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Un colpo alla porta interruppe bruscamente la lezione.

«Sì?» rispose Cazaril, in tono distratto.

All’aprirsi del battente, il corvo svolazzò all’indietro e cadde dalla finestra. Cazaril seguì con lo sguardo il suo volo, osservandolo precipitare per un breve tratto e poi allargare di scatto le ali, tornando a librarsi nell’aria. Si allontanò con un moto circolare, sulla spinta di una corrente d’aria mattutina che saliva lungo la superficie del burrone.

«Mio signore dy Cazaril, la…» cominciò una voce, che poi s’interruppe di colpo.

Cazaril si voltò e, nel trovarsi davanti un paggio dall’aria sconvolta, fermo sulla soglia della sua stanza, si rese conto con un improvviso senso d’imbarazzo di non aver ancora indossato la camicia. «Sì, ragazzo?» domandò, allungando senza fretta la mano verso la tunica e scrollandola ancora, prima d’infilarla. «Cosa c’è?»

Il suo tono, pacato e indifferente, intimava a non fare commenti o domande in merito al disastro, vecchio ormai di un a

«Ti ringrazio», replicò freddamente Cazaril, congedandolo poi con un ce

L’escursione mattutina per la quale Iselle richiedeva la scorta di Cazaril contemplava semplicemente la visita al serraglio che Orico le aveva promesso. Al suo ingresso nella camera verde, Cazaril trovò il Roya su una sedia, immerso nel so

Nel cortile delle stalle, i tre s’imbatterono nel gruppo formato da Teidez e dai suoi compagni di caccia, in procinto di muoversi. Fin dal suo arrivo a Zangre, Teidez aveva implorato di poter andare a caccia e, a quanto pareva, Lord Dondo aveva realizzato il suo desiderio, chiamando a raccolta una mezza dozzina di cortigiani, stallieri, battitori, sei cani e Ser dy Sanda. In sella al suo cavallo nero, Teidez salutò con allegria la sorella e il suo regale fratello. «Lord Dondo sostiene che probabilmente la stagione non è ancora abbastanza avanzata da poter avvistare un cinghiale», gridò. «Ma forse saremo fortunati.»

Lo stalliere di Teidez, che lo seguiva in sella al proprio cavallo, trasportava un vero e proprio arsenale di armi, comprese la nuova balestra e la lancia per cinghiali. Iselle, che non era stata invitata, lanciò alla piccola compagnia uno sguardo d’invidia. Persino dy Sanda sfoggiava un sorrisetto soddisfatto di fronte alla prospettiva di una mattinata dedicata a quella nobile attività. Poi Lord Dondo lanciò un grido di entusiasmo e il gruppo uscì dal cortile al piccolo trotto.

Cazaril cercò di capire perché si sentisse a disagio a contemplare quella gradevole immagine di caccia autu

Con passo pesante, Orico si avviò per aggirare le stalle, costringendo le dame e Cazaril a seguirlo. Il capo stalliere Umegat, che di certo era stato avvertito, li stava aspettando tutto compunto vicino alle porte del serraglio, spalancate per lasciar entrare il sole e la brezza mattutina. Mentre si avvicinavano, lo stalliere fece un profondo inchino.

«Questo è Umegat», spiegò Orico alla sorella. «Gestisce il serraglio per mio conto. È un roknari, ma sotto molti aspetti è un brav’uomo.»

Controllando un sussulto di allarme, Iselle rivolse allo stalliere un aggraziato ce

Sgranando gli occhi, Umegat s’inchinò ancor più profondamente. «La benedizione degli Altissimi scenda anche su di voi, m’hendi», rispose, con un purissimo accento dell’Arcipelago, utilizzando la forma grammaticale richiesta a uno schiavo che si rivolga al suo padrone.

Nel sentirlo parlare, Cazaril inarcò di scatto le sopracciglia, perché era chiaro che quello non era un mezzosangue chalionese. Quali vicissitudini lo avevano condotto al castello di Zangre? «Siete molto lontano da casa, Umegat», azzardò allora, spinto dalla curiosità, utilizzando la forma propria del rapporto servitore-servo inferiore.

«Avete un orecchio acuto, m’hendi», osservò Umegat, con un acce

«Lord dy Cazaril è il mio maestro…» iniziò a spiegare Iselle.

«In tal caso, mia signora, siete servita in maniera eccellente», replicò Umegat, poi si girò verso Cazaril e, passando alla forma servitore-studioso, una raffinatezza grammaticale ancora superiore alla modalità servitore-padrone, aggiunse: «Adesso, Saggio, Chalion è la mia casa…»

«Mostriamo a mia sorella i miei animali», interve

Ricambiando il sorriso, Umegat li precedette all’interno del serraglio, che quella mattina sembrava ancora più pulito e ordinato di quanto Cazaril lo rammentasse. Senza dubbio era più pulito delle sale per i banchetti di Orico.

Congedatosi dagli altri, Orico si diresse immediatamente verso una delle gabbie degli orsi. Al suo ingresso, l’animale che la occupava si svegliò, sollevandosi a sedere sulle zampe posteriori, posizione immediatamente imitata da Orico, che si accoccolò sulla paglia pulita. I due rimasero a fissarsi, il Roya stranamente simile all’orso nella posa e nella figura. Dopo un po’, Orico aprì il tovagliolo e staccò un pezzetto del favo, porgendolo all’orso che si protese in avanti, a

Umegat le accompagnò poi a vedere quelle strane creature simili a capre. Giacché gli animali erano palesemente erbivori, le due dame non ebbero timore di entrare negli stalli per accarezzarli ed elogiare i loro grandi occhi scuri dalle lunghe ciglia. Spiegando che si chiamavano velia, e che venivano importati da un luogo che si trovava al di là dell’Arcipelago, Umegat porse alle dame alcune carote, che esse diedero ai velia con grande soddisfazione reciproca.

Dopo essersi pulita sulla veste le mani sporche di carota e della saliva dei vella, Iselle e gli altri seguirono Umegat verso le voliere, mentre Orico, con un ce

In quel momento, una sagoma scura scese in picchiata dal cielo e s’insinuò nel corridoio di pietra dalla volta arcuata, arrestandosi poi con un borbottio e uno sbattere d’ali sulla spalla di Cazaril; sussultando con violenza, l’uomo girò la testa di scatto e si trovò davanti un corvo, probabilmente lo stesso che si era posato sulla sua finestra, almeno a giudicare dalla coda, cui mancavano due pe