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Inoltre non riuscivo a pensare a un modo per impedire alla dottoressa Turner di seguirci, a meno di farla fuori, e non avevo modo nemmeno per fare quello. Anche se potevo riuscire a costringermi a farlo. Se la dottoressa Turner portava in braccio Lizzie allora la dottoressa Turner non poteva sparare quando si apriva la porta dell’Eden.

Gli occhi della dottoressa Turner si sono schiariti. Mi vedeva di nuovo. Ha a

Io ho guardato ancora attraverso la finestrella dell’unità medica. A Lizzie veniva messo una specie di cerotto medicinale anche se l’unità aveva detto che quella non era la medicina giusta. Probabilmente era il meglio che poteva fare. Era solo un robot alla moda.

La ragazza dalla testa grossa che aveva salvato la vita a Doug Kane e ucciso il procione con la rabbia non era un robot.

Stavo per fare quello che avevo giurato non avrei mai fatto. Stavo per portare la dottoressa Turner con me nell’Eden.

Il sole si stava appena alzando quando abbiamo lasciato il paese. Io camminavo davanti, io, reggendomi a un bastone diverso che la dottoressa Turner aveva strappato da un acero. Lei portava in braccio Lizzie, avvolta nelle coperte. Lizzie dormiva ancora per la medicina che le aveva dato l’unità medica. La sua pelle sembrava di cera. A

Il cielo ha preso tutti i colori di un fuoco di pini nodosi.

Io ho cercato di guidarle dove la neve non era troppo profonda. Qualche volta ho giudicato male e sono caduto in una buca colma di neve, sprofondando fino alle ginocchia. Ma andava bene così perché sono caduto solo io. Per questo motivo me ne stavo un bel po’ davanti agli altri. Tuttavia, ogni volta che cadevo, sentivo il cuore che correva un po’ più forte e le ossa che dolevano un po’ di più.

Il disgelo che avevamo avuto aiutava un pochino. Molta neve si era sciolta specialmente nei punti esposti al sole. Senza il disgelo non so se ce l’avrei fatta sulle montagne.

Lizzie gemeva, lei, ma non si svegliava.

— Solo un minuto, Billy — ha detto la dottoressa Turner dopo circa un’ora. Si è fermata in una chiazza assolata ed è caduta in ginocchio, Lizzie le è rimasta stesa in grembo. Ero sorpreso che aveva resistito così a lungo. Lizzie non era più leggera come un a

— Non abbiamo nemmeno un minuto extra! — ha gridato A

— Quanto c’è ancora?

— Un’altra ora — ho detto io, anche se era di più. Non stavamo tenendo un buon passo. — Riesce a farcela?

— Ovviamente. — La dottoressa Turner si è alzata faticosamente reggendo Lizzie che pesava come un sacco. Solo per un istante ho pensato di avere visto A

I boschi non mi erano mai sembrati tanto grandi.

Dopo un po’ il dolore ha cominciato ad a

Non potevo fermarmi. Lizzie stava morendo.

Adesso stavamo andando in salita, noi, sulla parte boschiva della montagna. Gli alberi e i cespugli si sono fatti più fitti. Non c’erano più zone al sole. Non le stavo portando per la strada che avevamo fatto io e Doug l’autu

C’è voluto quasi fino a mezzogiorno. La dottoressa Turner ci ha fatto fermare e mangiare un po’ del cibo che portava A

— "Padre Nostro che sei nei cieli, dacci oggi il nostro pane quotidiano…" — La dottoressa Turner fissava sconcertata A

— Quanto manca ancora, Billy?

— Ci siamo quasi.

— Hai detto "ci siamo quasi" da almeno due ore!

— Ci siamo quasi.

Siamo partiti un’altra volta.

Quando ci siamo indirizzati lungo il sentiero che portava al ruscello ho pensato per un minuto, in preda al panico, che eravamo nel posto sbagliato. Non sembrava lo stesso. Il sentiero era scivoloso per il fango e il ruscello scorreva veloce anche se era intasato da blocchi di ghiaccio e rami spezzati che lo rendevano più largo di quanto non mi ricordavo. Scivolavamo e slittavamo lungo il ripido sentiero. La dottoressa Turner teneva Lizzie sopra a una spalla con una mano mentre con l’altra si afferrava agli alberi per evitare di cadere. Abbiamo attraversato con attenzione il ruscello. C’era un pezzetto di terra piatto e quasi sgombro con una sola betulla e una quercia con le foglie dell’a

Niente da vedere. Niente di diverso. Ruscello, fango, sporgenza di roccia, fianco della montagna. Nulla.

— Billy? — ha detto A

— Che facciamo adesso? — ha detto la dottoressa Turner. È crollata a terra trascinando Lizzie nel fango, troppo stanca per accorgersene.

Mi sono guardato attorno. Ruscello, fango, sporgenza di roccia, il fianco della montagna. Nulla.

Perché i Super-Inso

Quello è stato il momento che ho capito che cosa voleva dire A

— Billy?

Sono crollato su una roccia. Le gambe non mi reggevano più. La porta era stata proprio lì. Ruscello, fango, sporgenza di roccia, il fianco della montagna. Nulla.

La dottoressa Turner ha consegnato Lizzie a sua madre. Poi è balzata in piedi, lei, e ha cominciato a strillare come una pazza scatenata, come una selvaggia che non si è trascinata in braccio una bambina pesante per ore e ore attraverso la neve.

— Miranda Sharifi! Mi senti? Qui c’è una bambina morente, una vittima di un virus modificato geneticamente e illegale, trasmissibile dalla fauna! Lo ha prodotto un qualche laboratorio illegale, qualche bastardo demente che potrebbe spazzar via intere comunità nel giro di qualche giorno e probabilmente vuole farlo! Mi senti? È modificato geneticamente ed è letale! La tua gente è responsabile di questo, dovreste essere voi i grandi esperti di modificazione genetica, non noi! Siete responsabili voi, bastardi Inso

Non riuscivo a crederci. Sembrava Celie Lane che strillava contro i Muli. Ho sussurrato: — Non puoi strapazzare un Super-Inso