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«Mi dispiace», mormorò Cazaril, sfiorandosi fronte, labbra, ventre, inguine e cuore, con le dita allargate.

«Nei rari momenti in cui non ero troppo impegnato a ubriacarmi, a vomitare o ad agire da stupido, come sono soliti fare i giovani, mi ritrovavo a riflettere sulla vicenda. Accettare la sua morte non è stato facile, e alla fine, un giorno, sono entrato in un Tempio e mi sono offerto agli Dei.» Trasse un profondo respiro. «L’Ordine del Bastardo mi ha accolto nel suo seno, ha dato una casa a chi non l’aveva, amici a chi era solo, onore a chi era disprezzato, e mi ha dato anche un lavoro. A quanto pare… ero sottoposto a un incantesimo.»

Ed era diventato un Divino del Tempio. Cazaril ebbe la certezza che Umegat stesse tralasciando alcuni dettagli, circa una quarantina d’a

Umegat si massaggiò il collo e giocherellò coi capelli raccolti a coda. «Capisci cosa significa essere un santo?» chiese quindi.

«Suppongo che tu sia molto virtuoso», replicò Cazaril, schiarendosi al gola con un certo disagio.

«A dire il vero, no. Non è necessario essere buoni e neppure gentili», ribatté Umegat, con una smorfia. «D’altro canto, posso concederti che, quando si sperimentano determinate cose, i gusti personali cambiano, le ambizioni materiali sembrano perdere valore, l’avidità, l’orgoglio, la vanità e l’ira appaiono cose troppo noiose per dare loro peso.»

«E la lussuria?»

«Sono lieto di affermare che il desiderio carnale non sembra essere influenzato in nessun modo», replicò Umegat, illuminandosi in volto. «O forse dovrei dire che non lo è l’amore, perché crudeltà ed egoismo rendono tedioso il desiderio carnale. Credo però che non sia tanto una crescita della virtù quanto una sostituzione dei vizi precedenti con una sorta di dipendenza dal proprio Dio.» Svuotò la coppa. «Gli Dei amano gli uomini e le do

«Quello in cui il Divino versa l’acqua su tutto? L’ho sentito per la prima volta quando avevo dieci a

«Ascolta me, adesso, e vedrai che non ti a

«No, non sprecare il vino!» protestò Cazaril, vedendo Umegat protendere la mano verso la brocca. «È una dimostrazione cui ho già assistito.»

Sorridendo, Umegat ritrasse la mano dalla brocca. «Ma hai mai capito davvero quanto gli Dei siano impotenti, se anche il più infimo schiavo li può escludere dal proprio cuore?» domandò. «E, se vengono esclusi dal cuore, rimangono esclusi anche dal mondo, perché non possono arrivarvi se non tramite le anime dei viventi. Se gli Dei potessero farsi trasportare da chiunque andasse loro a genio, gli uomini sarebbero semplici marionette, invece ottengono un piccolo canale tramite il quale agire soltanto se e quando una creatura dotata di volontà propria mette se stessa e la propria volontà a loro disposizione, spontaneamente. Gli Dei possono inoltre filtrare attraverso la mente degli animali, sebbene con grande difficoltà. Quanto alle piante… richiedono troppa preveggenza.» Raddrizzò la coppa e prese la caraffa. «D’altro canto, capita che un uomo si apra agli Dei e permetta loro di riversarsi in lui e, per suo tramite, nel mondo. Un santo non è un’anima virtuosa, bensì un’anima vuota, giacché l’uomo — o la do

«Hmm», riuscì a borbottare Cazaril.

Appoggiandosi allo schienale della sedia, Umegat indugiò a osservarlo per qualche tempo, anche se Cazaril ebbe l’impressione che non lo stesse studiando sul piano fisico. Allora, dimmi, come mai un ri

«Faccio ciò che il Dio vuole», replicò Umegat, scrollando le spalle. Poi, in apparenza colpito dall’espressione esasperata sul volto di Cazaril, precisò: «E ciò che lui vuole è tenere in vita il Roya Orico, almeno così pare».

Cazaril si raddrizzò di scatto, lottando per dissipare la nebbia che il vino gli aveva creato nel cervello. «Orico è malato?» domandò.

«Sì. È un segreto di Stato, bada bene, sebbene sia ormai diventato abbastanza evidente per chiunque abbia un po’ di cervello e lo sguardo abbastanza acuto. In ogni caso…» E si accostò un dito alle labbra.

«Io credevo che il risanamento rientrasse nei compiti della Madre e della Figlia», osservò Cazaril.

«Sì, se la malattia del Roya dipendesse da cause naturali.»

«Ha una causa i

«Sì.»

«Ma quell’ombra avvolge pure Teidez e Iselle… E la Royina Sara ne è contaminata a sua volta. Che cosa malvagia è mai questa?»

Posata la coppa, Umegat si tormentò ancora la coda di capelli brizzolati, esalando un profondo sospiro. «Risale al tempo di Fonsa l’Abbastanza Saggio e del Generale Dorato. Suppongo che per te questa sia soltanto storia passata, ma io ho vissuto in quei tempi disperati. Sai, una volta ho avuto modo di vedere il generale, perché all’epoca ero una spia e mi ero insinuato nel suo principato. Odiavo tutto ciò che lui rappresentava, e tuttavia… se mi avesse rivolto una parola, una sola parola, credo che l’avrei seguito strisciando sulle ginocchia. Quell’uomo non era soltanto toccato da un Dio, era un avatar incarnato, diretto a grandi passi verso il fulcro del mondo nella perfetta pienezza dei tempi… o quasi. Il momento del suo trionfo era ormai prossimo, quando Fonsa e il Bastardo lo ha