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Il battello si fermò in un punto dove non c’era nessuna cittadina, nessun villaggio, un luogo che pareva disabitato. Una do
Quella sera, mentre era di nuovo accanto al parapetto, Sutty pensò: "Questo viaggio è più lungo di quello che ho fatto dalla Terra ad Aka".
E pensò a Tong Ov, che avrebbe potuto compiere quel viaggio di persona e invece aveva affidato l’incarico a lei. Si chiese come ringraziarlo. Osservando, descrivendo, registrando, sì. Ma non poteva registrare la propria felicità. La parola stessa distruggeva il sentimento.
Pensò: "Pao dovrebbe essere qui. Con me. Pao sarebbe venuta. Saremmo state felici".
L’aria si oscurava, l’acqua tratteneva la luce.
C’era un’altra persona sul ponte. Era l’unico altro passeggero imbarcatosi nella capitale, un uomo taciturno sulla quarantina, un funzionario dell’Azienda in blu e marrone chiaro. Le uniformi erano o
Ora l’uomo si accostò al parapetto, fermandosi non lontano da lei. Sutty gli rivolse un ce
Ma lui parlò, rompendo il silenzio profondo del grande paesaggio crepuscolare, dove solo l’acqua, con un mormorio sommesso e tenace, manifestava la propria resistenza alla prua e alle fiancate del battello. «Una regione desolata» disse il Controllore.
La sua voce svegliò un giovane eberdin legato a un montante lì accanto. L’animale belò sommessamente e scosse la testa.
«Sterile» proseguì l’uomo. «Arretrata. Ti interessano gli occhi di amanti?»
Il piccolo eberdin belò ancora.
«Prego?» rispose Sutty.
«Occhi di amanti. Gemme, pietre preziose.»
«Perché le chiamano così?»
«Una fantasia primitiva. Una somiglianza immaginaria.» Per un attimo, lo sguardo dell’uomo incrociò il suo. Le rare volte che aveva pensato a lui, Sutty aveva concluso che doveva trattarsi di un tipo scialbo e tronfio, di un piccolo egocrate. La fredda intensità di quello sguardo la sorprese.
«Si trovano lungo le sponde dei torrenti, nella regione montuosa. Solo là» disse il Controllore, indicando a monte, «e solo su questo pianeta. Ma tu sei qui perché ti interessa qualcos’altro, suppongo.»
Sapeva chi era Sutty, dunque. E a giudicare dal suo atteggiamento, voleva farle capire che disapprovava il fatto che lei potesse spostarsi liberamente, da sola.
«Sono su Aka da poco tempo, e ho visto soltanto Dovza City. Ho ricevuto il permesso di visitare un po’ i dintorni.»
«Di risalire il fiume, andare nell’interno» precisò l’uomo, abbozzando una specie di sorriso tirato. Attese che lei aggiungesse qualcosa. Sutty avvertì una pressione da parte sua, un’aspettativa, come se il Controllore pensasse che lei doveva rendergli conto delle proprie azioni. Sutty si oppose a quella pressione.
L’uomo guardò le piane purpuree che si perdevano nella notte, poi l’acqua, che sembrava conservare ancora una lieve trasparenza luminosa. Disse: «Dovza è una regione di splendidi panorami. Coltivazioni rigogliose, industrie fiorenti, luoghi di soggiorno incantevoli nella Catena delle Sorgenti Meridionali. Non avendo visto nulla di quelle bellezze, perché hai deciso di visitare questo deserto?».
«Io vengo da un deserto» rispose Sutty.
Quella risposta lo fece tacere alcuni istanti.
«Sappiamo che la Terra è un mondo ricco, in continuo progresso» disse infine il Controllore, la voce cupa di disapprovazione.
«Una parte del mio mondo è fertile. Gran parte è ancora sterile. L’abbiamo maltrattato parecchio… È un mondo intero, Controllore. C’è spazio sufficiente per una notevole varietà. Proprio come qui.»
Sutty colse il tono di sfida della propria voce.
«Tuttavia tu preferisci i luoghi desolati e i mezzi di trasporto arretrati?»
Quello non era il rispetto esagerato mostratole dalla gente di Dovza City, dove la trattavano come una fragile creatura esotica che andava protetta dalla realtà. Quella era diffidenza, sfiducia. Il Controllore le stava dicendo che era sbagliato permettere agli stranieri di andarsene in giro da soli. Il primo caso di xenofobia incontrato da Sutty su Aka.
«Mi piacciono le imbarcazioni» rispose cauta, affabile. «E trovo che questa regione sia bellissima. È austera ma bellissima. Non credi?»
«No» replicò lui. Era un ordine. Non era consentito dissentire. Quella era la voce ufficiale dell’Azienda.
«Allora, come mai risali il fiume verso l’interno? Sei in cerca di occhi di amanti?» Sutty parlò in tono scherzoso, perfino un po’ civettuolo, per consentirgli, volendo, di cambiare tono e abbandonare l’atteggiamento inquisitorio.
Lui non lo fece. «Affari» rispose. "Vizdiat", la giustificazione definitiva akana, lo scopo indiscutibile, il nocciolo di tutto. «In questa zona ci sono sacche di fossilizzazione culturale e di attività reazionarie ribelli. Spero che tu non abbia intenzione di lasciare la città e addentrarti nella regione montana. Là non è ancora arrivata l’istruzione, gli indigeni sono brutali e pericolosi. Per l’autorità che esercito in questa zona, devo chiederti di rimanere sempre in contatto col mio ufficio, di denunciare qualsiasi segno di pratiche illegali e di informarci se intendi viaggiare.»
«Apprezzo la tua sollecitudine e mi sforzerò di aderire alla tua richiesta» disse Sutty, una frase presa pari pari da Esercizi avanzati di dovzano parlato e locuzioni per selvaggi.
Il Controllore a