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Alla fine, la stanchezza lo sopraffece e si addormentò sulla scomoda panca.

Dormì male, emergendo di tanto in tanto da sogni sgradevoli, solo per ritrovarsi in una realtà ancor più sgradevole su quella panca fredda, e con i muscoli intorpiditi.

Galeni sdraiato davanti al lui che si rigirava alla ricerca di una posizione confortevole, con gli occhi che lampeggiavano a tratti da sotto le ciglia, senza rivelare se fosse sveglio o stesse so

Perse completamente la nozione del tempo, ma quando si svegliò e si mise a sedere con i muscoli indolenziti, si rese conto che doveva aver dormito parecchio. Andò nella minuscola stanza da bagno, si lavò il viso sul quale era cominciata a spuntare la barba, bevve un po’ d’acqua e a quel punto il suo cervello aveva ripreso a lavorare a pieno ritmo, ed era quindi impensabile rimettersi a dormire. Gli sarebbe piaciuto molto avere il suo gatto-coperta.

La serratura della porta ticchettò. Galeni si scosse dal suo so

Miles osservò il cibo con circospezione, ma Galeni prese la sua parte e la mangiò senza esitazione. Era sicuro che non fosse né drogato né avvelenato, o semplicemente non gliene importava più un accidente? Con una scrollata di spalle, anche Miles mangiò.

Inghiottendo l’ultima goccia di caffè, chiese: «Ha potuto cogliere qualche acce

Galeni, un po’ meno pallido in volto grazie al cibo, fece roteare il caffè nella tazzina e rispose: «So quello che mi ha

«Va bene, racconti.»

«C’è una cosa che deve capire: il gruppo di mio padre è soltanto una frangia radicale della resistenza komarrana. I due gruppi non si parlano da a

«Capisco benissimo come questo possa spingere la frangia radicale a fare qualche mossa, finché ne ha

«Sì, sono alle corde.» Galeni stritolò tra le mani il bicchiere di carta. «Si sono ridotti ad azioni azzardate.»

«Mi sembra non solo azzardato, ma anche stravagante, impegnare diciassette, diciotto a

«Niente affatto» sbuffò Galeni. «Ma la parte scientifica è stata la più facile, una volta che sono entrati in possesso del campione di tessuto rubato su Barrayar. Per quanto, non capisco come siano riusciti ad averlo…»

«Ho passato i miei primi sei a

«L’ha

Miles lo fissò a bocca aperta per qualche istante. «Oh. Quelli.»

«Conosce quelli del Gruppo Jackson?»

«Ho… avuto modo di imbattermi nel loro lavoro in un altro contesto. E che mi venga un colpo se non sono in grado di farle anche il nome del laboratorio che può averlo fatto! Sono degli esperti nel campo. Tra le altre cose, compiono le operazioni illegali di trasferimento del cervello, illegali dappertutto tra

«Esatto» disse Galeni. «Poi, qualche a

«Per quale ragione?»

«Sembra che vogliano impadronirsi dell’Imperium.»

«Che cosa!?» gridò Miles. «No! Non con me…»

«Quel… quell’individuo… era in piedi proprio là» disse Galeni indicando un punto accanto alla porta, «due giorni fa e mi ha detto che avevo di fronte il futuro Imperatore di Barrayar.»

«Dovrebbero uccidere sia l’Imperatore Gregor che mio padre per riuscire ad attuare questo progetto» esclamò Miles frenetico.

«Immagino che sia proprio quello che non vedono l’ora di fare» disse Galeni secco. Poi si sdraiò sulla panca, con gli occhi socchiusi e le mani dietro la testa a mo’ di cuscino e ronfò: «Sul mio cadavere, naturalmente.»

«Sui cadaveri di tutti e due. Non osera

«Mi sembrava di averlo acce

«Però, se qualcosa va storto» lo sguardo di Miles si posò sulla lampada, «potrebbe fargli comodo avere degli ostaggi.» Pronunciò quell’affermazione in tono chiaro, sottolineando il plurale, anche se temeva che, dal punto di vista di Barrayar, solo uno di loro due potesse avere valore come ostaggio. E Galeni non era uno sciocco, sapeva anche lui chi era il capro espiatorio.

Maledizione, maledizione, maledizione. Miles si era cacciato in quella trappola, ben sapendo che fosse una trappola, con la speranza di guadagnare proprio il genere di informazioni che erano adesso in suo possesso… ma non era nelle sue intenzioni restarci in quella trappola. Si massaggiò il collo, frustrato… che gioia sarebbe stato poter chiamare una pattuglia d’attacco dendarii, a ripulire quel nido di ribelli… in quel momento…

La serratura della porta scattò. Era troppo presto per il pranzo. Miles si girò di scatto, con la folle speranza di vedere il comandante Qui

Uno di loro fece un gesto verso Miles: «Tu, vieni con noi.»

«Dove?» chiese Miles sospettoso. Che fosse già la fine… stavano per riportarlo nel garage e sparargli un colpo alla nuca o spezzargli il collo? Non aveva nessuna voglia di incamminarsi volontariamente verso la morte.

Un’idea simile doveva essere passata anche per la mente di Galeni, perché mentre i due afferravano Miles senza tanti complimenti, il capitano si avventò su di loro. Quello con lo storditore lo atterrò prima che arrivasse a metà strada. Galeni si contorse, stringendo i denti in un disperato tentativo di resistere, ma poi crollò a terra, immobile.