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— Io non mi sono mai ammalata — commentò Leisha.

— Sì, invece. Varicella e tre influenze di secondaria importanza verso la fine del quarto a

— Sì.

— È ovvio. Domanda stupida. — Susan scostò i capelli dal volto. Si stavano facendo grigi sulle tempie. Sotto l’orecchio destro si notava una piccola macchia scura dovuta all’età.

— Nel corso degli a

— Susan — disse Leisha — parla chiaro. Lascia perdere ulteriori fronzoli.

— Non invecchierete.

— Cosa?

— Oh, a livello estetico, un poco: rilasciamenti dovuti alla forza di gravità, forse. Ma l’assenza dei peptidi del so

— Per quanto tempo? — sussurrò Leisha.

— Chi diavolo lo sa? Bernie Kuhn era giovane. Forse esiste un qualche meccanismo di compensazione che interviene a un dato punto, e voi collasserete semplicemente tutti, come un’intera e fottuta galleria di Dorian Gray. Ma non penso che sia così. Non penso nemmeno che possa andare avanti per sempre: nessuna rigenerazione dei tessuti è in grado di farlo. Ma andrà avanti per molto, moltissimo tempo.

Leisha fissò i riflessi offuscati sul parabrezza dell’auto. Vide il volto di suo padre contro la seta azzurra della bara, circondata da rose bianche. Il suo cuore, non rigenerato, aveva ceduto.

Susan riprese: — Il futuro è solamente ipotetico su questo punto. Sappiamo che le strutture peptidiche che stimolano l’impulso a dormire nelle persone normali assomigliano alle componenti delle pareti cellulari batteriche. Forse esiste una co

Le due do

— Siete già così bene organizzati?

— Sì.

La bocca di Susan si mise a masticare. La do

— Susan…

— Sì?

— Grazie.

— Non c’è di che — rispose Susan e, nella sua voce, Leisha udì ciò che aveva visto in precedenza nella sua espressione e che non era stata in grado di identificare: era nostalgia.

"Rigenerazione dei tessuti. Molto, moltissimo tempo", cantava il sangue nelle orecchie di Leisha durante il volo verso Boston. "Rigenerazione dei tessuti". E, alla fine: "immortale". No, quello no, si disse severamente. Quello no. Il sangue non l’ascoltò.

— Certo che lei sorride un bel po’ — le disse l’uomo che le stava seduto accanto in prima classe, un uomo d’affari che non l’aveva riconosciuta. — Viene da una grossa festa a Chicago?

— No. Da un funerale.

L’uomo sembrò scioccato, quindi disgustato. Leisha guardò fuori dal finestrino il terreno lontano sotto di lei. Fiumi come microcircuiti, campi come ordinate tessere da schedario. E, sull’orizzonte, bianche nuvole vaporose come ammassi di fiori esotici, boccioli in una serra inondata di luce.

La busta non era più spessa di quelle che contenevano volantini, ma un volantino spedito con l’indirizzo scritto a mano rappresentava per tutti e due una tale rarità che Richard si sentì nervoso. — Potrebbe essere esplosivo. — Leisha guardò la lettera appoggiata sulla credenza dell’ingresso. SIG. LIESHA CAMDEN. Lettere in stampatello, ortografia scorretta.

— Sembra la scrittura di un bambino — disse lei.

Richard era in piedi, a testa bassa, con le gambe leggermente divaricate: la sua espressione, tuttavia, era solamente affaticata. — Forse deliberatamente come quella di un bambino. Loro potrebbero aver calcolato che saresti stata più aperta nei confronti di un bambino.

— "Loro"? Richard, stiamo diventando paranoici fino a questo punto?

Lui non fece una piega alla domanda. — Sì. Per come sta

Un settimana prima il "New England Journal of Medicine" aveva pubblicato l’articolo preciso ed equilibrato di Susan. Un’ora dopo, le notìzie televisive e in rete erano esplose in speculazioni, drammaticità, indignazione e paura. Leisha e Richard, insieme con tutti gli Inso

— Sono tutte paure, di un genere o di un altro — commentò alla fine Carolyn Rizzolo, e la rete del Gruppo interruppe le analisi differenziate.

Leisha stava affrontando gli esami finali dell’ultimo a

— La cosa si placherà — disse Leisha. Richard non le rispose.

La città di Salt Springs, in Texas, promulgò un’ordinanza locale secondo cui nessun Inso