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— Non avevo altra scelta — disse Je

— No, non ne avevi — confermò Will Sandaleros. — È semplicemente troppo giovane per sostenere una seduta al Consiglio, Je

— Ma non mi vuole più parlare! — gridò Je

— Je

Je

— No, ma…

— Non si tratta soltanto di Miri. Anche Ricky si rifiuta di parlare con me.

Will appoggiò la tazza di tè. Le sue parole avevano l’attenta cadenza di un discorso pronunciato in tribunale. — Ricky è sempre stato un po’ instabile per essere un Inso

Je

— Specialmente ora — confermò Will. — Dalle del tempo, Je

— E Ricky è mio figlio. — Je

— Sì.

— Metti l’ufficio di Ricky e il laboratorio di Miranda sotto sorveglianza.

— Non possiamo farlo. Quanto meno non con Miri. I Super ha

Al nome di Tony, un nuovo dolore riempì gli occhi di Je

— Allora fai spostare Miri in un altro laboratorio, in un diverso edificio dove possiamo effettuare la sorveglianza.

— Certo, tesoro. Oggi stesso. Ma Je

— So che lo farà — rispose Je

23

Una settimana dopo la morte di Tony, Miri andò a cercare suo padre. Le Strutture della stazione orbitale l’avevano sbattuta fuori dal suo laboratorio, suo e di Tony, dove un tempo lui aveva lavorato, riso e parlato con lei, e l’avevano trasferita in un laboratorio nuovo nell’Edificio Scientifico Due. Quello stesso pomeriggio era andato nel suo laboratorio Terry Mwakambe. Fra tutti i Super Terry era il più brillante nei sistemi di controllo, perfino migliore di Tony, ma lui e Tony avevano lavorato insieme raramente perché le stringhe di Terry rendevano difficile la comunicazione. Un accumulo di modificazioni genetiche radicali con conseguenze neurochimiche non ancora completamente comprese lo rendevano strano perfino per gli altri Super. La maggior parte delle sue stringhe consisteva in formule matematiche basate sulla teoria del caos e sui nuovissimi fenomeni della disarmonia. Aveva dodici a

Terry passò svariate ore ai terminali e ai pa

Quando ebbe terminato, l’equipaggiamento di sorveglianza del Consiglio funzionava alla perfezione. Mostrava Miri intenta a giocare interminabili partite a scacchi con il terminale. Una difesa contro il lutto. Un’affermazione di potere fatta da qualcuno che aveva scoperto di essere impotente davanti alla morte. Il corpo di Miri, seguito su uno sca

— E-e-ecco — disse Terry, e uscì sbattendo la porta del laboratorio. Era l’unica parola che aveva pronunciato.

Miri trovò suo padre seduto nel parco sotto il punto in cui aveva fluttuato il campo giochi. Il secondo figlio maschio Normale suo e di Hermione gli stava seduto in grembo. Il bambino aveva quasi due a

— Non parla ancora — fu la prima cosa che Ricky disse a Miri. Lei esaminò le implicazioni dell’osservazione.

— L-l-lo f-f-farà. I N-n-normali a v-volte si r-r-ri-sparmiano e p-p-poi c-cominciano a parlare in f-f-rasi.

Ricky strinse più forte il bambino che si divincolava. — Come fai a saperlo, Miri? Non sei una mamma: tu stessa sei ancora una bambina. Come fate tutti a sapere?

Lei non riuscì a rispondergli. Senza stringhe e strutture di pensiero, la risposta alla sua vera domanda, "Come fai a pensare, Miri", sarebbe stata talmente incompleta da risultare inutile. Suo padre però non poteva comprendere le stringhe. Non poteva nemmeno capire.

Gli disse invece: — Tu a-a-amavi T-t-tony.

Lui la guardò sopra la testa del bambino. — Certamente. Era mio figlio. — Ma un momento dopo aggiunse: — No, hai ragione. Tua madre non lo amava.

— N-n-né ama m-m-me.

— Voleva farlo. — Giles cominciò a piagnucolare. Ricky allentò leggermente la presa ma non lo lasciò scendere. — Miri, tua no

Miri a

Giles dette un tremendo calcio sulle forti gambe del padre e cominciò a gridare. Ricky, alla fine, lo appoggiò a terra e gli sorrise con espressione vacua. — Immagino di aver pensato che se lo avessi trattenuto abbastanza a lungo se ne sarebbe venuto fuori con una frase completa. Qualcosa come: "Per favore, papà, lasciami scendere per andare a esplorare". A due a