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Richard. Kevin. Stella. Il Rifugio.
Si chiese quanto ancora le fosse restato da perdere,
Je
Lui non le mentì: — Giurie di Dormienti… — Ci fu un lungo silenzio.
— Je
Lei restò veramente sorpresa. Sandaleros riteneva ancora che cose simili fossero importanti: che aspetto lei avesse, se mangiasse. Sulle ali della sorpresa, arrivò il disgusto. Aveva pensato che Sandaleros fosse superiore a quel tipo di sentimentalismi. Je
Ma non doveva tentare di portarlo in quel luogo troppo in fretta. Era stato l’errore che aveva commesso con Richard. Aveva pensato che Richard stesse viaggiando di fianco a lei, altrettanto tranquillamente e velocemente, e invece lui aveva esitato, lei non se ne era accorta, e Richard era collassato. La responsabilità di tutto quello era solo sua, perché non si era accorta dell’esitazione. Richard era stato legato all’esterno in un modo che lei aveva sottovalutato: all’esterno, a ideali logori e forse ancora perfino a Leisha Camden. Rendersene conto non le provocò alcuna gelosia. Richard non era stato forte a sufficienza, quello era quanto. Will Sandaleros, cresciuto nel Rifugio, dovendo la propria vita al Rifugio, lo sarebbe stato. Je
Quindi lei rispose: — Sto bene. Cos’altro hai per me?
— Leisha si è collegata alla rete ieri sera.
Lei a
— Tutti meno Kevin Baker. Anche se se ne è andato via dal loro appartamento.
Ve
— Non so. Se così fosse, lo vuoi all’interno?
— No. All’esterno.
— Sarà difficile da mantenere sotto sorveglianza elettronica. Dio, Je
— Non voglio che sia messo sotto sorveglianza. Per niente. Non è il modo per trattenere un uomo come Kevin. Nemmeno con la solidarietà. Lo faremo tramite interessi economici e regole contrattuali. Gli strumenti dello yagaismo a nostro vantaggio. E tutto senza controllo.
Sandaleros apparve dubbioso, ma non si mise a discutere. Quella era un’altra cosa che lei avrebbe dovuto condurlo a fare. Doveva imparare a discutere con lei. Il metallo forgiato era sempre più resistente di quello non forgiato.
Je
Lui le fornì i nomi, insieme con i progetti relativi al trasferimento di ognuno al Rifugio. Lei rimase ad ascoltare attentamente: l’altro nome che aveva desiderato sentire non era presente. — E Stella Bevington?
— No.
— C’è tempo. — Piegò la testa e poi porse l’unica domanda che si concedeva per ogni visita. L’ultima debolezza rimasta. — E i miei bambini?
— Sta
— Porta loro i miei saluti più affettuosi. Adesso c’è una cosa che devi cominciare a fare per me, Will. È un prossimo passo importante. Forse il più importante che il Rifugio abbia mai intrapreso.
— Cosa?
Lei glielo disse.
Jordan chiuse la porta del proprio ufficio. Il rumore cessò istantaneamente: il rat-a-tat-tat di macchinari sul pavimento della fabbrica, la musica rock, le voci urlanti e, soprattutto, il lungo servizio giornalistico del processo Sharifi sui due megaschermi che Hawke aveva noleggiato e sistemato sulle due estremità del cavernoso edificio principale. Tutto si fermò. Jordan aveva fatto isolare acusticamente il proprio ufficio, pagando personalmente.
Si appoggiò contro la porta chiusa, grato del silenzio. Il telefono trillò.
— Jordan, sei tu? — disse Mayleen dalla guardiola della sicurezza. — Problemi all’Edificio Tre, non riesco a trovare il signor Hawke da nessuna parte, farai meglio ad andarci subito.
— Che genere di guai?
— Sembra una rissa. Lo schermo non è messo bene laggiù, qualcuno dovrebbe andare a dare un’occhiata. Se non lo rompono prima.
— Vado subito — disse Jordan spalancando la porta.
"E così le ho detto…" "Passami quella numero cinque…" "Ultima testimonianza sembra aprire dubbi su Adam Walcott, presunta vittima della cospirazione del Rifugio…" "Baaallaaando tutta noootte coooon teeeeeee…" "Feroce attacco alla Ditta di Inso
Quando fossero arrivate le ferie, pensò Jordan, le avrebbe passate tutte in un qualsiasi luogo silenzioso, deserto, vuoto. Da solo.
Corse per tutta la lunghezza dello stabilimento principale, esternamente, e attraverso un ridotto appezzamento di terra, quelli del Mississippi lo chiamavano "il cortile" verso gli edifici più piccoli utilizzati per verificare e immagazzinare parti di ricambio inviate dai fornitori, per effettuare l’inventario degli scooter e per revisionare l’equipaggiamento. L’Edifico Tre era quello del controllo qualità, mezzo magazzino, mezzo postazione di smistamento per separare le parti degli scooter Noi-Dormiamo che arrivavano fra parti difettose o riutilizzabili. Ce n’erano moltissime di difettose. Casse da imballaggio in polistirolo erano sparpagliate su tutto il pavimento. Nel retro, fra alte scansie di magazzinaggio, c’era gente che gridava. Mentre Jordan correva in direzione del rumore, una sezione di scansia alta due metri e mezzo si fracassò al suolo, disseminando parti di ricambio come fossero schegge di granata. Una do
Gli addetti alla sicurezza dello stabilimento erano già sul posto, due uomini corpulenti in uniforme che stavano trattenendo un uomo e una do
— Che diavolo è successo qui? — domandò in modo imperioso Jordan. — Chi è quello… Joey?
— È un Inso
— Joey Inso