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Allontanatasi dal tavolo, Iselle prese a passeggiare nervosamente avanti e indietro per la stanza con un sonoro frusciare di go

Cazaril pensò che la Royina Sara aveva presumibilmente finito per condividere la maledizione di Orico nel momento in cui lo aveva sposato… Non era quindi possibile che Iselle, sposando qualcuno al di fuori di Chalion, potesse liberarsene? Che fosse proprio quello il modo per sottrarsi a quella sciagura? No, bisognava essere cauti: c’era la possibilità che l’antico, cupo destino del Generale Dorato seguisse Iselle anche oltre i confini della sua nuova terra. Doveva consultarsi al riguardo con Umegat, e doveva farlo al più presto.

Iselle smise di passeggiare, soffermandosi a guardare fuori della finestra, socchiudendo gli occhi con fare pensoso. «Devo tentare», ribadì. «Non posso e non voglio far andare alla deriva il mio destino, spingendolo a incontrare un’altra disastrosa cascata e questo senza fare il minimo tentativo per correggerne la rotta. Rivolgerò una petizione al mio regale fratello, e lo farò subito.» Giratasi di scatto, si diresse alla porta con un ce

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Dopo un’ansiosa ricerca in giro per il castello di Zangre, il gruppetto rintracciò Orico nell’unico posto in cui Cazaril non si sarebbe mai aspettato di trovarlo e cioè nelle camere della Royina Sara, all’ultimo piano della Torre di Ias. Il Roya e la Royina erano seduti a un tavolino vicino a una finestra, intenti a giocare a dama, un gioco tanto semplice, con la sua scacchiera e i suoi pezzi di marmo colorato, da sembrare un passatempo per bambini o per convalescenti, e non per i sovrani di una nazione. Ma Orico non stava affatto bene. Quel giorno, l’ombra spettrale che ammantava entrambi pareva sottolineare ancora di più la loro stanca tristezza e, nell’osservarli, Cazaril si rese conto che non stavano giocando per passare il tempo, ma per cercare un diversivo dalla paura e dal dolore che li assediavano.

Cazaril rimase sconcertato dall’abbigliamento di Sara che, invece di optare per il nero e il lavanda, i colori ufficiali del lutto, si era vestita interamente di bianco, scegliendo la tonalità propria del Giorno del Bastardo, festa che veniva tenuta a intervalli di due a

Con una riverenza al fratello e alla cognata, Iselle si fermò davanti a Orico con gli occhi scintillanti e le mani congiunte davanti a sé, in un atteggiamento sottomesso, peraltro smentito dalla rigidità della sua schiena. Mentre Cazaril e Betriz andavano ad affiancarsi alla Royesse e salutavano a loro volta col dovuto rispetto la coppia reale, Orico distolse lo sguardo dalla scacchiera e prese atto della presenza della sorella con un lieve ce

Quasi senza preamboli, Iselle iniziò la sua supplica al Roya. Gli chiese di avviare formali negoziati con Ibra e di chiedere per lei la mano del Royse Bergon, sottolineando che ciò offriva l’opportunità di riportare la pace tra le due nazioni, sanando la frattura creata dallo sfortunato sostegno fornito da Orico al defunto Erede, giacché, a quel punto, né Chalion né Ibra avevano interesse a continuare la guerra. La Royesse sottolineò inoltre come quel matrimonio fosse assolutamente perfetto dal punto di vista dell’età e del rango delle parti interessate, considerato che Bergon aveva la sua stessa età e il suo stesso titolo. Evocò anche i vantaggi che Orico avrebbe avuto grazie alla presenza di un suo parente e alleato presso la corte di Ibra, benché, diplomaticamente, si aste

Il suo sfoggio di eloquenza indusse il Roya a sospirare con aria malinconica. «Iselle, il tuo lutto ti proteggerà per qualche tempo. Neppure Martou dy Jironal… insulterà la memoria di suo fratello dando in sposa ad altri l’orbata fidanzata di Dondo, le cui ceneri sono ancora calde.»

«Le sue ceneri si raffreddera

«No, no», si affrettò a replicare Orico, agitando le mani. «Quello… è stato un errore, adesso me ne rendo conto e mi dispiace.»

Se questo non è minimizzare… pensò Cazaril.

«Non intendevo insultarti, cara sorella e neppure volevo offendere gli Dei», continuò Orico, guardandosi intorno come se gli Dei potessero aggredirlo da un momento all’altro, in una sorta d’imboscata astrale. «Volevo soltanto fare il tuo bene e quello di Chalion.»

Cazaril si rese conto che, a corte, nessuno, tra

«In futuro, non ti sarà offerto nessun matrimonio senza avere, prima, il tuo assenso», dichiarò Orico, con insolita fermezza. «Te lo prometto sulla mia stessa testa, e sulla mia corona.»

Cazaril inarcò le sopracciglia per la sorpresa. Giacché sembrava proprio che Orico stesse parlando sul serio. Dal canto suo, Iselle accettò quell’impegno con un ce

Nel sentire un vago sbuffo, Cazaril spostò poi lo sguardo sulla Royina Sara. Il suo volto era in ombra per via della rientranza della finestra, ma, alle parole del marito, la sua bocca si era incurvata in un fugace sorriso ironico. Chiedendosi quali promesse sole

Come se stesse attraversando un ruscello saltando di sasso in sasso, Orico passò a un’altra manovra evasiva. «Per lo stesso motivo, a causa del nostro lutto è un po’ troppo presto per offrire la tua mano a Ibra. La Volpe potrebbe interpretare la nostra fretta come un insulto.»

«Ma, se aspettiamo, l’Erede di Bergon potrebbe non essere più disponibile!» protestò Iselle, con un gesto impaziente. «Adesso è l’Erede, è in età di sposarsi e suo padre vuole rafforzare i confini, quindi è inevitabile che lo baratti per procurarsi un alleato, magari dandogli in sposa una figlia del sommo March di Yiss o una ricca nobildo