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Nemmeno gli addestrati agenti dell’ECGS erano stati in grado di proteggerla. O di proteggere se stessi.

Non riuscivo a trattenere le lacrime e la cosa mi imbarazzava. La lava aveva travolto la grata chiusa nella mia mente, l’aveva seppellita come stava seppellendo me. Leisha…

— Adesso la smetta, ragazzo. Un po’ di dignità. Non c’è nessuna do

La voce era gentile. Aprii gli occhi e l’odio sostituì la lava incandescente. Ne fui contento. L’odio aveva una forma migliore: tagliente, fredda e molto compatta. Quella forma non mi avrebbe seppellito. Guardai la faccia preoccupata di James Francis Marion Hubbley che si profilava sopra di me; lasciai che le forme compatte mi scorressero dentro e seppi che sarei rimasto in vita, in allerta e col controllo di me stesso perché altrimenti non sarei stato in grado di ucciderlo. E seppi che l’avrei ucciso. Anche se avesse significato che la sua faccia sarebbe stata l’ultima cosa che avrei visto.

— Così va meglio — disse allegramente Hubbley e si sedette su un ceppo di albero, con le mani sulle ginocchia, a

Si trattava proprio di un ceppo d’albero. Le pareti si focalizzarono improvvisamente, a quel punto, e capii in che genere di posto mi trovavo. Avevo visto lo stesso tipo di pareti con Carmela Clemente-Rice e a Huevos Verdes. Si trattava di un bunker sotterraneo, scavato nella terra dai piccoli e precisi macchinari della nano-tecnologia, intonacato con una lega prodotta da altre piccole e precisissime macchine. Mangiare il terreno e stendere un sottile strato di lega non era difficile, mi aveva detto una volta Miri. Qualsiasi nano-scienziato competente era in grado di creare meccanismi nano-organici che potessero farlo. Le imprese lo facevano costantemente a dispetto delle regolamentazioni governative. Era soltanto la nano-tecnologia a base organica replicantesi che era difficile da ottenere. Chiunque era in grado di scavare una buca, ma solamente Huevos Verdes poteva costruire un’isola.

Hubbley però non sembrava affatto uno scienziato. Si chinò in avanti e mi sorrise. Aveva i denti marci. Ciuffi di capelli ingrigiti gli pendevano su entrambi i lati di una faccia lunga e ossuta con una pelle profondamente bruciata dal sole e con occhi azzurro chiari. Uno strano bozzo sotto la pelle gli deturpava il lato destro del collo. Poteva avere quaranta o sessant’a

Nella maggior parte del paese il "Deposito Supervisore Distrettuale Tizio o il Caffè Congressista Caio gestiti da Muli avevano abbattuto qualsiasi commercio indipendente. I Vivi potevano ottenere gratis tutto quello di cui avevano bisogno e allora perché pagare? Nell’agricolo Sud, tuttavia, e in qualche caso nell’Ovest, si trovavano ancora attività commerciali messe su alla meglio, motel malconci, case di tolleranza e pollai che da quarant’a

Hubbley e la sua banda rubavano sicuramente nei depositi, negli appartamenti e perfino nelle carrozze della ferrovia a gravità per prendere ciò di cui avevano assolutamente bisogno. Cacciavano nelle profonde paludi e pescavano; forse coltivavano anche un po’ di questo e un po’ di quello. Doveva esserci una distilleria da qualche parte. Oh, conoscevo benissimo Jimmy Hubbley. Lo conoscevo da una vita, prima che Leisha mi prendesse con sé. Mio padre era un Jimmy Hubbley privo dell’indipendenza per liberarsi dal sistema che aveva maledetto fino al giorno in cui il whisky gratis del governo, nemmeno distillato in casa, lo aveva ucciso.

E quello era l’uomo che aveva ucciso Leisha Camden.

Le forme dell’odio ha

Dissi: — Questo è un laboratorio illegale di modificazione genetica.

Il volto di Hubbley si aprì in un immenso sorriso. — Perfettamente giusto! È sveglio, il ragazzo. Solo che questa è solamente una piccola stazione decentrata dove Abigail si può controllare il suo equipaggiamento e possiamo recuperare rifornimenti. Questo posto non è più usato da "abominatori genetici". Sta visitando l’Avamposto di Liberazione Francis Marion, signor Arlen. E mi permetta di dirle che siamo molto onorati di averla qui. Abbiamo visto tutti i suoi concerti. Lei è decisamente un Vivo. Avere vissuto con i Muli e gli Inso

C’era qualcosa di storto nel suo modo di parlare. Rimuginai e quindi compresi. Non si esprimeva come un Vivo — nessuno di quelli che Miri chiamava "pronomi personali rafforzativi" — ma non parlava neanche come un Mulo. C’era qualcosa di artificiale nelle sue frasi. Avevo già sentito prima di allora quel tipo di linguaggio, ma non riuscivo a ricordare dove.

Dissi per farlo continuare a parlare: — L’Avamposto di Liberazione Francis Marion? Chi era Francis Marion?

Hubbley mi guardò in tralice. Si sfregò il bozzo sul lato del collo. — Non ha mai sentito parlare di Francis Marion, signor Arlen? Davvero? Un uomo istruito come lei? Era un eroe, forse il più grande eroe che questo paese ha mai avuto. Non ha davvero mai sentito parlare di lui, signore?

Scossi la testa. Non mi faceva male. Mi accorsi allora che la mia gamba era stata aggiustata. Ero sotto effetto di antidolorifici. Doveva avermi curato un dottore o quanto meno un’unità medica.

— Adesso non voglio proprio avvilirla — disse con espressione seria Hubbley. Il suo volto ossuto irradiava rammarico. — Lei è nostro ospite e non è giusto fare avvilire un ospite per la sua ignoranza. Soprattutto per un’ignoranza per cui non ci può fare niente. La colpa, in questo caso, è tutta quanta del sistema scolastico, una brutta disgrazia per la democrazia.

Aveva ucciso Leisha. Aveva ucciso gli agenti dell’ECGS. Mi aveva rapito. E stava lì seduto a preoccuparsi perché potevo sentirmi a disagio per non sapere chi fosse Francis Marion.

Per la prima volta mi resi conto che potevo avere a che fare con un pazzo.

— Francis Marion era un grande eroe della Rivoluzione Americana, figliolo. Il nemico lo chiamava la "Volpe della palude.". Si nascondeva nelle paludi della Carolina del Nord e della Georgia e piombava sugli inglesi, li colpiva quando meno se lo aspettavano e poi scompariva di nuovo nella palude. Non lo ha

Adesso avevo inquadrato il suo modo di parlare.

Una volta Leisha aveva passato un’intera notte a guardare antichi film su un movimento di diritti civili. Non diritti civili per gli Inso