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«Buonanotte, mio verde amico», gli disse. «Credo che tu non sia ancora pronto per trattare con l’alta società locale. Forse Lord dy Cazaril dovrebbe passare di qui, ogni tanto, e insegnarti anche un po’ di roknari di casta alta.»

Cazaril stava per commentare che Umegat sembrava perfettamente in grado di assolvere quel compito, allorché ve

Il commento fatto dal siniscalco il giorno stesso del loro arrivo corrispondeva alla realtà, pensò allora Cazaril. Quel serraglio era fonte di enorme consolazione per Orico, che adesso aveva lo sguardo limpido e il volto soffuso di un colorito sano, senza più traccia dello sfinimento manifestato subito dopo la colazione.

«Dovete venire a vedere i miei gattoni», a

Il gruppetto lo seguì lungo il corridoio di pietra, mentre lui mostrava con orgoglio alcune gabbie contenenti un paio di splendidi felini dal pelo dorato, con grossi ciuffi di pelo sulle orecchie, che provenivano dalle montagne nella parte sud di Chalion; un’altra gabbia ospitava un raro esemplare albino della stessa razza, con gli occhi azzurri e le orecchie sovrastati da ciuffi di pelo nero. Quell’estremità del corridoio accoglieva anche un paio di creature — volpi del deserto dell’Arcipelago, a detta di Umegat — simili a lupi, ma ossute e di taglia più piccola, con enormi orecchie triangolari e un’espressione insolitamente cinica.

Infine Orico mostrò loro il leopardo, senza dubbio il suo animale preferito. Condotto fuori dalla gabbia mediante il guinzaglio d’argento, il grosso felino prese a sfregarsi contro le gambe del Roya, emettendo strani, piccoli versi gorgoglianti. Cazaril tratte

Incoraggiato, Cazaril provò a inginocchiarsi a sua volta, ma il ronfare del felino assunse subito un altro tono, che a lui parve ostile. Gli occhi ambrati, poi, lo scrutavano con tale freddezza da indurlo a rialzarsi.

Il Roya decise di trattenersi nel serraglio per parlare col capo stalliere, quindi toccò a Cazaril riaccompagnare le dame allo Zangre. Lungo il tragitto esse discussero allegramente, cercando di capire qual era la bestia più interessante.

«Secondo voi, qual è l’esemplare più strano, là dentro?» domandò infine Betriz a Cazaril.

Lui esitò un istante prima di replicare, ma alla fine decìse di rispondere con sincerità. «Umegat.»

Betriz stava per ribattere a quella che pensava fosse una battuta scherzosa, ma poi vide Iselle scoccare a Cazaril un’occhiata penetrante e tacque. Sui tre scese un pensoso silenzio, che continuò a regnare finché non raggiunsero il portone del castello.

L’accorciarsi delle giornate, dovuto al sopraggiungere dell’autu

Teidez, invece, almeno secondo Cazaril, stava assorbendo ogni cosa. Gli scontri sempre più frequenti e aperti tra lui e dy Sanda ne erano un segno: il tutore si ostinava a combattere una battaglia persa in partenza, deciso com’era a costringere il ragazzo a osservare la disciplina vigente nella casa della Provincara. La stessa Iselle cominciò a preoccuparsi per i crescenti segni di tensione tra il fratello e il suo tutore. Cazaril lo comprese una mattina, quando Betriz, con fare noncurante, lo prese in disparte, e lo portò verso una finestra che sovrastava la confluenza dei due fiumi e buona parte dell’entroterra di Cardegoss. Dopo qualche vago commento sul clima, che rispecchiava la stagione, e sulla caccia, Betriz passò all’argomento che le stava a cuore. «Qual è stato il motivo della spaventosa lite che Teidez e il povero dy Sanda ha

«Uh… ecco…» a

«Oh!» commentò Betriz che, con sollievo di Cazaril, non appariva eccessivamente sconvolta. «Oh», ripeté, chiudendosi poi in un silenzio assorto. Fissava la pianura dorata che si stendeva al di là del fiume e l’ampia vallata, dove il raccolto era ormai stato quasi ultimato. Infine, mordendosi un labbro, riportò lo sguardo su Cazaril e, in tono preoccupato, riprese: «Non è… Di certo non… Voglio dire, c’è senza dubbio qualcosa di molto strano nello spettacolo offerto da un quarante

«Se si trattasse di un semplice ragazzino, lo troverei davvero strano, ma, considerato che stiamo parlando di un Royse, forse del prossimo Roya, futuro dispensatore di cariche, ricchezze, preferenze, opportunità militari… Be’, in tal caso direi che il suo comportamento ha una ragione evidente. Del resto, se pure Dondo smettesse di stare tanto addosso a Teidez, il suo posto sarebbe subito preso da altri tre uomini. Non è tanto la frequentazione assidua a colpire, bensì… la maniera in cui essa si svolge.»

«Senza dubbio», conve

«Infatti, anche se ci sono definizioni più volgari. D’altro canto… In effetti, Teidez è prossimo all’età adulta, e prima o poi dovrà pur imparare…»

«La notte di nozze non è più che sufficiente per questo?» lo interruppe Betriz. «Noi dobbiamo imparare tutto in quella circostanza.»

«Gli uomini… di solito si sposano più tardi», replicò Cazaril, con una certa cautela. Era un argomento che preferiva evitare, anche perché il suo tardivo apprendistato in quel campo lo imbarazzava ancora. «Di norma, un uomo ha un amico, un fratello, o anche il padre o uno zio, che s’incarica… d’insegnargli come comportarsi con le do

«Però Teidez non ha vicino una persona del genere», obiettò Betriz, accigliandosi. «Ecco, tra