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In termini assoluti, comunque, Miles non era incline a prendersela poi tanto per il Massacro di Solstizio. In fin dei conti le atomiche cetagandane avevano raso al suolo la città di Vorkosigan Vashnoi, uccidendo non centinaia, ma migliaia di persone e non c’erano state manifestazioni violente per le strade contro quell’atto. Ma era stato proprio il Massacro di Solstizio ad eccitare l’opinione pubblica e a sollevarla; ed era stato Vorkosigan a meritarsi il sopra

Trent’a

Il Comando Supremo Barrayarano aveva discusso da ogni punto di vista e senza peli sulla lingua la questione dell’ammissione del ventiseie

«… non me la sento di raccomandare l’ammissione» scrisse il capo della Sicurezza Imperiale Illyan in una nota privata indirizzata al Primo Ministro Conte Aral Vorkosigan. «Ho il sospetto che sia solo il senso di colpa a farti essere indulgente nei suoi confronti. E il senso di colpa è un lusso che non ti puoi permettere. Se stai covando il desiderio segreto di farti sparare nella schiena, ti prego, avvertimi con almeno ventiquattr’ore di anticipo, in modo che possa dare corso alle mie dimissioni. Simon.»

La nota di risposta era vergata con gli scarabocchi a zampe di gallina di chi ha le dita troppo grandi per qualunque pe

«E il coinvolgimento di suo padre nella Resistenza mi preoccupa ancor meno. Non è stato solo per noi che il ragazzo ha mutato il suo nome nella forma barrayarana.

«Ma se riusciremo a guadagnarci la lealtà di uno come lui, sarà la realizzazione di quello che ho sempre avuto in mente per Komarr. Con una generazione di ritardo, è vero, e dopo una lunga e sanguinosa deviazione, ma (visto che sei proprio tu a tirare in ballo questi termini teologici) una specie di redenzione. È naturale che abbia ambizioni politiche, ma mi permetto di pensare che siano più complesse e più costruttive del semplice assassinio.

«Rimettilo in quella lista, Simon e questa volta lasciacelo. Questa faccenda mi sfinisce e non voglio che si trascini oltre. Dagli la possibilità di correre e di darci una prova di sé, se riesce.»

La firma era il solito scarabocchio affrettato.

Dopo di ciò, il cadetto Galeni dive

«Il guaio di tutto questo» commentò Miles interrompendo il silenzio pesante che era sceso nella stanza durante l’ultima mezz’ora, «per quanto affascinante sia, non restringe le possibilità, anzi, le moltiplica, da

Senza escludere, rifletté, neppure la sua teoria di appropriazione indebita e diserzione: in quelle note non vi era nulla che la smentisse, anzi la rendeva ancor più dolorosa se si fosse dimostrata vera. E il tentato assassinio allo spazioporto assumeva nuove e sinistre implicazioni.

«Potrebbe anche essere vittima di qualche normalissimo incidente» interve

L’ambasciatore grugnì e si alzò in piedi. «Molto ambiguo; avevano ragione a negare l’accesso. Simili dettagli potrebbero pregiudicare la carriera di un uomo. Credo, tenente Vorpatril, che le chiederò di procedere e presentare una denuncia per scomparsa alle autorità locali. Riprotegga quel file, Vorkosigan.» Ivan seguì l’ambasciatore.

Prima di spegnere la consolle, Miles diede una scorsa ai documenti che riguardavano quell’indiretto riferimento al padre di Galeni. Dopo l’uccisione della sorella nel Massacro di Solstizio, Galen padre era diventato un attivista del movimento clandestino e tutte le sostanze rimaste a quella famiglia un tempo orgogliosa, dopo la conquista barrayarana si prosciugarono completamente all’epoca della violenta rivolta successa sei a

Per essere sicuro, Miles fece un controllo incrociato e con suo grande sollievo, nei rapporti della Sicurezza dell’ambasciata, scoprì che non c’erano altri Galeni o loro parenti tra i profughi terrestri.

Certo, Galeni aveva avuto tutto il tempo, e la possibilità, di correggere i rapporti, in quei due a

Miles si massaggiò la fronte dolente. Galeni aveva quindici a

Miles lasciò che fosse Ivan a tenere tutti i contatti con la polizia locale, anche se la storiella del clone che ormai circolava liberamente, lo metteva in parte al riparo dall’eventualità di incontrare le stesse persone mentre rivestiva i pa

La polizia comunque sembrava prendere molto sul serio la scomparsa dell’addetto militare, fino al punto di accogliere la richiesta dell’ambasciatore di non divulgare la notizia alla stampa. Aveva gli uomini e le attrezzature per sbrigare tutto il lavoro di routine, come ad esempio controllare l’identità delle parti di corpo umano inspiegabilmente trovate nei bidoni dei rifiuti e via dicendo. Per quello che lo riguardava, invece, Miles si autonominò investigatore ufficiale per le ricerche all’interno dell’ambasciata. Ivan, diventato a quel punto l’addetto anziano, si ritrovò di colpo con tutto il lavoro di Galeni sulle spalle; e senza un briciolo di compassione, Miles glielo lasciò fare.

Passarono ventiquattr’ore che Miles trascorse quasi sempre alla consolle, spulciando i rapporti dell’ambasciata sui profughi komarrani. Sfortunatamente però, la quantità di informazioni ammassate dall’ambasciata era enorme e se mai c’era qualcosa di significativo era sepolto e mimetizzato sotto to

Alle due del mattino, Miles cedette, chiamò Elli Qui

Scaricò è proprio la parola giusta: montagne di dati trasferiti via frequenza riservata dai computer dell’ambasciata alla Triumph in orbita. A Galeni sarebbero venute le convulsioni. Al diavolo Galeni; in fondo era colpa sua, perché era scomparso. Miles inoltre si guardò bene dal comunicarlo ad Ivan. La sua giustificazione legale se si fosse arrivati ad un confronto, era che i Dendarii erano "de facto" reparti militari barrayarani e di conseguenza si trattava di un trasferimento interno all’esercito imperiale. In linea tecnica. Miles aveva incluso anche tutti i file personali di Galeni. In questo caso, avrebbe potuto sostenere legalmente che l’accesso in codice serviva solo a proteggere lo stesso Galeni dai pregiudizi dei patrioti barrayarani, e i dendarii non erano barrayarani. O l’una o l’altra delle due giustificazioni doveva funzionare.