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«Non dovresti,» aggiunse il guaritore. «D'altra parte, forse è meglio così, dato che devi andare su Werel. Allora, addio per questa vita!»

Si abbracciarono formalmente, come si usa fra gli storici, specialmente quando, come in questo caso, si ha l'assoluta certezza di non rivedersi mai più. Quel giorno Havzhiva ebbe da dare e da ricevere un gran numero di abbracci rituali. Il giorno seguente s'imbarcò sul Terrazze di Darranda e attraversò il buio.

Durante il suo viaggio di ottanta a

Zhiv era convissuto con questa consapevolezza fin da quando aveva visto Tiu salire a bordo della sua astronave, lasciando lui a morire. Grazie al guaritore, ai quattro compagni che avevano cantato con lui, all'anziana signora e alle cascate di Tes, lui era sopravvissuto, ma era anche convissuto con quella consapevolezza.

Altri cambiamenti avevano avuto luogo. All'epoca in cui aveva lasciato Ve, il pianeta Yeowe, colonia di Werel, era un mondo tenuto in schiavitù, un immenso campo di lavoro. Quando arrivò su Werel, la Guerra di Liberazione era finita, Yeowe aveva dichiarato la sua indipendenza e l'istituto della schiavitù cominciava a sgretolarsi su Werel stesso.

Havzhiva avrebbe voluto essere testimone di questo processo tremendo e grandioso, ma l'ambasciata lo spedì prontamente su Yeowe. Un Hainese di nome Sohikelwenyanmurkeres Esdardon Aya lo aveva messo in guardia prima della sua partenza. «Se vuoi il pericolo, è pieno di pericoli,» disse, «e se cerchi la speranza è pieno di speranza. Werel si sta distruggendo, mentre Yeowe sta cercando di costruirsi. Non so se ci riuscirà, ma sai cosa ti dico, Yehedarhed Havzhiva? Grandi dèi si sta

Yeowe si era liberato dei suoi Boss e Possidenti, delle Quattro Corporazioni che avevano diretto le grandi piantagioni di schiavi per trecento a

La storia è una vergogna! pensò Havzhiva mentre attraversava in treno quel mondo dal paesaggio devastato.

I capitalisti wereliani che avevano colonizzato il pianeta avevano sfruttato sia le sue risorse sia i loro schiavi, senza sosta e senza alcun criterio, in una lunga orgia di ricerca del profitto. Ci vuol del tempo a saccheggiare un mondo, ma si può fare. Lo smantellamento del suolo con le miniere e le coltivazioni intensive d'un solo prodotto avevano sfigurato e reso sterile la terraferma. I fiumi erano inquinati, privi di vita. Vaste tormente di polvere oscuravano l'orizzonte orientale.

I Boss avevano gestito le loro piantagioni tramite l'uso della forza e del terrore. Per più di un secolo vi avevano spedito soltanto schiavi maschi, li avevano fatti lavorare fino alla morte, importandone dei nuovi a seconda del bisogno. Le squadre di lavoro, in questi insediamenti di soli maschi, si erano strutturate secondo gerarchie di tipo tribale. In seguito, a causa dell'aumento del prezzo degli schiavi su Werel e del costo delle spedizioni, le Corporazioni cominciarono a comprare schiave per la colonia di Yeowe. Così, durante i due secoli seguenti, la popolazione degli schiavi aumentò, e furono fondate città di schiavi chiamate Proprietopoli e Polveronia, che si sviluppavano intorno ai vecchi insediamenti delle piantagioni. Havzhiva sapeva che il movimento di liberazione era partito dalle do

Il treno pigro si fermava in tutte le città: chilometri e chilometri di catapecchie e capa

Yotebber era stato uno dei centri che avevano dato inizio alla lotta di liberazione. I Boss vi avevano effettuato rappresaglie con bombe e gas venefici. Migliaia di persone erano morte. Intere città erano state bruciate per eliminare i cadaveri non sepolti di uomini e di animali. Alla foce del grande fiume si era formata una diga di corpi putrescenti. Ma tutto questo apparteneva al passato. Adesso Yeowe era libero, e nuovo membro dell'Ekumene dei Mondi. Havzhiva, nel suo ruolo di Vice-Nunzio, era in arrivo per aiutare la popolazione della regione di Yotebber a dare inizio alla sua nuova storia. Ovvero, dal punto di vista di un Hainese, a ricollegarsi alla storia del passato.

Fu ricevuto alla stazione di Città di Yotebber da una gran folla in agitazione, urlante e festante, dietro transe

Quella notte, nel suo lussuoso appartamento nel palazzo di uno dei possidenti della città trasformato in albergo, Havzhiva pensò, Se sapessero che il loro uomo del futuro è cresciuto in un villaggio e non ha mai visto una trasmissione neosensoriale prima di venire qui…

Sperava di non deludere quella gente. Fin da quando aveva fatto per la prima volta la loro conoscenza su Werel gli erano piaciuti, nonostante il loro sistema sociale abnorme. Erano ricchi di energia vitale e orgoglio e, qui su Yeowe, anche di aneliti di giustizia. Havzhiva considerava la giustizia alla stessa stregua di quell'antico Terrestre che aveva detto, a proposito di un dio a lui estraneo: Ci credo perché è impossibile. Dormì bene e si svegliò di buon'ora, nel mattino luminoso e tiepido, pieno di aspettative. Uscì per cominciare a esplorare la città, la sua città.

Il portiere (era sconcertante pensare che gente che aveva combattuto così strenuamente per la propria libertà mantenesse impieghi di tipo servile) tentò in tutti i modi di convincerlo a prendere una vettura, una guida, evidentemente sconvolto dall'idea che un personaggio così importante potesse uscire tanto di buon'ora, a piedi, senza una scorta. Mentre usciva, il disgraziato portiere gli gridò dietro, «Oh, signore, non entri nel parco, mi raccomando, signore!»