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Al suo ingresso in camera, Cazaril trovò sul letto un altro paio di tuniche e di calzoni, con ogni probabilità appartenuti al siniscalco al tempo in cui era più giovane e magro. Mentre li riponeva nella cassapanca ai piedi del letto, si ricordò d’un tratto del libretto del mercante defunto, ancora riposto nella sopravveste nera, e lo prese, deciso a portarlo al Tempio quel pomeriggio stesso. Subito dopo, però, tornò a posarlo, pensando che forse, all’interno di quelle pagine cifrate, si a

Dopo pranzo, Cazaril si concesse uno splendido so

I libri contabili erano abbastanza semplici da gestire: vi era segnato l’acquisto di un oggetto o di un gioiello di scarso valore, i regali ricevuti ed elargiti, i gioielli di effettivo pregio, ereditati o avuti in dono, i capi di vestiario. Nei libri erano a

Di norma, la processione nuziale era un viaggio di sola andata. Invece la madre di Iselle, la Royina Vedova, era tornata alla dimora d’origine… distrutta. Cazaril cercò di scacciare quell’immagine. Il pensiero di Lady Ista continuava a turbarlo. Si diceva che la follia scorresse nel sangue di alcune famiglie nobili… anche se non in quella di Cazaril, colpita piuttosto dalla sfortuna nelle alleanze politiche e da una generale imprudenza finanziaria. Era vero che entrambe le cose alla lunga si erano rivelate altrettanto devastanti. Era possibile che Iselle corresse il rischio… Si augurò che così non fosse.

La corrispondenza della Royesse era scarsa, tuttavia non priva d’interesse. C’erano alcune lettere brevi ma gentili, scritte dalla no

Compiaciuto, Cazaril notò che quelle lettere erano state scritte dal Roya in persona; era infatti improbabile che Orico avesse alle sue dipendenze uno scrivano con una calligrafia così irregolare e stentata. Si trattava prevalentemente di lettere molto brevi, che rivelavano il tentativo di un adulto di essere gentile nei confronti di una bambina. Quando descrivevano il serraglio, però, diventavano fluide e spontanee per almeno un paio di paragrafi, forse perché Orico adorava quel luogo o forse perché era convinto che esso fosse un argomento interessante tanto per lui quanto per Iselle.

Quel piacevole lavoro ve

Al rientro, andarono a cena, poi Cazaril poté ritirarsi nella propria camera. Provò gli abiti nuovi, li ripiegò nella cassapanca, quindi si mise a decifrare le prime pagine del libro di quel povero, stolto mercante di lana. Ben presto, però, le sue palpebre si fecero pesanti, e lui dormì come un sasso fino al mattino successivo.

Le cose continuarono com’erano cominciate. Le mattine ve

La sua descrizione dell’Arcipelago Roknari, che era quella di uno schiavo, richiese da parte sua una censura ancora maggiore. Nel trattare quell’argomento, Cazaril scoprì che la noia dimostrata da Iselle e da Betriz per l’apprendimento della lingua roknari parlata dalle caste elevate si poteva curare con lo stesso metodo da lui adottato con un paio di paggi della casa del Provincar della Guarida, cui era stato un tempo incaricato d’insegnare quella lingua. Il sistema era molto semplice: consisteva nell’insegnare alle due dame una parola di roknari volgare (anche se non eccessivamente volgare) per ogni venti vocaboli di roknari di corte che potevano dimostrare di aver memorizzato. Naturalmente non avrebbero mai avuto bisogno di usare quei termini rozzi, ma era comunque utile che fossero in grado di comprenderli, se li avessero sentiti. E riuscivano a farle ridacchiare entrambe in maniera adorabile.

Cazaril affrontò anche con una certa trepidazione il primo incarico che gli era stato assegnato dalla Royesse: indagare sulla probità del Justiciar provinciale. Domande indirette rivolte alla Provincara e a dy Ferrej gli fornirono le informazioni di base, senza però dargli nessuna certezza in un senso o nell’altro. Peraltro lui non ebbe mai modo d’incontrare il Justiciar nella sua veste ufficiale, ma soltanto in occasioni pubbliche. Alcune escursioni in città, mirate a rintracciare qualcuno che potesse parlargli con franchezza — perché aveva conosciuto il Cazaril di diciassette a