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Cazaril si ritrovò inginocchiato sulle pietre gelide, con la spada che tinti

Dentro di lui, Dondo gemeva e ululava in preda all’ira e alla frustrazione. Lentamente, tuttavia, quei richiami andarono scemando, fino a cessare del tutto; quanto al demone, si era riadagiato nel suo ventre come un gatto in caccia, teso e guardingo. Dolorante, Cazaril provò a chiudere e ad aprire più volte la mano, per verificare se aveva ancora il controllo del proprio corpo.

Sembrava proprio che il demone della morte non fosse particolarmente schizzinoso riguardo alle anime con cui riempire i suoi secchi, a patto che fossero due: quella di Cazaril e quella di Dondo, oppure quella di Cazaril e quella di un altro assassino… o di un’altra vittima? Lui non avrebbe saputo dirlo, e non riteneva neppure che avesse importanza, date le circostanze. Dondo aveva sperato di rimanere aggrappato al suo corpo e di far strappare via l’anima di Cazaril, cosa che lo avrebbe lasciato in possesso del territorio conteso, se così si poteva dire. Ciò significava che gli intenti di Dondo e quelli del demone non coincidevano. Il demone pareva disposto ad accontentarsi della morte di Cazaril, comunque si fosse verificata, mentre Dondo voleva un assassinio.

Accasciato a terra, senza più forze, con le lacrime che gli filtravano da sotto le palpebre, Cazaril si rese conto che intorno a lui il chiasso era cessato. Una mano gli toccò una spalla, strappandogli un sussulto, e la voce spaventata di Foix gli risuonò all’orecchio. «Mio signore? Mio signore, siete ferito?»

«Non… sono ferito», ansimò Cazaril, sbattendo le palpebre e protendendo una mano verso la sua spada, ma solo per ritraila di scatto perché era rovente. Ferda sopraggiunse in quell’istante e, benché tremasse visibilmente, i fratelli dy Gura riuscirono a sollevarlo.

«Siete certo di star bene?» domandò Ferda. «A Cardegoss, quella dama dai capelli neri ci ha promesso che la Royesse ci avrebbe fatto staccare le orecchie, se non vi avessimo riportato da lei vivo.»

«Sì», confermò Foix. «E ha aggiunto che dopo lei avrebbe usato la nostra pelle per farci un tamburo.»

«La vostra pelle è salva, almeno per ora», garantì Cazaril, raddrizzandosi un poco e guardandosi intorno con sguardo ancora un po’ vacuo. Un servitore che sembrava più un sergente maggiore, stava minacciando con la spada una mezza dozzina di bravacci, distesi al suolo in segno di resa; altri tre banditi sedevano a ridosso del muro della stalla, gementi e sanguinanti, e un altro servitore stava trascinando nel centro del cortile il cadavere del balestriere.

Accigliandosi, Cazaril abbassò lo sguardo sul corpo di dy Joal. Nel corso del loro breve duello, non si erano scambiati una sola parola, e ciò creava nel Castillar un profondo disagio. La mera presenza di quel bravaccio, pur sottintendendo molte cose, non confermava nulla. Dy Joal era stato inviato da dy Jironal, oppure aveva agito di sua iniziativa? «Il capo… Dov’è il loro capo? Voglio interrogarlo», disse.

«È laggiù, mio signore, ma temo che non vi potrà rispondere», replicò Foix.

Poco lontano, Cazaril scorse Bergon che si stava rialzando dopo aver esaminato un cadavere. Purtroppo era il cadavere dell’uomo brizzolato.

«Ha combattuto con vigore e ha rifiutato di arrendersi», spiegò Ferda, in tono di scusa. «Aveva già ferito due dei nostri servitori, quando infine Foix lo ha abbattuto con una quadrella.»

«Credete che fosse davvero il siniscalco di questo posto, mio signore?» aggiunse Foix.

«No.»

Bergon si diresse verso di lui, la spada ancora in pugno, e lo squadrò da capo a piedi con aria preoccupata. «Adesso cosa facciamo, Caz?» domandò.

Lo spettro della do

«Io… vi seguirò, tra un momento», sussurrò Cazaril.

«Come?» esclamò Bergon.

Cazaril si costrinse a distogliere lo sguardo da ciò che soltanto la sua seconda vista poteva scorgere. «Rinchiudeteli in una stalla sorvegliata», ordinò, facendo un ce

«Non dovremmo prendere una scorta più numerosa, mio signore?» obiettò Foix.

«No, non credo sia necessaria…»

Lasciati Bergon e Ferda a occuparsi dei sicari superstiti, Cazaril si diresse verso il portone, seguito da Foix, che lo fissò con aria perplessa quando lui imboccò senza esitazione un sentiero tra i pini. Mentre camminavano, le strida dei corvi si fecero sempre più acute, inducendo Cazaril a farsi forza, in previsione di quello che avrebbero trovato. Il sentiero finiva sul bordo di un burrone.

«Per l’inferno del Bastardo», sussurrò Foix, abbassando la balestra e toccandosi i cinque punti sacri del corpo in un gesto di protezione.

Avevano trovato i cadaveri.

Giacevano in fondo al burrone, dov’erano stati gettati sopra un accumulo di a

«Signora, se io sono ancora vivo in questo luogo, allora significa che tu sei presente», sussurrò Cazaril, crollando in ginocchio. «Per favore, allevia la sofferenza di queste povere anime.»

L’espressione di quei volti spettrali passò immediatamente dall’angoscia alla meraviglia, poi i loro corpi evanescenti dive

«Foix, aiutami a rialzarmi», disse Cazaril, dopo qualche istante. Sconcertato, Foix gli passò una mano sotto il gomito per sollevarlo, e lui si girò, barcollando, avviandosi lungo il sentiero.

«Mio signore, non dovremmo cercare se ce ne sono altri?» domandò Foix.

«No, sono tutti qui», garantì Cazaril, e il giovane ufficiale lo seguì senza aggiungere altro.

Al loro ritorno nel cortile, videro Ferda e un servitore armato uscire dal portone della rocca. «Avete trovato qualcuno?» chiese Cazaril.

«No, mio signore.»

Accanto al portone, lo spettro dell’uomo giovane stava ancora indugiando, sebbene il suo corpo luminescente sembrasse prossimo a dissolversi come fumo nel vento, e si contorceva, incitando Cazaril a entrare.

«Sì, sì, arrivo», gli disse lui, chiedendosi quale spaventosa urgenza potesse aver indotto quello spettro ad aggrapparsi al mondo reale, esitando a gettarsi nelle braccia aperte della Dea.

Quando lo spettro sgusciò nella fortezza, Cazaril, senza badare alle occhiate stupefatte di Foix e a Ferda, fece ce