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La finzione non era mai completa e spesso si rompeva subito. Il povero vecchio re la palpeggiò coscienziosamente, sotto la vaga impressione che Solly fosse una delle sue scaldaletto. Quando Solly contraddisse Lord Gatuyo in una discussione, lui la fissò con lo sconcerto di un uomo rimbrottato dalla propria scarpa. Quello là finora l'aveva creduta una do
Cercò di incontrare attraverso i mariti alcune delle do
Non c'era nessuno con cui parlare, nessuno, finché non incontrò Batikam, il makil.
Fu un evento: una troupe in tournée dal Voe Deo. Nella piccola capitale montana del Gatay non c'era molto da fare per quanto riguardava i divertimenti, tra
Chiese a San, consigliere affidabile in fatto di etichetta, se sarebbe stato opportuno presenziare allo spettacolo. Lui tergiversò, ma alla fine, con una gentilezza più untuosa del solito, le fece capire che non ci sarebbe stato nulla di male, a patto che si vestisse da uomo. «Le do
Ah! ah! fece lei obbediente. Che spasso! Ma vale la pena di vedere i makil, pensò.
Non comparivano mai nelle varie reti. Le ragazze chiuse in casa non potevano vedere le loro rappresentazioni, alcune delle quali, come le disse San in tono serio, erano piuttosto sconvenienti. Recitavano solo nei teatri. Pagliacci, ballerini, prostitute, attori, musicisti, i makil formavano una specie di sottoclasse, le uniche proprietà che non erano possedute personalmente. Uno schiavo di talento comperato al suo proprietario dalla Corporazione del Divertimento diventava quindi una proprietà aziendale, che gli insegnava il mestiere e badava a lui per il resto della sua vita.
Andarono a piedi fino al teatro, sei o sette strade più in là. Solly si era dimenticata che i makil erano tutti travestiti, e infatti non se lo ricordò neanche quando li vide per la prima volta, una truppa di ballerini alti e snelli che ballavano sul palco con la precisione, la forza, la grazia di grandi uccelli che roteavano a stormi. Stette a guardare senza pensare, rapita dalla loro bellezza fino a che improvvisamente la musica cambiò e i pagliacci entrarono in scena, neri come la notte, neri come i possidenti, indossando delle go
San assunse l'espressione vacua di chi sta pensando come riuscirci, guadagnandoci anche un po' di soldi. Ma il maggiore, che stava in guardia come sempre, rigido come un palo, girò appena la testa per dare un'occhiata a San. L'espressione di San cominciò a cambiare.
Se la proposta di Solly fosse stata un po' fuori dalla norma, San gliel'avrebbe fatto capire. Quel pallone gonfiato del maggiore la stava semplicemente controllando, cercando di tenerla al guinzaglio come se fosse una delle sue do
Ci fu una pausa di durata considerevole, una pausa veramente deliziosa e appagante. Era difficile capire se l'espressione del maggiore fosse cambiata. Le luci soffuse del teatro non evidenziavano i dettagli della sua faccia nera bluastra, ma c'era qualcosa di raggelato nella sua immobilità che le rivelò di essere riuscita a bloccarlo. Alla fine lui disse, «Ho il compito di proteggerla, Nunzio».
«Devo temere i makil? È forse poco opportuno che un inviato dell'Ekumene si congratuli con un grande artista di Werel?» Ancora quel silenzio glaciale. «No,» disse lui.
«Allora ti chiedo di accompagnarmi dietro le quinte, dopo lo spettacolo, per parlare con Batikam.»
Un ce
«È un peccato che i makil attingano sempre dall'Arkamye» disse San compiaciuto, con bigotta disapprovazione. Non era un possidente di alta classe, e infatti non possedeva alcuna proprietà, però era sempre un possidente, un Tualita bigotto, e gli piaceva ricordarselo. «Delle scene dalle Incarnazioni di Tual sarebbero più adatte per questo tipo di pubblico.»
«Sono sicura che sarete d'accordo, Rega» disse lei, crogiolandosi nella propria ironia.
«Niente affatto,» replicò il maggiore con una gentilezza così inespressiva che dapprima lei non capì che cosa avesse detto. Poi Solly dimenticò tutto nel trambusto, mentre cercava la maniera di entrare dentro le quinte e nei camerini degli attori.