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— Sì, ma noi non siamo neonati — interruppe Dearri, — noi siamo uomini razionali. La sua Simultaneità è una sorta di regressivismo mistico?
Ci fu una pausa, mentre Shevek si serviva una pasta di cui non aveva voglia, e se la portava alle labbra. Aveva già perso la pazienza una volta, oggi, e si era reso ridicolo. Una volta era sufficiente.
— Forse la potreste vedere — disse, — come un tentativo di raggiungere un punto d’equilibrio. Vede, la Sequenza spiega meravigliosamente il nostro senso del tempo lineare, e i documenti dell’evoluzione. Essa include la creazione, e la mortalità. Ma qui si ferma. Si occupa di tutto ciò che cambia, ma non può spiegare perché le cose, anche, durino. Parla solamente della freccia del tempo… mai del cerchio del tempo.
— Il cerchio? — chiese l’interlocutore più cortese, con una tale evidente sete di conoscenza che Shevek dimenticò Dearri e si tuffò nell’argomento con entusiasmo, gesticolando con le mani e le braccia come per mostrare all’ascoltatore, materialmente, le frecce, i cicli, le oscillazioni di cui parlava. — Il tempo procede a cicli, oltre che su una linea. La rivoluzione di un pianeta: capisce? Un ciclo, un’orbita attorno al sole, e fa un a
— Non potete asserire due affermazioni contraddittorie sulla stessa cosa — disse Dearri, con la calma conferita da una conoscenza superiore. — In altre parole, uno di questi «aspetti» è reale, e l’altro è semplicemente un’illusione.
— Molti fisici ha
— Ma lei cosa dice? — chiese colui che voleva sapere.
— Be’, io credo che sia un modo troppo facile per sfuggire alla difficoltà… Si può rifiutare l’essere o il divenire, con la scusa che è un’illusione? Il divenire senza l’essere non ha significato. L’essere senza il divenire è una grande noia… Se la mente è capace di percepire il tempo in entrambi questi modi, allora una vera cronosofia dovrebbe fornire un campo nel quale la relazione tra i due aspetti o processi del tempo possa venire compresa.
— Ma a cosa serve questa specie di «comprensione» — disse Dearri, — se non dà come risultato delle applicazioni pratiche, tecnologiche? Soltanto un gioco di parole, ecco.
— Lei fa domande come un vero speculatore — disse Shevek, e neppure un’anima, lì dentro, seppe che l’aveva insultato con la parola più offensiva del suo vocabolario; anzi, Dearri fece un piccolo ce
— No, no — disse l’uomo timido, che per l’occasione aveva perso ogni timidezza. — Non è qui come può esserlo un divano o una casa. Il tempo non è lo spazio. Non ci si può camminare dentro! — Vea a
— L’etica? Be’, non saprei. Io mi occupo prevalentemente di matematica, sa. Non si può mettere sotto equazioni il comportamento morale.
— Perché no? — chiese Dearri.
Shevek lo ignorò. — Ma è vero, la cronosofia tocca davvero l’etica. Poiché il nostro senso del tempo tocca la nostra abilità nel separare causa ed effetto, fini e mezzi. Il bambino, anche questa volta, o l’animale: essi non vedono la differenza tra ciò che compiono ora e ciò che succederà a causa di questa loro azione. Non sono capaci di azionare una carrucola, o di fare una promessa. Ma noi sì. Vedendo la differenza tra l’adesso e il non adesso, noi possiamo fare la co
— Ma senta — disse Dearri, con ineffabile soddisfazione a causa della propria acutezza, — lei ha appena detto che nel suo sistema della Simultaneità non ci sono un passato e un futuro, ma solo una sorta di eterno presente. Così, come si può essere responsabili del libro che è già stato scritto? L’unica cosa che si può fare è quella di leggerlo. Non resta scelta, non resta libertà d’azione.
— Questo è il dilemma del determinismo. Lei ha ragione, è implicito nel pensiero simultanista. Ma anche il pensiero Sequenziale ha il suo dilemma. Si potrebbe esprimerlo con una piccola immagine sciocca… lei getta una pietra contro un albero, e se lei è un Simultanista, la pietra ha già colpito l’albero, mentre se lei è un Sequenzialista, non potrà mai colpirlo. Quale scegliere, allora? Forse lei preferirà scagliare pietre senza preoccuparsi della cosa, senza operare la scelta. Io invece preferisco complicare le cose, e le scelgo entrambe.
— E come… e come le riconcilia? — chiese l’uomo timido, con ansia.
Shevek quasi rise per la disperazione. — Non lo so. Sto lavorando da molto tempo per farlo! Dopotutto, la pietra colpisce davvero l’albero. Né la pura sequenza né la pura unità potra
— Tutto molto bello, ma l’industria ha bisogno di risposte — disse Dearri.
Shevek si voltò lentamente, abbassò gli occhi su di lui e non disse parola.
Cadde un pesante silenzio, nel quale Vea si infilò subito, con grazia e incoerenza, per tornare al suo tema della predizione del futuro. Altri ve