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Ahas disse che il governo del Voe Deo, che aveva combattuto e perso la guerra contro Yeowe, ora temeva una lotta di liberazione su Werel. «Non credere ai notiziari,» mi consigliò, «soprattutto a quelli della rete sensoriale. Non ci cascare. Sono altrettanto fasulli di quegli altri, ma quando una cosa la vedi e la provi con tutti i sensi, finisci per crederci. E loro lo sa

«Ma allora che ne sarà di noi?» dissi, perché avevo cominciato a sognare di andarci, di raggiungere il Mondo Libero, appena l'Hame fosse stato in grado di procurare delle navi e inviarci della gente.

«Alcuni dicono di lasciar entrare le proprietà. Altri sostengono che non ci sono risorse sufficienti per tanta gente, e che si ritroverebbero sopraffatti. Ne sta

Ma non c'erano navi che andassero su Yeowe, per il momento. L'Hame non poteva agire apertamente e alla Comunità era proibito fare da tramite. L'Ekumene aveva offerto il trasporto sulle proprie navi a chiunque volesse andare, ma il governo del Voe Deo gli aveva rifiutato l'uso di qualsiasi spazioporto per quello scopo. Potevano trasportare solo la propria gente. Nessun Wereliano doveva lasciare Werel.

Erano passati solo quarant'a

Io ero in mezzo alla folla a una convenzione del Partito Radicale, durante la quale Erod parlò con la sua solita eloquenza. Notai una do

In me l'anima di padrona stava lottando contro l'anima di persona libera.

Una lotta che mi durerà tutta la vita. Keo e Ramayo smisero di andare a scuola dopo aver imparato a leggere, a scrivere e a usare il calcolatore, io invece continuai. Una volta esauriti i corsi tenuti dalla scuola dell'Hame, gli insegnanti mi aiutarono a trovare dei corsi sulla rete. Nonostante che questi corsi fossero sotto il controllo del governo, c'erano degli insegnanti validi, e gruppi di ogni parte del mondo che si confrontavano su letteratura, storia, scienze e arti. Era la storia il mio interesse principale.

Ress, che era un membro dell'Hame, mi portò i

Oltre il lavoro nello scatolificio, che era ben pagato, piacevole, in mezzo a piacevoli compagni di lavoro, oltre la mia istruzione e le mie letture, non c'era granché d'altro nella mia vita. Non cercavo niente di più. Ero sola, ma sentivo che la solitudine non era un prezzo troppo alto per quel che volevo.

Con Ress, che all'inizio non mi era piaciuta affatto, eravamo diventate amiche. Andavo con lei alle riunioni dell'Hame, e anche ad altri divertimenti di cui non avrei conosciuto l'esistenza senza la sua guida. «Dài, piccolina,» mi diceva, «si va a sgrezzare il cucciolo di piantagione». E mi portava al teatro makil o in sale da ballo per proprietà con della buona musica. Aveva sempre voglia di ballare. Mi insegnò, ma ballare non mi piaceva molto. Una sera, mentre ballavamo un lento, cominciò a stringermi a sé, e guardandola le scorsi sul viso, trepida e nuda, la maschera della brama sessuale. Mi staccai. «Non voglio più ballare,» dissi.

Tornammo a casa a piedi. Ress salì con me fino alla mia stanza e sulla porta cercò di abbracciarmi e baciarmi. Avevo una tale rabbia da star male. «Non voglio!» gridai.

«Mi dispiace, Rakam,» disse lei, con il tono più dolce che le avessi mai sentito. «So come ti senti. Ma è una cosa che devi superare, devi avere una vita tua. Io non sono un uomo, e ti desidero.»

L'interruppi. «Sono stata usata da una do

Rabbia e dispetto mi eruppero da dentro come pus velenoso da una piaga infetta. Se avesse cercato di toccarmi le avrei fatto del male. Le sbattei la porta in faccia. Andai fremente alla scrivania, mi sedetti e cominciai a leggere il libro che c'era aperto sopra.

Il giorno dopo eravamo tutte e due confuse e impacciate. Ma Ress era paziente sotto la sua scorza cittadina di sbrigatività e durezza. Non cercò più di fare l'amore con me, ma mi indusse ad aver fiducia in lei e a parlarle come non avrei potuto parlare con nessun altro. Mi ascoltò con attenzione e mi disse cosa pensava. «Hai delle idee sbagliate. Non c'è da stupirsi. Come potresti avercele giuste? Tu credi che il sesso sia qualcosa che si deve subire. Non è così. È qualcosa che decidi tu di fare. Insieme a qualcun altro. Non per quell'altro. Tu non conosci il sesso. Quello che hai conosciuto tu si chiama stupro.»

«Il signor Erod mi diceva le stesse cose tanto tempo fa,» dissi. Ero amareggiata. «Non m'interessa come si chiama. Ne ho avuto anche troppo. Per il resto dei miei giorni. E sono ben lieta di farne a meno.»