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— Forse. E forse no. Vuoi correre il rischio? Io no. Al Quartier Generale ci brucera

Bar-51-Codon-bgt inorridì. — Atterrare? Sulla Terra? Noi siamo osservatori!

— Gli accordi consentono di atterrare nel caso di comportamento ambiguo da parte dell’altra fazione. Se succedesse ad un paio di Kranazoi, di scendere in quel modo sulla Terra, non credi che i Dirnani ci lancerebbero alí’inseguimento una frotta dei loro osservatori? Non possiamo permetterci di lasciarci scavalcare in questo modo. Almeno, io non posso. Sveglia gli altri.

Lei-esso protestò. Gli altri due avevano avuto un accoppiamento riuscito poche ore prima, ed avevano diritto al loro so

Quando tutti ebbero riacquistato sufficiente lucidità, disse: — Abbasseremo la nave ad una quota di crociera, e io mi lancerò. Segnalate al Quartier Generale quello che stiamo facendo, e restate a distanza di rilevazione finché non avrete mie notizie.

— Hai intenzione di lanciarti da solo? — domandò Bar-51-Codon-bgt in preda ad un’evidente preoccupazione.

— Non ci sara

Bar-79-Codon-zzz esclamò, in tono sprezzante: — Eroe! Cacciatore di medaglie!

— Smettila. Dov’è il tuo senso di responsabilità?

Bar-79-Codon-zzz, che era la femmina completa dell’unità sessuale e che infatti era camuffata da femmina terrestre, lo fulminò con lo sguardo. — Non mi venire a parlare di patriottismo, eh? Siamo lontanissimi da casa, impegnati in una noiosa, inutile, stupida missione per motivi puramente ritualistici, e che mi venga un accidente se la prenderò sul serio come fai tu. Cribbio! Andarsene in giro attorno a questo odioso pianeta come dei luridi ficcanaso! Perché non lasciamo tutto ai Dirnani, e…

Bar-51-Codon-bgt le diede una gomitata. — Calmati — le mormorò. — Ormai ha deciso. E comunque, potrebbe anche essere importante. Lasciamo che vada, se lo vuole.

La disputa fu sedata. La nave Kranazoi puntò il muso verso la Terra, scivolando attraverso il cielo notturno totalmente nascosta dai circuiti opacizzanti. Bar-48-Codon-adf era infastidito dal comportamento dei suoi compagni, ma non aveva alcuna voglia di impegnarsi in una discussione prolungata con gli altri, in quel momento. Il dovere era il dovere. Erano in missione lì per tenere d’occhio non solo la Terra, ma anche le attività dei loro avversari, i Dirnani. Il dovere gli imponeva di atterrare e di inseguire — e se necessario, di arrestare — quei tre per violazione degli accordi.

Con la nave ad una quota di diecimila metri, Bar-48-Codon-adf archiviò la formale notifica della sua intenzione di atterrare, insieme ai motivi che lo spingevano a farlo. A settemila metri di quota indossò l’equipaggiamento per il lancio, che non si sarebbe mai aspettato di usare. A tremila metri si lasciò cadere dal portello con la massima tranquillità.

L’impatto col terreno fu duro, ma non ebbe gravi conseguenze. Bar-48-Codon-adf si sfilò il dispositivo per l’atterraggio ed azionò la leva per la distruzione automatica. Bruciò senza problemi e pochi secondi dopo si era completamente disintegrato. Adesso lui indossava gli abiti, oltre che il corpo, di un grasso terrestre di mezza età. Mise in opera il suo addestramento per la memorizzazione dell’identità e scoprì che quel terrestre si chiamava David Bridger, aveva quarantasei a

Se quei tre Dirnani avevano in mente qualcosa di illegale, giurò a se stesso, gliel’avrebbe fatta pagare. Li avrebbe trascinati davanti alla Commissione per l’Accordo, denunciandoli come responsabili di ingerenza arbitraria! Avrebbe fatto bruciare loro il cervello! Chi credevano di essere, per atterrare sulla Terra come se il pianeta fosse di loro proprietà?

Scuro in volto, David Bridger di San Francisco — fino a poco prima agente ed osservatore Kranazoi di nome Bar-48-Codon-adf — si incamminò faticosamente ma di buona lena verso la vicina Albuquerque, rimuginando pensieri cupi nei confronti del pianeta Dirna e di tutti i suoi bastardi abitanti.

CAPITOLO SETTIMO

Per tre giorni Glair rimase in bilico tra coscienza e incoscienza. I suoi arti le trasmettevano fitte di dolore lancinante, ed il suo intero corpo era gonfio in modo i

Un sistema di alimentazione in «feedback» continuava a farla oscillare sulla soglia della consapevolezza. Quando era sveglia il dolore si faceva sentire più forte, e lei ne approfittava per disattivare i gangli di cui poteva fare a meno. Dopo un po’ riusciva a rilassarsi, e scivolava di nuovo nel non-dolore dell’incoscienza. Ma non si fidava a disinserire anche il sistema nervoso, e così, quando si sentiva cedere, rimetteva in funzione i gangli, ritornando dalla grigia foschia della non-esistenza ad un ri

Vagamente, Glair capì di essere stata raccolta nel deserto e condotta nell’abitazione di qualche terrestre. Vagamente, si rese conto che la tuta ed anche la fascia lombare le erano state tolte. Avvertiva il succedersi del giorno e della notte, e supponeva di essere sotto l’effetto di droghe antidolorifiche — un espediente inutile, poiché non funzionavano su di lei — e aveva l’impressione che qualcosa fosse stato fatto per le sue gambe ferite, il che era molto più proficuo.

Però non recuperò completamente la consapevolezza, e non si preoccupò di dare un’occhiata all’ambiente che la circondava. Rimase tranquilla nel suo guscio di dolore.

Vorneen era sopravvissuto all’esplosione? Mirtin era ancora vivo?

Era stata troppo occupata nel tentativo di porre rimedio al balzo imperfetto, per prestare attenzione a ciò che succedeva sopra la sua testa. Glair presumeva che i suoi due compagni fossero saltati in tempo, ma non poteva esserne certa. Rivisse più e più volte il suo volo: quel salto così goffo, quel momento di totale paralisi mentre il terrore le riempiva l’anima, quell’orribile tuffo a capofitto, che non finiva mai. Poi la ripresa dei sensi, dopo un volo di migliaia di metri, ed il sentimento di sollievo quando lo schermo frenante si era dispiegato in aria, rallentando la sua caduta. Certo, non c’era speranza di un atterraggio morbido: aveva già raggiunto una velocità pazzesca, e lo schermo non era in grado di farla decelerare in tempo. Il meglio che poteva fare era evitarle di spiaccicarsi al suolo in maniera disastrosa. Aveva toccato terra… pur perdendo i sensi un attimo prima dell’impatto. Era rimasta gravemente ferita. Era stata trovata. Glair non sapeva nient’altro, con certezza.