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Le chiesi: — Che musica è?
— Claude de Courcy.
— Mai sentito nominare.
— "Sentita". Compositrice per liuto del Sedicesimo secolo. — Leisha lo disse con impazienza, il che non faceva altro che mostrare quanto fosse tesa. Di solito le forme che creava nella mia mente erano perfettamente nitide, lineari, rilucenti di iridescenza.
— Drew, non mi hai risposto. Che cosa sta
— Sono otto a
— Continuo a non crederti.
La guardai. Durante l’a
Mi aveva allevato. Mi aveva educato, ai limiti della mia intelligenza, che poteva essere stata normale, un tempo, ma che non si sarebbe mai potuta paragonare al quoziente intellettivo geneticamente modificato e potenziato dei Muli, figuriamoci poi degli Inso
Appoggiò entrambi i palmi delle mani sulla tavola e si sporse in avanti. Sapevo cosa stava per arrivare. Leisha era un avvocato. — Drew… non hai mai conosciuto mio padre. Morì quando frequentavo la facoltà di legge. Lo adoravo. Era l’essere umano più cocciuto che io abbia mai incontrato. Era disposto a piegare qualsiasi regola gli avesse intralciato il cammino, ma non era un tira
— Sì — dissi io. Ma dove andavano a prendere tutte quelle parole Leisha, Miri e il resto di loro? Queste parole in particolare erano adeguate. — Fa pensare a Miranda.
— E un’altra cosa su mio padre — disse Leisha, guardandomi direttamente. — Logorava le persone. Ha logorato due mogli, una figlia, quattro partner commerciali e, alla fine, il proprio cuore. Li ha proprio logorati. Era capace di distruggere quello che amava appassionatamente, applicando semplicemente i propri standard impossibili nel tentativo di migliorarlo.
Appoggiai la tazza di caffè.
— Drew, te lo chiedo per l’ultima volta. Che cosa sta facendo Miri a Huevos Verdes? Devi capire, io ho paura per lei. Miri differisce da mio padre in una cosa fondamentale. Non è una solitaria. È disperatamente alla ricerca di una comunità. Si strugge di appartenere a qualcosa nel modo in cui solo un outsider può farlo. E non ci riesce. Lo sa. Ha fatto finire in galera sua no
Distolsi lo sguardo, fissando fuori dalla finestra, il deserto. Non si vede mai una luce altrettanto cristallina da nessun’altra parte.
Leisha disse: — Tutto ciò che Miri ha, all’infuori di te, sono ventisei altri Super-Inso
"Che cosa sta
Non riuscii a incrociare lo sguardo con quello di Leisha. Le sgorgavano fuori così tante parole, così tante definizioni complicate. Le forme nella mia mente erano scure, confuse, infuriate, con una scia di pericolosi cavi, duri quanto l’acciaio. Non erano però le forme di Leisha. Erano le mie.
— Drew — disse ora dolcemente Leisha, l’outsider mi pregava. — Per favore, dimmi che cosa sta facendo.
— Non lo so — mentii.
Due giorni dopo mi trovavo seduto su una motolancia che sfrecciava sul mare aperto in direzione di Huevos Verdes. Il sole del Golfo del Messico era accecante. Il mio pilota, un ragazzino lentigginoso di circa quattordici a
— Non sono per niente bagnato — dissi e il ragazzino sogghignò nuovamente. Ovviamente Inso
Con le difese che aveva, Huevos Verdes, non avrebbe rischiato in sicurezza nemmeno se i passeggeri fossero stati traghettati dal direttore dell’Ente governativo di controllo degli Standard Genetici.
Avevo faticato parecchio per capire il triplo scudo di sicurezza attorno a Huevos Verdes.
Il primo scudo, uno scintillio traslucente, si sollevava dal mare a trecentocinquanta metri circa di distanza dall’isola. Sferico, lo scudo si estendeva anche sott’acqua, fendendo la roccia dell’isola stessa come un uovo che racchiudeva tutto. Terry Mwakambe, il più strano genio dei Super, era stato l’inventore del campo di difesa. Non esisteva niente di simile in nessuna parte del mondo. Esso analizzava il DNA e nulla che non fosse registrato nelle banche dati poteva superarlo. Né i delfini, né gli uomini-rana della marina, né i gabbiani, né le alghe fluttuanti. Nada.
Il secondo scudo, un centinaio di metri oltre quello, bloccava tutta la materia non vivente che non fosse accompagnata da un DNA che "era" immagazzinato nelle banche dati. Nessun vascello robotico privo di equipaggio che trasportasse alcuna cosa — sensori, bombe, spore — avrebbe potuto passare quel campo. Indipendentemente da quanto fosse piccolo. Se non c’era un codice del DNA registrato ad accompagnarlo, non lo superava. Ci lanciammo attraverso il debole scintillio azzurrino dello scudo come attraverso una bolla di sapone.
Il terzo scudo, alle banchine, era controllato manualmente e monitorato a livello visivo. Il DNA registrato doveva essere vivo e parlante. Non so come potessero verificare uno stato narcotizzato. Non venimmo toccati da nulla, quanto meno da nulla che io potessi sentire. Il progetto era di Terry Mwakambe. Il monitoraggio era assegnato a tutti, a turno. La paranoia era di Miri. A differenza di sua no