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Il suo educato silenzio aveva una forte carica di tensione, cui Tovo non rimase insensibile. Da buona maestra sapeva quando una domanda esige una risposta. E tacque.
Come la loro vela si abbassò e la barca scivolò verso la banchina costruita sulle antiche fondamenta del ponte, Havzhiva chiese, «Quella storica appartiene al Cavo Sepolto o agli Originari?»
«Al Cavo Sepolto,» rispose la madre. «Oh, come mi sento anchilosata! Queste barche sono così dure!» La do
«È in arrivo un tuo parente?», chiese Havzhiva a Iyan Iyan, quella sera.
«Oh, sì, si è già a
«La solita gente del Sole. È una storica questa tua parente?»
«Sono dei pazzi,» asserì con noncuranza Iyan Iyan, chinandosi nuda a massaggiare la schiena del nudo Havzhiva.
Arrivò la storica, una do
Havzhiva era quanto mai incuriosito dalla sua persona, e dalle sue vicende. Interrogò Iyan Iyan su di lei, finché Iyan Iyan non gli rispose risentita, «Non so cosa faccia e non so cosa pensi. Gli storici sono dei pazzi. Vai a domandarglielo da te!»
Quando Havzhiva si rese conto di provare timore a farlo, senza alcuna ragione apparente, capì che si trovava in presenza di un dio che voleva qualcosa da lui. Salì fino a un gradino tra le sacre pietre sulle alture che dominavano il paese. Sotto di lui le nere tegole dei tetti e le bianche mura di Stse si adagiavano sui declivi, e i bacini di irrigazione brillavano argentei in mezzo ai campi e ai frutteti. Al di là della terra coltivata si stendevano le paludi marine. Trascorse un intero giorno seduto in silenzio, scrutando il mare di fuori e il suo animo di dentro. Poi ridiscese a casa sua, e vi rimase a dormire. Quando si presentò per colazione alla casa di Iyan Iyan, lei lo guardò senza dir nulla. «Ho digiunato,» spiegò lui.
Con una lieve alzata di spalle, lei gli disse, sedendoglisi accanto, «Mangia, allora!» Dopo colazione Iyan Iyan uscì per andare al lavoro. Lui no, benché fosse di turno ai telai.
«Madre di tutti i Figli!» disse rivolgendosi alla storica col più alto titolo onorifico dato dal suo clan alla do
«Quello che so sarò felice d'insegnartelo,» rispose lei, pronta con la frase di rito come se avesse sempre vissuto lì. Poi sorrise, e, prevenendo la seguente richiesta indiretta, «Io dono agli altri ciò che ho avuto in dono,» disse, lasciando intendere che non avrebbe preteso alcun compenso o favore. «Vieni, andiamo in piazza.»
Tutti, a Stse, va
Si sedettero in una nicchia del basamento della grande fontana, salutando qualcuno quasi a ogni frase con un ce
«Perché sei…?» cominciò a domandare Havzhiva, poi si bloccò.
«Perché sono partita? Dove sono stata?» Lei chinò la testa di lato, gli occhi luminosi come un araha, chiedendosi se erano proprio quelle le domande a cui il giovane attendeva risposta. «Ecco, vedi, io sono stata i
Havzhiva a
«Lavoravo al tempio. Leggevo i messaggi in arrivo o in partenza, e mi ponevo delle domande. Pensavo: quante cose accadono nel mondo! Perché dovrei restar qui tutta la vita? La mia mente è forse ancorata a questo luogo? Così cominciai a comunicare con altri luoghi del tempio: chi sei?, cosa fai?, come si vive laggiù? Mi misero immediatamente in contatto con un gruppo di storici che erano nati nei villaggi e che erano alla ricerca di persone come me, per non rischiare di sprecare tempo o di offendere qualche dio».
Il discorso suonava molto familiare a Havzhiva, che a
«Feci loro delle domande. Loro fecero domande a me. Una pratica comune fra gli storici. Ve
Sorrise, con un sorriso improvviso e accattivante, ma il giovane ascoltava con serietà estrema, impassibile. Lei lo guardò in viso con tenerezza.
«La gente di qui manifestò inquietudine, ma nessuno andò in collera. Così, appena furono presi gli accordi, partii con loro. Andammo in volo a Kathhad, dove c'è una scuola. Io avevo ventidue a
«Come?» chiese lui, dopo un lungo silenzio.
Lei sospirò profondamente. «Facendo domande difficili», disse. «Proprio come fai tu adesso… E rinunciando a tutto il sapere che avevo, scartandolo.»
«Come?» chiese lui di nuovo, aggrottando le sopracciglia. «Perché?»
«Adesso ti spiego. Quando sono partita sapevo di essere una do
«Esistono due tipi di dèi?»
«No», rispose lei. «Non ci sono dèi laggiù. Gli dèi sono qui.»
Vide il suo viso che cambiava.
Dopo una pausa, riprese, «Ci sono anime laggiù. Tante, tante anime, menti, menti dotate di tanta conoscenza e passione. Vive e morte. Gente vissuta su questa terra cento, mille, centomila a