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— Il deposito non ha aperto un’altra volta! Per la seconda settimana di fila! Stiamo per fare a pezzi quel fottutissimo posto, io ho bisogno di un’altra coperta e di stivali, io!
— Oh — disse Billy e richiuse la porta.
— Billy — dissi io misurando le parole — chi altri sa che abbiamo stipato qui cibo e articoli del deposito?
— Nessuno oltre a noi quattro — rispose lui senza incrociare il mio sguardo. Si vergognava.
— Non dirlo a nessuno. Indipendentemente da quanto dicono di avere bisogno di questa roba.
Billy guardò con espressione impotente A
A
Mi stiracchiai. — Penso che andrò ad assistere alla liberazione del Centro di Distribuzione Beni Supervisore Distrettuale Aaron Simon Samuelson.
A
— Tu chiudi il becco, ragazzina! Tu non andrai proprio da nessuna parte, tu, che è così pericoloso! — A
Lizzie serrò le labbra così tenacemente che praticamente scomparvero. Non l’avevo mai vista farlo prima di allora. Era sempre la figlia di A
— No, non lo farai — dissi io. — È troppo pericoloso. Ti racconterò io che cosa succede. — Lizzie si calmò, brontolando.
A
Una piccola folla, circa una ventina di persone, picchiava contro la porta in pietra spugnosa del deposito utilizzando un divano come ariete. Oziai un po’ dall’altra parte della strada, appoggiandomi contro un condominio color turchese e restai a osservare.
La porta cedette.
Venti persone lanciarono un grido collettivo e si precipitarono all’interno. Quindi venti persone lanciarono un altro grido, in questo caso furioso. Esaminai i cardini della porta. Erano stati di duragem, fatti a pezzi atomo dopo atomo dai disgregatori.
— Non c’è dentro niente!
— Ci ha
— Fottuti bastardi…
Sbirciai dentro. La prima stanza conteneva un bancone e un terminale. Una seconda porta conduceva al deposito in cui erano allineate scaffalature vuote, contenitori vuoti, ganci appesi vuoti dove sarebbero dovuti invece esserci tute, vasi, chip musicali, sedie, robot-pulitori e attrezzi. Avvertii un brivido scendere dal collo all’inguine, un vero e proprio brivido di eccitazione frammisto in modo misterioso a paura e stupore. Allora era vero. L’economia, la struttura politica, la crisi del duragem erano realmente così gravi. Per la prima volta da oltre cento a
Non sarebbe arrivato nessuno ad aggiustare la ferrovia a gravità.
La folla ululò, bestemmiando: — Fottuti Muli! Dobbiamo fotterli tutti, noi! — Udii il fragore di scansie che venivano strappate dalle pareti: forse erano dotate di fissaggi fatti di duragem.
Mi incamminai rapidamente, ma con calma, verso l’esterno. Venti persone erano abbastanza per formare una folla di rivoltosi. Lo storditore spara soltanto in una direzione alla volta e uno scudo personale, anche se infrangibile, non impedisce a colui che lo indossa di essere trattenuto in un luogo senza acqua e viveri.
All’albergo o da A
L’albergo aveva un terminale collegato in rete che avrei potuto usare per chiamare aiuto se avessi scelto bene il momento. L’appartamento di A
Mi diressi velocemente da A
A metà strada, Billy arrivò da dietro un angolo di un edificio, portando una mazza da baseball. — Svelta, dottoressa! Da questa parte, su!
Mi bloccai all’improvviso. Tutta la paura che era stata una specie di crescente eccitamento, scomparve. — Sei venuto per proteggere "me"?
— Da questa parte! — Stava respirando a fatica e le vecchie gambe gli tremavano. Gli appoggiai una mano sul gomito per sorreggerlo.
— Billy, appoggiati contro questa parete. Sei venuto per proteggere "me"?
Egli mi afferrò la mano e mi trascinò lungo un vicolo, lo stesso che i piccoli delinquenti usavano per oziare in modo creativo quando il clima era caldo. In quel momento sentii anch’io le grida che provenivano dall’estremità opposta della strada, dal deposito. Altra gente infuriata che strillava contro i politici Muli.
Billy mi condusse lungo il vicolo, dietro ad alcuni edifici, procedendo carponi attraverso quella che sembrava una minidiscarica di rottami di scooter, pezzi di sintoplastica, materassi e altra sgradevole immondizia di grandi dimensioni. Sul retro del caffè egli fece qualcosa alla servo-entrata utilizzata dai robot-spedizionieri: si aprì. Strisciammo all’interno della cucina automatizzata che era tutta indaffarata a preparare soia sintetica che assomigliasse a tutto il resto.
— Come…
— Lizzie — boccheggiò lui — anche prima che… che imparava qualche cosa… da lei — e nonostante l’incipiente attacco di cuore, percepii il suo orgoglio. Egli scivolò lungo la parete e si concentrò per respirare più lentamente. Il suo colore febbricitante si attenuò.
Mi guardai attorno. In un angolo si trovava un secondo piccolo ammasso di cibo, coperte e articoli di prima necessità. Mi bruciarono gli occhi.
— Billy…
Stava ancora cercando di tirare il fiato. — Nessuno sa di… di questo e così non pensera
Mentre avrebbero potuto farlo nell’appartamento di A
Dissi: — Adesso l’intero paese andrà alla Bastiglia?
— Eh?
Dissi: — L’intero paese farà una rivolta, spaccherà tutto alla ricerca di qualcuno da incolpare e ferire?
Sembrò sconcertato all’idea. — Tutti? No, certo che no. Quello che sente adesso sono solo le teste calde che non sa
— Per esempio?
— Oh — egli agitò una mano con espressione vaga. Il respiro gli era quasi tornato alla normalità. — Mettere via coperte per tutti quelli che ne ha