuale che mi avevano portato dal disgusto per la bioingegneria illegale alla sua difesa. Volevo spiegare chiaramente a me stessa così come a quegli uomini che cosa avevo esattamente fatto, perché e cosa significasse, in quanto era l’unico modo in cui l’avrei capito fino in fondo anch’io.
Fu quello il momento in cui mi resi conto che l’ECGS mi aveva già drogata con il siero della verità. Era, ovviamente, una violazione del Quinto Emendamento, fatto troppo insignificante anche solo per commentarlo. Non commentai. Fissai piuttosto Koehler, Kowalski e gli altri che erano improvvisamente apparsi e poi, avvolta nel bagliore della verità assoluta e nel tenero e i
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C’erano guardie umane, guardie robot, scudi di protezione. Furono tuttavia le guardie umane quelle che notai. Tecnici, nella maggior parte dei casi, anche se almeno uno di essi era un Mulo. Li notai perché erano moltissimi. Miranda aveva più guardie umane dell’intera popolazione di Huevos Verdes, inclusi perfino gli Inso
— Appoggi l’occhio direttamente sull’analizzatore, signore — disse uno di loro. Indossava la scialba divisa azzurra della prigione, dal taglio simile a quello delle tute, ma non era una tuta. Lasciai che mi venisse analizzata la retina. Huevos Verdes aveva superato questo livello di identificazione dieci a
— Anche lei, signora.
Carmela Clemente-Rice si avvicinò all’analizzatore. Quando indietreggiò di un passo, sentii una mano di lei sulla mia spalla, fresca e rassicurante. La avvertii nella mente come una serie di ovali intersecati in perfetto equilibrio.
La sensazione che mi dava la prigione era di una confusione blu incandescente. La mia.
— Da questa parte, prego. Attento ai gradini, signore.
Evidentemente non vedevano troppe carrozzine da quelle parti. Mi chiesi scioccamente il perché. La mia sedia scese sfiorando le scale.
L’ufficio del direttore del carcere non mostrava segni di sorveglianza o di impianti di sicurezza, il che significava che c’era abbondanza di entrambi. Era una grande stanza, ammobiliata nello stile attualmente in voga fra i Muli: tavoli semplici e lineari di teak e palissandro combinati con qualche sedia stile antico con sedili di stoffa e braccioli intagliati. Non sapevo di che periodo fossero.
Miranda lo avrebbe saputo.
Il direttore del carcere non si alzò quando io e Carmela venimmo fatti entrare. Era un Mulo fino alla bionda radice dei capelli. Alto, occhi azzurri, muscolatura possente, una replica modificata geneticamente di un capo vichingo fatta da genitori con più soldi che immaginazione. Parlò direttamente a Carmela, ignorandomi.