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«No, naturalmente no», rispose Iselle, sollevando il mento con fare deciso. «Per stanotte festeggeremo. Potrai cominciare domani.»
«Se per allora ti sentirai abbastanza in forze», si affrettò a interloquire Bergon.
«È un compito immenso…» cominciò Cazaril. Aveva chiesto solo un po’ di pane e gli avevano dato un intero banchetto. Tra quelli che cercavano di proteggerlo a ogni costo e quelli che sacrificavano spietatamente le sue esigenze per i loro fini, cominciava a preferire la seconda categoria… Cancelliere dy Cazaril… Lord Cancelliere… si sorprese poi a sillabare in silenzio, quasi suo malgrado, e a poco a poco si rinfrancò.
«Stanotte, dopo cena, lo a
Il braccio di Cazaril scivolò intorno alla vita di Betriz e lui, senza la minima timidezza, la fece sedere sulle sue ginocchia, con un movimento così repentino da strapparle uno strillo di sorpresa. «Le labbra, eh?» mormorò, baciandola.
Dopo qualche tempo, quasi senza fiato, Betriz si tirò indietro e passò una mano sul proprio mento e su quello di lui. «Adesso la tua barba non mi punge più», commentò.
La mattina successiva, a tarda ora, Cazaril riuscì finalmente a rintracciare Umegat presso la Casa del Bastardo, dove un rispettoso Accolita lo guidò fino al terzo piano. Lo stalliere muto, Daris, ve
Umegat, anche lui vestito di bianco, sedeva a un tavolino, in una zona d’ombra, e Cazaril notò con gioia che aveva davanti a sé carta, pe
«Cosa sono questi fogli?» domandò subito, con entusiasmo, mentre Daris andava a preparare la bevanda. «Hai recuperato la capacità di scrivere?»
«Per ora, sembro un bambino di cinque a
«Da parte a parte», ammise Cazaril. «Però è servito a liberarmi di Dondo e del demone, il che mi ha ampiamente ripagato della sofferenza. Dopo, la Signora mi ha risparmiato dalla febbre e dalla morte.»
«Allora te la sei cavata bene», commentò Umegat, lanciando un’occhiata a Daris.
«Sì, in modo miracoloso.»
«Hmm», mormorò Umegat, protendendosi in avanti sul tavolo e scrutandolo viso. «Vedo che hai frequentato compagnie elevate.»
«Hai recuperato la seconda vista?» domandò Cazaril, stupito.
«No, si tratta solo di una particolare espressione che nasce da alcune esperienze, e che ho imparato a riconoscere.»
In effetti, anche Umegat aveva quell’aria particolare. A quanto pareva, se un uomo veniva toccato da un Dio e, in seguito a ciò, non perdeva del tutto il suo equilibrio interiore, allora riemergeva da quell’esperienza dotato di un nuovo, misterioso equilibrio interiore. «Anche tu hai visto il tuo Dio», osservò Cazaril.
«Un paio di volte», ammise Umegat.
«Quanto tempo ci vuole per riprendersi?»
«Non lo so ancora con certezza», mormorò Umegat, sfregandosi le labbra con aria pensosa. «Sei in grado di dirmi che cos’hai visto?»
Notando il bagliore apparso negli occhi grigi dell’altro, Cazaril ebbe un sussulto. Ho anch’io questo aspetto quando parlo della Signora? si chiese. Allora non mi meraviglia che la gente mi guardi in modo strano…
Con ordine, procedette a raccontare la sua storia, a cominciare dalla precipitosa partenza da Cardegoss per conto della Royesse. Nel frattempo ve
«Per qualche tempo, dopo la mia prima… esperienza, io ho cercato di ritrovare il Dio con la musica», replicò Umegat. «Purtroppo, non avevo il talento necessario.»
Cazaril si limitò ad a
Umegat inarcò di scatto le sopracciglia grigie e gli rivolse un acce
«Io però continuo a pensare di avere indosso gli stivali di un morto», obiettò Cazaril, con una smorfia.
«Lo capisco», sorrise Umegat. «Quanto a noi, il Tempio si occupa piuttosto bene dei suoi ex santi e ci fornisce tutto ciò di cui possiamo aver bisogno. Mi piacciono queste stanze, questa città, quest’aria primaverile e… la compagnia di me stesso. Spero che il Dio mi conceda ancora un paio d’incarichi interessanti prima che la mia vita giunga al termine, anche se preferirei non avere più a che fare con animali o con sovrani.»
«Suppongo che tu conoscessi il povero Orico meglio di chiunque altro, tra
«L’ho visto quasi tutti i giorni per sei a
«Per quel che può valere, io lo ritengo una specie di eroe», osservò Cazaril, in tono esitante.
«Sono d’accordo», a
Daris si alzò dal suo angolo per portar via le tazze del tè.
«Grazie», gli disse Umegat, battendo un colpetto sulla mano che lui gli aveva posato sulla spalla.
Raccolte tazze e piatti, Daris si allontanò, seguito dallo sguardo incuriosito di Cazaril. «Lo conosci da molto tempo?» chiese poi.
«Da circa vent’a
«Allora non era soltanto il tuo assistente nel serraglio… Quando lo hai conosciuto, era già stato…»