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La scansione cerebrale mostrò un da

Alla fine, il dottore portò una sedia accanto alla sua e le appoggiò una mano sulla spalla. — Miranda.

Le palpebre di Tony tremolavano di più in quel momento: lei lo fissò con attenzione.

— Miranda. Ascoltami. — Le prese dolcemente il mento con una mano e le voltò il viso verso il proprio. — Ci sono da

— N-n-n-nemmeno su T-tabitha S-s-selenski? — disse lei amaramente.

— No. Questa è una cosa differente. Le scansioni Mallory di Tony mostrano un’attività cerebrale altamente aberrante. Tuo fratello è vivo, ma ha subito un da

— N-n-non v-v-voglio vv-v-vederli!

— Sì — insistette il dottore. — Devi. Sharifi, veda di parlarle.

Il padre di Miri si chinò su di lei. Non si era accorta che fosse lì. — Miri…

— N-n-n-non farlo! Nn-n-no p-p-papà! N-n-non a T-t-tony!

Ricky Keller non finse di non capire a cosa alludesse. Né finse di possedere una forza che Miri sapeva, fra le caotiche e orrende stringhe della sua testa, che lui non possedeva. Ricky guardò il figlio ferito, quindi Miri, e lentamente, con le spalle incurvate, lasciò la stanza.

— A-a-a-andate f-f-fuori! — gridò Miri al dottore, alle infermiere, alla madre che era la più vicina alla porta. Hermione fece un breve gesto con una mano e la lasciarono tutti con Tony.

— N-n-no — sussurrò lei a Tony. La mano di lei si serrò convulsamente a quella del fratello. — N-n-n-non… — Le parole non volevano uscire. Soltanto pensieri e non in stringhe complesse: nella diritta e lineare ristrettezza della paura.

"Non glielo permetterò. Combatterò con tutti i mezzi che ho. Io sono forte come loro, più intelligente, noi siamo Super, combatterò per te; non glielo permetterò; non mi possono impedire di proteggerti; nessuno mi può fermare".

Je

— Miranda.

Miri si spostò attorno al fondo del letto, portandosi fra la no

— Miranda. Sta soffrendo.

— La v-v-vita è d-d-dolore — rispose Miri, e non riconobbe la propria voce, — D-d-dura n-n-necessità. M-m-me lo hai i-i-insegnato t-t-tu.

— Non guarirà.

— N-n-non puoi s-s-saperlo! N-n-non ancora!

— Possiamo esserne abbastanza certi. — Je

— Se u-u-ucciderai T-t-t-t-t — non riuscì a tirar fuori le parole. Le parole più importanti che avesse mai detto, e non riusciva a tirarle fuori.

Je

Miri si scagliò contro la no

Tutto si fece nero.

Miri restò sotto l’effetto dei sedativi per tre giorni. Quando finalmente riprese conoscenza, trovò il padre seduto accanto al suo giaciglio, con le spalle incurvate e le mani che gli penzolavano fra le ginocchia. Le disse che Tony era morto per le ferite. Miri lo fissò, non disse nulla, quindi voltò la faccia verso il muro. La parete era di vecchia pietra spugnosa, macchiata di chiazze nere che potevano essere sporco, muffa oppure i negativi di piccole stelle in una galassia piatta, bidimensionale e morta.

Miri non volle lasciare il suo laboratorio, nemmeno per mangiare. Si bloccò dentro, e per due giorni digiunò. Gli adulti non erano in grado di superare la serratura di sicurezza, che aveva progettato Tony, ma non ci provarono neanche. Quanto meno, Miri non pensò che ci avessero provato: a lei non importava niente.

Sua madre iniziò un contatto tramite videotelefono. Miri scurì lo schermo e lei non ritentò. Suo padre provò svariate volte. Miri stette a sentire, pietrificata, quello che lui aveva da dire in modalità unidirezionale, così che lui non potesse né vederla né sentirla. Non c’era comunque nulla da sentire. Lei non rispose. Sua no

Rimase seduta in un angolo del laboratorio, sul pavimento, con le ginocchia tirate su fino al petto e le sottili braccia tremanti serrate attorno. Era pervasa dall’ira, tempeste di rabbia che periodicamente spazzavano via tutte le stringhe, tutti i pensieri, spazzavano vìa tutto ciò che fosse ordinato e complesso in torrenti di furia primitiva che non la spaventavano. Non c’era spazio per essere spaventati. La rabbia non lasciava spazio per altro eccetto che per un singolo pensiero, al limite di quello che era stato il suo precedente sé: "le ipermodificazioni agiscono sulle emozioni esattamente come sui processi corticali". Il pensiero non le sembrò interessante. Nulla sembrava essere interessante, a parte la furia per la morte di Tony.

L’assassinio di Tony.

Il terzo giorno, una comunicazione di emergenza a sovrapposizione accese tutti gli schermi del laboratorio, perfino quelli che non erano in grado di ricevere trasmissioni locali. Miri sollevò lo sguardo a pugni serrati. Gli adulti erano più bravi di quanto lei non avesse pensato se riuscivano a far fare al sistema informatico una cosa simile, se potevano sovrapporsi alla programmazione di Tony. Ma non erano capaci, nessuno era stato tanto bravo con i sistemi come Tony, nessuno. Tony…

— M-m-miri — disse il volto di Christina Demetrios — l-l-lasciaci entrare p-p-per f-f-favore. — E, quando Miri non rispose, aggiunse: — A-a-anche io l-l-lo a-a-a-mavo!

Miri strisciò fino alla porta su cui Tony aveva installato una complessa serratura, combinando dispositivi manuali a campi a energia-Y. Lo strisciare la fece quasi svenire: non si era resa conto che il suo corpo fosse così debole. Un metabolismo potenziato consumava generalmente immense quantità di cibo.

Aprì la porta. Christina entrò, portando una grossa ciotola di piselli di soia. Alle sue spalle c’erano Nikos Demetrios e Allen Sheffield, Sara Cerelli e Jonathan Markowitz, Mark Meyer e Diane Clarke più altri venti. Ogni Super del Rifugio che avesse più di dieci a