Страница 61 из 92
Era l’individuo, comunque, a decidere ciò che era necessario e ciò che non lo era. Shevek e Takver si scrissero regolarmente, cirta una volta ogni decade. Egli scrisse:
Il viaggio non è stato male, tre giorni, un treno passeggeri senza soste. È un grosso assegnamento, tremila persone, dicono. Gli effetti della siccità sono molto peggiori, qui. Non però le carenze. Il cibo della mensa è la stessa razione di Abbenay, ma qui da
Takver gli scrisse:
Sono preoccupata da una cosa molto strana. Le lezioni del terzo trimestre sono state assegnate tre giorni fa, e sono andata a vedere i tuoi turni all’Istituto, ma non era segnata nessuna classe e nessuna aula per te. Pensavo che avessero lasciato fuori il tuo nome per un errore, così sono andata alla Federativa dei Membri e lì mi ha
Shevek non ricevette mai questa lettera. Aveva già lasciato l’Altipiano del Sud prima che la lettera arrivasse alla stazione postale di Fonti Rosse.
C’erano circa 4000 chilometri da Fonti Rosse ad Abbenay. Un singolo individuo che si fosse trasferito si sarebbe semplicemente limitato a farsi dare un passaggio, poiché tutti i veicoli per il trasporto merci erano disponibili come veicoli passeggeri per tutte le persone che potevano contenere; ma poiché c’erano da ridistribuire al loro regolare assegnamento nel Nordovest circa 450 persone, ve
Il treno che portava Shevek andava avanti a forza di brevi corse e lunghe attese, poiché tutti i treni che portavano vettovaglie avevano la precedenza su di esso. Poi si fermò totalmente per venti ore. Un ferroviere stanco o inesperto aveva fatto un errore in uno scambio, e c’era un guasto alla linea.
La piccola città dove il treno s’era fermato non aveva cibo fuori razione nelle mense o nei magazzini. Non era una comunità agricola, ma una cittadina industriale in cui si fabbricavano cemento e pomice artificiale, costruita sulla fortunata confluenza di un deposito di calcare e di un fiume navigabile. C’erano degli orti, ma era una città che dipendeva dal trasporto per le provviste alimentari. Se le quattrocentocinquanta persone del treno avessero mangiato, non avrebbero mangiato le cento e sessanta persone locali. Idealmente, avrebbero dovuto condividere tutti, e tutti mangiare a metà e digiunare a metà, insieme. Se ci fossero state sul treno cinquanta, o anche cento persone, la comunità avrebbe fatto loro almeno un’infornata di pane. Ma quattrocentocinquanta? Se ne avessero dato una razione a un numero così elevato di persone, ne sarebbero rimasti privi per giorni. E sarebbe ancora giunto il treno delle provviste, in giorni come quelli? E quanto grano avrebbe portato? Non diedero nulla.
I passeggeri, che quel giorno non avevano mangiato nulla a colazione, dovettero digiunare per sessanta ore. Non consumarono un pasto finché la linea non fu riparata e il loro treno non ebbe percorso altri duecentocinquanta chilometri, fino a una stazione con refettorio rifornito per passeggeri.
Fu la prima esperienza della fame per Shevek. A volte aveva saltato il pasto quando era al lavoro, perché non voleva perdere tempo a mangiare, ma due pasti completi al giorno erano sempre stati disponibili: costanti come l’alba e il tramonto del sole. Non gli era mai occorso di pensare a quel che si poteva provare essendo costretti a farne a meno. Nessuno della sua società, nessuno al mondo, doveva farne a meno.