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«Oh, state diffamando quella povera porcella, Royesse!» esclamò Lord dy Rinal. «Dopotutto, è possibile che anche lei sia vergine!»

«Dev’esserlo di certo, altrimenti non avrebbe strillato tanto», interloquì, ridendo, la dama che accompagnava dy Rinal.

«È un vero peccato che Lord Dondo non l’abbia trovata di suo gradimento», aggiunse dy Sanda, in tono acido. «Confesso di esserne sorpreso. Stando a quello che ho sentito dire sul suo conto, mi sarei aspettato che fosse pronto a dividere il letto con qualsiasi creatura.» E scoccò un’occhiata in tralice a Teidez, per verificare l’effetto che quelle parole avevano su di lui.

«E dopo che abbiamo inondato quella porcellina col mio miglior profumo darthacano, per di più!» sospirò Lady Betriz, nel cui sguardo il divertimento rivaleggiava con una rabbia bruciante e con una profonda soddisfazione.

«Dovevate dirmelo…» cominciò Cazaril, ma subito dopo si chiese cosa, esattamente, gli avrebbero dovuto dire. Era evidente che non gli avevano rivelato il tenore dello scherzo perché lui si sarebbe opposto. Allora dovevano forse riferirgli le insistenti pressioni di Dondo? Domandandosi fino a che punto quelle pressioni fossero diventate sgradevoli, Cazaril serrò i pugni sino ad affondare le unghie nei palmi, consapevole che non c’era nulla che lui poteva fare. Rivolgersi a Orico o alla Royina Sara sarebbe stato del tutto inutile…

«Sarà la storia più interessante della settimana in tutta Cardegoss», dichiarò Lord dy Rinal. «Era da a

I due cortigiani e la dama si congedarono dagli altri, probabilmente per raccontare lo scherzo agli amici ancora svegli.

«Royesse… Non è stata una mossa saggia», mormorò Cazaril, dopo aver represso gli altri commenti che gli erano saliti alle labbra.

Per nulla intimidita, Iselle si girò a guardarlo con espressione accigliata. «Quell’uomo indossa le vesti di un sacro generale dell’Ordine della Signora della Primavera, e tuttavia cerca di derubare le do

«Rallegratevi, Cazaril», aggiunse dy Sanda. «Lord Dondo non può certo vendicare la propria vanità offesa a spese del Royse e della Royesse.» Poi si guardò intorno e vide che Teidez si era allontanato lungo il corridoio per recuperare i nastri che il maialino aveva seminato durante la fuga. Allora abbassò la voce, prima di aggiungere: «Inoltre, è valsa la pena mostrare a Teidez il suo… eroe sotto una luce meno lusinghiera. Quand’è uscito incespicando dalla camera di Betriz, reggendosi i pantaloni, Lord Dondo ha trovato i nostri testimoni ad attenderlo e, nel passargli tra le gambe per fuggire, Lady Porcellina per poco non lo ha gettato a terra, facendogli fare la figura del perfetto idiota. È stata la lezione migliore che sono riuscito a impartire a Teidez in tutto il mese trascorso dal nostro arrivo, e adesso forse riusciremo a riguadagnare un po’ del terreno perduto».

«Prego che voi abbiate ragione», replicò Cazaril, con cautela, evitando di precisare che il Royse e la Royesse erano le uniche persone a essere al sicuro dalla vendetta di Dondo.

Nonostante i suoi timori, per parecchi giorni non ci furono segni di rappresaglie e Lord Dondo sopportò le battute di dy Rinal e dei suoi amici con aria tesa ma sorridente. A ogni pasto, Cazaril si sedette a tavola con l’aspettativa — quasi con la certezza — di veder servire un particolare maiale, arrostito e decorato con nastri. Non successe mai, eppure lui continuò a sentirsi tutt’altro che tranquillo, mentre Lady Betriz, che in un primo tempo si era lasciata contagiare dai suoi timori, adesso pareva calmissima. Contrariamente a lei, però, Cazaril aveva avuto ampia dimostrazione del fatto che Dondo, a onta del temperamento irascibile, era capace di aspettare a lungo l’occasione giusta per vendicarsi.

Con sollievo di Cazaril, entro una quindicina di giorni i cortigiani smisero d’imitare il verso del maiale nei corridoi del castello. Nuove feste, altre burle e pettegolezzi più freschi presero il posto dello scherzo giocato a Lord Dondo; col trascorrere dei giorni, Cazaril arrivò addirittura a sperare che Dondo avesse deciso d’inghiottire in silenzio l’amara medicina che gli era stata pubblicamente somministrata. Forse era stato merito del fratello, incline a considerare orizzonti più vasti della piccola società chiusa dentro le mura del castello di Zangre. Sì, poteva darsi che fosse intervenuto per smorzare la reazione di Lord Dondo… anche perché dall’esterno stavano giungendo notizie allarmanti. Si parlava di un intensificarsi della guerra civile nell’Ibra meridionale, di atti di banditismo nelle province e del fatto che il maltempo aveva bloccato i passi montani molto in anticipo rispetto al solito.

Alla luce di quei rapporti, Cazaril cominciò a pensare ai problemi logistici co

«Mio signore dy Cazaril… Il Roya vi chiede di raggiungerlo nella Torre di Ias», disse il giovane.

Inarcando le sopracciglia con aria sorpresa, Cazaril posò la pe

Preceduto dal paggio, Cazaril raggiunse la lunga stanza al secondo piano della Torre di Ias, che dy Jironal usava come Cancelleria quando la corte risiedeva al castello di Zangre. Era un ambiente rivestito di scaffali carichi di libri e di pergamene. Lì venivano ospitate anche le sacche da sella con sigillo utilizzate dai corrieri reali. All’arrivo di Cazaril, le due guardie in livrea, sull’attenti davanti alla porta, lo seguirono all’interno, tenendolo d’occhio.

Il Roya Orico era seduto insieme col Cancelliere dietro un grande tavolo coperto di documenti e aveva l’aria stanca; quanto a dy Jironal, abbigliato quel giorno come un semplice cortigiano, anche se con la catena simbolo della sua carica, appariva teso e attento. Un altro cortigiano, che Cazaril riconobbe come Ser dy Maroc, responsabile dell’armeria e del guardaroba reale, era fermo a un’estremità del tavolo, mentre dall’altra parte c’era uno dei paggi di Orico, che aveva l’aria molto preoccupata.

«È Castillar dy Cazaril, sire», a