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Glair aggrottò la fronte. — Li amavo entrambi, sì. E potrei ancora amare qualcun altro. Vieni qui, Tom, e smettila di cercare il modo di renderti infelice.

Falkner mosse qualche passo incerto verso Glair, pensando a due uomini e una do

Glair sollevò lo sguardo. I suoi occhi erano freschi ed invitanti.

— Toglimi di dosso questo stupido pezzo di stoffa, Tom. Te ne prego.

Le sfilò la giacca del pigiama da sopra la testa, scompigliandole i capelli dorati. I suoi seni erano sodi ed eretti, e bianchissimi; rivelavano un disprezzo quasi totale per la forza di gravità. Era il tipo di seni che si poteva vedere sulle ragazze-calendario, ma mai su una do

All’interno di quella stupenda, irreale creatura… chi avrebbe potuto dire quale orrore si a

Eppure, si disse Falkner, quale do

I suoi abiti caddero a terra, mentre lei lo traeva a sé.

— Le tue gambe… — fece Falkner.

— Sta

La toccò. — Puoi… cioè, tu sai…

— L’anatomia c’è tutta — lo rassicurò Glair. — Non gli organi interni, ma non dovrebbe avere molta importanza. Stringimi, Tom. Insegnami. Amami.

Con facilità, con più facilità di quanto aveva immaginato che potesse accadere, la abbracciò, e sentì la carnagione fredda e morbida di Glair contro la sua pelle sudata, e l’accarezzò proprio come se fosse reale e non un sogno. Disperatamente la possedette, e la trovò pronta, e con un improvviso, selvaggio sollievo si liberò dei legami che si era imposto ed accettò il dono d’amore che lei gli stava offrendo.

CAPITOLO DODICESIMO

— … e posso avere il suo numero di credito centrale? — domandò l’impiegato del motel.

— Io non ho una carta di credito — affermò David Bridger. — Pagherò in contanti per la stanza. — Colse un’espressione di sospetto sul volto dell’impiegato, e tornò a recitare la sua parte di i

L’impiegato glielo disse. Bridger estrasse dal portafoglio parecchie banconote spiegazzate che facevano parte del suo corredo di emergenza — ogni agente Kranazoi aveva in dotazione una certa quantità di denaro terrestre, nel caso fosse costretto ad un atterraggio forzato — e le sparpagliò sul bancone. L’impiegato sembrò più sollevato. Uno straniero coperto di polvere, senza bagaglio, senza nemmeno una carta di credito, che arrivava lì a piedi… era una cosa ben strana per un motel. Ma il denaro dello straniero era verde. E chi avrebbe negato una stanza a Babbo Natale quando mancavano tre settimane a Natale?

— Stanza duecentosedici — disse l’impiegato. — Secondo piano, sulla sinistra.

La stanza era un cuneo triangolare con un ingresso ridotto ai minimi termini, che si apriva ad un arco di circa trenta gradi lungo il perimetro esterno dell’edificio circolare. Bridger si infilò dentro, chiuse a chiave la porta, sigillandola con l’impronta del pollice, e si sdraiò pesantemente sul letto. Quei pochi chilometri di cammino avevano lasciato esausto il suo corpo terrestre. Era fuori esercizio, si disse, anche se a bordo avevano l’accortezza di mantenere la gravità totale per tenere in tono la muscolatura.

Si tolse i vestiti e gettò tutto nella lavatrice ultrasonica a gettone che si trovava addosso alla parete di destra. Poi si infilò sotto la doccia. In teoria sapeva come funzionava una doccia, ma il suo condizionamento Kranazoi gli creò qualche problema nell’attivarla. Kranaz era un mondo arido, dove l’acqua era vita ed energia, e lo spaventava pensare che anche lì, in quella parte così arida dell’America Settentrionale, gli bastava solo toccare qualche levetta per avere acqua in abbondanza. Vergognandosi del suo gesto, fece scorrere l’acqua. Bridger desiderò potersi strappare di dosso quel suo corpo da terrestre, farlo a brandelli, ed esporre la sua vera pelle all’acqua. Rimase sotto la doccia per mezz’ora, traendone un piacere notevole.

Si asciugò, si vestì e si guardò allo specchio. Aveva un aspetto abbastanza presentabile. Un uomo grasso non ha bisogno di sembrare pulitissimo. I chirurghi plastici che avevano progettato la sua pelle avevano fatto in modo che la sua faccia avesse sempre l’aria di una faccia rasata da tre ore, così da non avere la necessità di radersi nuovamente prima di un’altra mezza giornata. Non avevano ancora risolto il problema della crescita, nel senso che la sua barba non cresceva, ma Bridger non se ne preoccupò.

Ed ora, all’inseguimento di quei tre Dirnani…

Uscì dalla stanza e si recò al pianterreno. Il motel aveva una sala cocktail a

La ragazza protese le sue mammelle luminose verso di lui e gli chiese: — Desidera?

— Sherry con ghiaccio — rispose Bridger.

Ne ricavò un’occhiata perplessa. Evidentemente nessun vero uomo avrebbe bevuto qualcosa di così leggero. Bridger si limitò a fare una smorfia. Sapeva che lo sherry era soltanto un vino rafforzato, con un contenuto alcolico inferiore al dieci per cento. Bene. Per il suo metabolismo l’alcool era un veleno, e meno ne consumava meglio era. Aveva bisogno di bere qualcosa, per inserirsi in qualche modo nelle conversazioni della sala cocktail, ma era bene che fosse il più leggero possibile.

La ragazza gli porse il suo sherry. Lui la pagò, e lei si diresse ancheggiando verso il prossimo cliente. Bridger sorseggiò lentamente la sua bevanda.

Poi si mise ad ascoltare. Il suo sistema auditivo era molto sensibile.

— … aumentato il dividendo per quattro a