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Il consigliere Victor Lin chiese con trepidazione: — Non possiamo vedere il bambino? È ovvio che l’ambiente debba essere sufficientemente sterile. — Svariate persone si misero a ridere.
— Sì, per favore — disse la consigliera Lucy Ames e arrossi. Aveva solo ventun a
— Certo, ovviamente. Tutti possiamo vedere il bambino. Vi debbo ripetere, però, ciò che vi è già stato detto prima: questo turno di alterazione genetica è andato ben al di là di qualsiasi cosa chiunque di noi possa pregiarsi di avere. Se vogliamo mantenere il nostro vantaggio sui Dormienti della Terra dobbiamo esplorare ogni via di superiorità che ci si apra davanti. Esistono, a volte, alcuni prezzi da pagare, inevitabili e di minore importanza, mentre ci muoviamo in avanti.
Quel discorso fece tornare tutti seri. Gli otto consiglieri a termine, quelli che non appartenevano alla famiglia Sharifi che controllava finanziariamente il cinquantuno per cento del Rifugio, e di conseguenza il cinquantuno per cento di voti nel Consiglio, si guardarono a vicenda. I sei consiglieri permanenti, Je
— Porta dentro il bambino — le disse Je
— Questa — disse Je
Hermione appoggiò la neonata sul tavolo delle conferenze e aprì la copertina gialla. Miranda aveva dieci settimane. Aveva la pelle pallida, del tutto priva di rosa, e i capelli erano uno spesso groviglio nero. Guardò attorno al tavolo delle conferenze con occhi brillanti, scurissimi. Quegli occhi sporgevano dalle orbite e dardeggiavano continuamente, incapaci di rimanere fermi. Il corpo forte ma piccino si contraeva incessantemente. I piccoli pugni si aprivano e chiudevano tanto velocemente che risultava difficile contarne le dita. La bambina irradiava una vitalità maniacale, una tensione nervosa talmente intensa che sembrava quasi che il suo sguardo potesse perforare a zig-zag la parete della cupola.
La giovane consigliere Ames si portò un pugno alla bocca.
— A prima vista — disse Je
Poche persone attorno al tavolo a
— Miranda è la prima — proseguì Je
Il consigliere Lin disse pacatamente: — I nostri soliti bambini Inso
— Sì — replicò Je
Will Sandaleros le appoggiò delicatamente una mano sul braccio.
Per un istante, un sentimento di furia sfolgorò negli occhi di Je
Poche persone sorrisero; alcune si mossero impercettibilmente, a disagio, attorno alla tavola lucida. La consigliera Ames continuò a fissare, a occhi sbarrati, la bambina in preda alle convulsioni. Hermione colse lo sguardo inorridito della do
Drew Arlen stava davanti a Leisha Camden con le gambe divaricate, in atteggiamento deciso. Leisha pensò di non avere mai visto un contrasto come quello fra il ragazzino che aveva di fronte e il giornalista che era appena uscito e di cui aveva già dimenticato il nome.
Drew era il bambino di dieci a
— Io sono Drew Arlen, io — disse. Sarebbe potuta essere una fanfara.
— Leisha Camden — si presentò con espressione grave Leisha. — Hai insistito per vedermi.
— Voglio stare nel tuo Fontanile.
— Fondazione. Dove hai sentito parlare della mia Fondazione?
Drew agitò una mano come per congedare l’argomento privo di interesse. — Da qualcuno. Dopo che me lo ha detto, ho fatto un bel po’ di strada per venire qui, io. Dalla Louisiana.
— A piedi? Per tuo conto?
— Ho preso passaggi quando ho potuto — disse il bambino, di nuovo come se non fosse una cosa di cui valesse la pena parlare. Ci ho messo un sacco di tempo. Ma adesso sono qui, io, e sono pronto per farti cominciare.
Leisha disse al robot-cameriera: — Porta dei sandwich dal frigorifero. E del latte. — Il robot scivolò via senza emettere rumore. Drew lo fissò con una totale concentrazione finché quello non ebbe lasciato la stanza. Si rivolse poi a Leisha. — È del tipo che ci puoi lottare contro? Per allenare i muscoli. Io l’ho visto ai notiziari, io.
— No. È soltanto un robot base porta e registra. Allora, per che cosa sei pronto, Drew?
Lui disse in tono impaziente: — Per cominciare. Nel tuo Fontanile. Mi devi far diventare qualcuno.
— E questo che cosa significa esattamente per te?