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«Miles, ehi!» esclamò Elli. «Lasciami andare il braccio! Ma cosa succede?»

«…cadendo» boccheggiò Miles.

«Ma certo che stiamo cadendo,» confermò Elli «questo è un tu

Erano le pupille degli occhi di Elli ad essere grandi e scure…

«Le pupille ti si dilatano o si restringono quando ti viene una di quelle tue imprevedibili reazioni ai medicinali?» gli chiese preoccupata, il volto a pochi centimetri dal suo.

«Cosa fa

«Pulsano.»

«Allora sto bene» riuscì a dire Miles. «Ormai il medico controlla due volte tutto quello che mi fa prendere. Però mi aveva detto che poteva lasciarmi un po’ confuso.» Non le aveva lasciato andare il braccio.

E di colpo, Miles si rese conto che nel tu

Ci fu un istante di terrore nella sua mente, come l’attimo in cui si era tuffato dalle rocce in trenta metri di acqua limpida color smeraldo, anche se sapeva che era gelata, dopo che si era arreso alla gravità, ma prima di rendersi conto pienamente delle conseguenze del suo gesto.

L’acqua era calda, calda… gli occhi di Elli dive

Il pacchetto voluminoso che conteneva la pelliccia viva cominciò ad andarsene lentamente alla deriva, sbattendo contro le pareti del pozzo. Ve

Imbarazzati, recuperarono il pacco, presero la prima uscita che trovarono, e passando di corsa sotto un arco, raggiunsero una piattaforma della metropolitana. Si fermarono e si guardarono, scossi. In un unico istante di follia, si rese conto Miles, aveva mandato a carte e quarantotto tutto il delicato equilibrio del loro rapporto e adesso cos’erano? Ufficiale e subalterno? Un uomo e una do

Ma avrebbe potuto essere fatale anche senza l’errore: la lezione di Dagoola aveva lasciato il segno. L’individuo dentro l’uniforme era qualcosa di più di un semplice soldato, l’uomo era molto più complesso del suo ruolo. Domani la morte avrebbe potuto prendersi non solo lui, ma anche lei e un universo di possibilità e non solo un ufficiale comandante, si sarebbe estinto. L’avrebbe baciata di nuovo… ma qui, maledizione, arrivava solo a quella gola di avorio…

Quella gola di avorio emise un suono frustrato e Elli aprì il canale di sicurezza del comunicatore, dicendo: «Che diamine…?»

«Comandante Qui

Una smorfia di frustrazione curvò le labbra di Miles: il tempismo di Ivan era sovra

«Sì, perché?» rispose Qui

«Bene, allora gli dica di riportare qui le sue chiappe. Sto tenendogli aperto un buco nella rete di Sicurezza, ma non so per quanto ancora potrò reggere. Che diavolo, non so per quanto ancora potrò restare sveglio.» Dal comunicatore giunse un lungo a

«Mio Dio, non pensavo che potesse farlo davvero» mormorò, afferrando il comunicatore. «Ivan? Puoi davvero farmi rientrare senza che mi vedano?»

«Solo per altri quindici minuti. E per farlo ho dovuto contravvenire a tutti i regolamenti del manuale e oltre. Sono di servizio al posto di guardia del terzo livello sotterraneo, dove si incrociano le fognature e le condutture elettriche. Posso cancellare dalla registrazione video l’inquadratura del tuo ritorno, ma solo se arrivi prima del caporale Veli. Non ho niente in contrario a rischiare le chiappe per te, ma non ho nessuna intenzione di rischiarle a vuoto, hai capito?»

Elli stava studiando sullo schermo la coloratissima mappa della metropolitana. «Direi che puoi farcela al pelo.»

«Non servirebbe a niente…»

Lei lo afferrò per il gomito e lo sospinse verso la bolla di trasporto, mentre nei suoi occhi la luce ferrea del dovere si sostituiva alla tenerezza. «Abbiamo ancora dieci minuti da stare insieme durante il tragitto.»

Miles si sfregò il volto, mentre lei andava a vidimare i biglietti, cercando di riportare con la forza un po’ di razionalità nella sua mente. Sollevò lo sguardo e vide il suo volto sfocato riflesso in una parete a specchio, soffuso di frustrazione e paura. Chiuse gli occhi con forza e poi guardò ancora, spostandosi a fianco del pilastro che nascondeva in parte la parete. Molto sgradevole: per un attimo aveva visto la sua immagine con indosso l’uniforme barrayarana. Maledetti analgesici. Era forse il suo subconscio che stava cercando di dirgli qualcosa? Be’, probabilmente sarebbe stato davvero nei guai solo nel momento in cui l’elettroencefalogramma del suo cervello, preso mentre indossava le due diverse uniformi, avesse mostrato due tracciati differenti…

Riflettendoci bene, però, quell’idea non era per niente divertente.

Durante il tragitto te

Elli lo salutò sul marciapiede del distretto dell’ambasciata con un sussurro angosciato: «A più tardi…!» E fu solo dopo che la galleria della metropolitana l’ebbe ingoiata che Miles si rese conto che gli aveva lasciato il sacchetto, da cui usciva un ritmico vibrare.

«Che grazioso animaletto.» Miles sollevò il pacco con un sospiro e zoppicando, si avviò verso casa.

Il mattino seguente si svegliò con il cervello a

«Un cosina molto amichevole, vero?» commentò Ivan.

Miles si districò dal pelo, sputacchiando. Il commesso aveva mentito: era ovvio che quella quasi bestia mangiava la gente, non le radiazioni; le avviluppava silenziosamente nottetempo e le ingoiava, come un’ameba… maledizione, lui l’aveva lasciato ai piedi del letto. Migliaia di bimbi, che scivolavano sotto le coperte per proteggersi dai mostri nascosti negli armadi, stavano per avere una brutta sorpresa. Quell’educato e colto commesso di pellicce era chiaramente un agent-provocatuer assassino cetagandano…

Con indosso solo la biancheria e lo spazzolino che spuntava in mezzo agli incisivi candidi, Ivan si chinò e passò la mano su quel pelo setoso e nero. La pelliccia si increspò, come se cercasse di sollevare la schiena per seguire le carezze. «È sorprendente» articolò Ivan facendo passare lo spazzolino da un lato all’altro delle guance non rasate. «Ti viene voglia di strofinartelo su tutta la pelle.»