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Due cortigiani si fecero avanti per pronunciare un sentito e sincero elogio funebre per Dondo, anche se Cazaril non riconobbe nelle loro parole l’effettivo carattere del defunto né la descrizione del suo stile di vita. Il Cancelliere dy Jironal sembrava troppo sopraffatto dall’emozione per parlare a lungo, sebbene fosse difficile stabilire se il suo stato d’animo dominante fosse il dolore o l’ira. Si limitò ad a
Un’altra cifra non indifferente era stata di certo deposta sull’altare del Tempio. Poi tutti i Devoti, gli Accoliti e i Divini di Cardegoss presero a cantare le preghiere con tale slancio da far supporre che il semplice volume di quel coro potesse garantire al defunto una maggiore santità. Uno dei cantori, che faceva parte del gruppo dei contralto, attirò l’attenzione dell’occhio interiore di Cazaril. Si trattava di una do
«Conoscete quell’Accolita in coda alla seconda fila dei cantori della Madre?» sussurrò Cazaril a Nan.
«È una delle levatrici al servizio della Madre», rispose la dama, dopo aver guardato nella direzione indicata. «Ho sentito dire che è molto brava.»
«Capisco.»
Giunse poi il momento della scelta da parte degli animali sacri. La folla si fece attenta, giacché non era assolutamente chiaro o prevedibile quale Dio avrebbe preso con sé l’anima di Dondo dy Jironal. Il suo predecessore nella carica di generale della Figlia, pur essendo padre e no
In risposta a un gesto dell’Arcidivino Mendenal, l’Accolita cui era affidata la ghiandaia della Figlia si fece avanti e sollevò il polso, ma la ghiandaia oscillò su di esso senza abbandonare la presa sulla manica. L’Accolita guardò allora l’Arcidivino, che si accigliò, acce
Nel momento stesso in cui ritrasse le mani, la ghiandaia sollevò la coda, scaricò una chiazza di guano e spiccò il volo, trascinandosi dietro i lacci di seta ricamata e lanciando strida acute. Almeno tre uomini accanto a Cazaril emisero suoni soffocati, ma l’espressione furente del Cancelliere dy Jironal fu sufficiente a trattenere chiunque dallo scoppiare a ridere. Accanto al Cancelliere, Iselle abbassò gli occhi azzurri, che ardevano come fuochi cerulei, e la sua aura si fece ancor più ribollente, mentre l’Accolita indietreggiava e piegava indietro il capo per seguire con ansia il volo della ghiandaia, che infine si appollaiò sulla sommità di una delle elaborate colo
Anche l’uccello verde, sacro alla Madre, rifiutò di lasciare il braccio dell’Accolita cui era affidato. Stavolta, tuttavia, l’Arcidivino Mendenal si limitò a segnalare con un ce
L’Accolita del Figlio si servì del guinzaglio di rame per trascinare la volpe fino alla cassa, ma l’animale prese a uggiolare e a mordere, cercando di far presa sul pavimento coi suoi artigli neri. All’Arcidivino non rimase altro che indicare all’Accolita di tirarsi indietro.
Seduto sulle zampe posteriori, con la lunga lingua rosea che pendeva dalle fauci socchiuse, il robusto lupo grigio emise un cupo ringhio quando la sua custode dalle vesti grigie acce
Lo sguardo di tutti, carico di aspettativa, si appuntò allora sulla figura vestita di bianco dell’Accolita del Bastardo, che aveva con sé i suoi ratti candidi. Il Cancelliere dy Jironal, accanto al feretro, aveva le labbra serrate e quasi bianche a causa della furia impotente che lo divorava. Tratto un profondo respiro, l’Accolita avanzò verso il cadavere e depose le sue creature sacre sul petto di Dondo, indicando così che il Dio accettava quell’anima scartata dalle altre divinità.
Nel momento in cui le sue mani abbandonarono la presa sui bianchi corpi setosi, però, entrambi i ratti saettarono lontano dal feretro, in direzioni opposte, così rapidi da sembrare scagliati da una catapulta. Colta alla sprovvista, l’Accolita oscillò, come se non riuscisse a decidere quale delle sacre bestiole a lei affidate inseguire per prima, e sollevò le mani in un gesto di disperazione. Nel frattempo, uno dei ratti si diresse verso il rifugio sicuro offerto dalle colo
Betriz si avvicinò a Cazaril per sussurrargli all’orecchio: «Ma cosa significa tutto questo? Il Bastardo prende sempre gli scarti degli altri Dei, sempre. È il suo… lavoro, e non può rifiutare di accogliere un’anima respinta… Anche se credevo che se ne fosse già impossessato».
«Se nessun Dio ha preso con sé l’anima di Lord Dondo… allora essa è ancora nel mondo», rispose Cazaril, altrettanto sgomento. «Se l’anima non è là, allora dev’essere qui, da qualche parte…» Uno spettro inquieto, uno spirito senza riposo, reciso e da
La cerimonia s’interruppe, e l’Arcidivino e il Cancelliere dy Jironal si appartarono dietro il focolare per conferire a bassa voce, anche se di tanto in tanto il loro tono di voce si alzava, attizzando la curiosità della folla in attesa. Facendo capolino da dietro il focolare, l’Arcidivino chiamò poi a sé un giovane Accolita del Bastardo che, dopo aver scambiato con lui poche, sommesse parole, si allontanò di corsa.
Mentre il cielo grigio si scuriva sempre di più, un Divino di rango inferiore, di sua iniziativa, guidò i cantori in un i
Cazaril si sorprese a desiderare di aver utilizzato l’opera di Ordol, Il quintuplice sentiero dell’anima, in maniera più proficua che come semplice paravento per i propri so