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Se così fosse, forse dovremmo riflettere profondamente sui fondatori di questo paese: Jefferson, Washington, Paine, Adams… cittadini dell’Era della Ragione, tutti. Questi uomini ha

Tutt’e due queste qualità sono state piuttosto ridotte nella reazione pubblica alle scoperte della ricerca del mese scorso.

La legge non è teatro. Prima di scrivere leggi che riflettono sentimenti drammatici e appariscenti dobbiamo essere molto sicuri di comprendere la differenza.

Leisha rimase compiaciuta a fissare deliziala lo schermo, sorridendo. Chiamò il "New York Times" e chiese chi avesse scritto l’articolo. La centralinista, cordiale quando rispose al telefono, si fece scostante. Il "Times" non avrebbe fornito quell’informazione "senza previa investigazione interna".

Questo non poté abbattere il suo buon umore. Prese a turbinare nell’appartamento, dopo essere rimasta giorni interi seduta alla scrivania o davanti al video L’entusiasmo pretendeva azione fisica. Lavò i piatti, prese in mano libri. C’erano dei vuoti nel mobilio nei punti dai quali Richard aveva preso cose che gli appartenevano; tranquillizatasi un poco, spostò i mobili per colmare i buchi.

Susan Melling le telefonò per parlarle dell’articolo sul "Times": chiacchierarono con affetto per qualche minuto. Quando Susan riagganciò, il telefono squillò nuovamente,

— Leisha? La tua voce è sempre uguale. Sono Stewart Sutter.

— Stewart. — Lei non lo aveva più visto da quattro a

— Ascolta — le disse Stewart — ti chiamo perché ho un’informazione che penso dovresti conoscere. Sosterrai gli esami per l’abilitazione alla professione la settimana prossima, vero? E poi hai un posto in prova presso Morehouse, Ke

— Come fai a sapere tutte queste cose, Stewart?

— Pettegolezzi da lavandaie. Be’, non proprio. Ma la comunità legale di New York, quanto meno quella parte, è più ristretta di quanto non pensi. E tu sei un elemento piuttosto in vista.

— Già — commentò Leisha in modo neutrale.

— Nessuno ha il minimo dubbio che tu possa non passare l’esame. Vengono tuttavia avanzati dei dubbi sul lavoro con Morehouse e Ke

— Grazie — fece Leisha. — Stew, perché ti interessa che io ottenga o no il lavoro? Perché dovrebbe importarti?

All’altro capo del filo ci fu silenzio. Stewart disse quindi a voce molto bassa: — Non siamo tutte teste di cavolo qui fuori, Leisha. La giustizia importa ancora ad alcuni di noi. Così come il merito.

Leisha si sentì pervadere da una luce, una bolla di luce di allegria.

Stewart continuò: — Hai grande sostegno, qui, anche per quella stupida battaglia del piano regolatore riguardante il Rifugio. Potresti non accorgertene, ma é così. Ciò che sta

— Il Rifugio non è affatto opera mia. Per niente.

— No? Be’, allora per voi, come gruppo.

— Grazie. Dico davvero. Come stai?

— Bene. Sono diventato papà.

— Sul serio? Maschio o femmina?

— Una bambina. Una magnifica piccola civetta di nome Justine che mi fa impazzire. Mi piacerebbe che tu conoscessi mia moglie, Leisha.

— Piacerebbe anche a me — rispose Leisha.

Passò il resto della notte a studiare per gli esami di abilitazione. La bolla rimase dentro di lei. Riconobbe esattamente che cos’era: gioia.

Sarebbe andato tutto bene. Il contratto, non ancora scritto, fra lei e la sua società, la società di Kenzo Yagai, la società di Roger Camden, avrebbe tenuto. Con dissensi e lotte e, sì, anche con odio. Pensò improvvisamente ai mendicanti di Spagna di Tony, infuriati contro i forti perché loro non lo erano. Già, ma avrebbe tenuto.

Lo credeva fermamente.

Davvero.

7

Leisha soste

Leisha aveva un volo per Chicago la mattina successiva. Alice l’avrebbe raggiunta lì. Dovevano ripulire la grande casa sul lago, disporre delle proprietà personali di Roger e mettere in vendita l’immobile. Leisha non aveva avuto tempo per farlo prima.

Ricordò suo padre nella serra, con un antico cappello piatto che aveva recuperato da qualche parte, mentre invasava orchidee, gelsomini e fiori della passione.

Quando il campanello della porta suonò, la ragazza sobbalzò: non riceveva quasi mai visite. Con ansia, accese il videocitofono: forse si trattava di Jonathan o Martha, tornati a Boston per farle una sorpresa, per festeggiare. Perché non aveva pensato in anticipo a una specie di festeggiamento?

Richard stava fissando in alto la telecamera. Aveva pianto.

Lei spalancò la porta. Richard non acce

— Tony è morto.

Leisha protese la mano, alla cieca. Richard non la prese.

— Lo ha

A quel punto, Richard afferrò il braccio di Leisha con tale violenza che qualcosa, qualche osso, si mosse sotto la carnee le premette contro un nervo. — Non solo diverso, migliore. Perché lui era migliore, perché tutti noi lo siamo, solo che, maledizione, non ci ribelliamo e non lo gridiamo a causa di qualche sentimento mal riposto, per i loro sentimenti… Dio!

Leisha liberò il braccio e lo sfregò, intorpidito, fissando sbigottita il volto contorto di Richard.