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— Di già?
— È in anticipo. — Stella tirò su col naso; non aveva voluto che Leisha parlasse con alcun giornalista, "Che facciano pure il loro tricentenario senza di noi" aveva detto. "Che cosa c’entriamo noi? Adesso?" Leisha non aveva avuto una risposta, ma aveva accettato di incontrare comunque il giornalista. Stella sapeva essere così poco curiosa. Ma, in fondo, Stella aveva soltanto cinquantadue a
— A
Alice si era appena svegliata. Stava seduta sul bordo del letto, mentre l’infermiera le faceva passare la camicia da notte da sopra la testa. Leisha si ritirò subito nel corridoio: Alice odiava che la sorella vedesse il suo corpo nudo. Non rientrò nella stanza finché non udì l’infermiera dire: — Ecco fatto, signora Watrous.
Alice indossava pantaloni di cotone larghi e un top bianco abbastanza ampio da permetterle di infilarlo con il solo braccio destro: il sinistro era inutilizzabile da quando era stata colpita dalla paralisi. I suoi riccioli bianchi erano stati pettinati. L’infermiera stava inginocchiata a terra, infilando i piedi della paziente in soffici pantofole.
— Leisha — esclamò Alice, mostrando piacere. — Buon complea
— Volevo dirtelo prima io!
— Peccato — fece Alice. — Sessantasette a
— Già — commentò Leisha,, e le due do
— Buon complea
— Leisha! — Era di nuovo Stella, con il suo atteggiamento da top-manager. — Hai una conferenza telefonica alle nove, quindi se devi parlare con quel giornalista…
Dall’angolo destro della bocca, tanto piano che Stella non la potesse sentire, Alice sussurrò: — Povero il mio Jordan…
Leisha mormorò di rimando: — Sai che a lui piace? - e si recò nella sala riunioni per incontrare il giornalista.
Lui la sorprese, dimostrando di essere approssimativamente un sedice
— Che testata ha detto di rappresentare, signor… Cavanaugh?
— La rete della mia scuola — spifferò lui. — Solo che non l’ho detto alla signora con cui ho preso l’appuntamento.
— Ovviamente no — confermò Leisha. Che cos’erano i suoi piedi al confronto? Questo sì che era divertente. La prima intervista che concedeva in dieci a
— Benissimo, allora, cominciamo — disse lei. Sapeva che il ragazzo non aveva mai parlato con un Inso
Era più organizzato di quanto non sembrasse. — Mia madre dice che era diverso da come è adesso. Dice che i Muli e perfino i Vivi odiavano gli Inso
— Come mai lei non lo fa?
La domanda sembrò sorprenderlo profondamente. Corrugò la fronte e poi le lanciò un’occhiata di celato imbarazzo che disse a Leisha, ben più chiaramente delle parole, quanto lui fosse decoroso. — Be’, non vorrei proprio offenderla ma… perché io dovrei odiarla? Voglio dire, i Muli sono quelli che… gli Inso
— Plus ga change, plus c’est la même chose.
— Che significa?
— Nulla, signor Cavanaugh. Ci sono Muli nella sua scuola?
— Nooo. Ha
— Mi dica, signor Cavanaugh, che cosa fate lei e i suoi amici con tutto il tempo libero che avete?
— Fare? — sembrò sconcertato.
— Sì. Fare. Oggi, per esempio. Quando avrà termi nato di registrare questa intervista, che cosa farà?
— Be’, lascerò a scuola la registrazione. L’insegnante la inserirà nell’olonotiziario scolastico, immagino. Se vorrà farlo.
— È un Vivo o un Mulo?
— Un Vivo, ovviamente — rispose, con un certo di sprezzo. Leisha si accorse che la sua stima stava calando rapidamente. — Poi potrei leggere qualcosa fino al termine della scuola, a mezzogiorno: ho quasi imparato a leggere, ma non ancora bene. È abbastanza inutile, ma mia madre vuole che impari. Poi c’è la corsa di scooter a mezzogiorno, ci andrò con qualche amico…
— Chi le paga e le organizza?
— Il nostro deputato alla camera bassa locale, ovviamente. Cathy Miller. Lei è un Mulo.
— Ovviamente.
— Poi qualche amico darà una fantastica narcofesta, il nostro uomo al congresso ha fatto circolare della roba nuova dal Colorado o da un altro posto del genere, poi c’è l’olovideo a realtà virtuale che voglio fare…
— Come si chiama?
— Tamarra dei Mari di Marte. Lei non andrà a vederlo? È una gallata.
— Forse lo farò — rispose Leisha. Piedi, giornalisti, Tamarra dei Mari di Marte. Moira, la figlia di Alice, era emigrata su una colonia marziana. — Lei sa che in realtà non ci sono mari su Marte, vero?
— Davvero? — fece lui, del tutto privo di interesse. — Poi andrò a giocare a palla con qualche amico, e poi io e la mia ragazza andremo a farci una scopata. Dopo, se ci sarà tempo, potrei raggiungere i miei genitori nella casetta di mia madre perché terra