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— Sarebbe uno spreco di ottimo materiale — disse Shevek, ridendo; poi rise ancora quando si rese conto di quanto fossero ridicole le piene implicazioni di quell’idea.

Il dottore esitò, evidentemente occupato ad aggirare nel modo migliore uno degli ostacoli interni della sua mente, poi parve confuso e disse: — Oh, no, non intendevo riferirmi al lato sessuale… è chiaro che lei… che le do

— Stato ha ora il significato di classe?

Kimoe cercò di spiegare lo stato sociale, non ci riuscì e infine ritornò all’argomento di partenza. — Non c’è veramente distinzione tra il lavoro degli uomini e quello delle do

— Be’, no, mi parrebbe una base un po’ troppo meccanica per la divisione del lavoro, non dice? Una persona si sceglie il lavoro in base agli interessi, alla disposizione, alla robustezza… che c’entra il sesso con questo?

— Gli uomini sono fisicamente più forti — affermò il dottore, con sicurezza professionale.

— Sì, varie volte, e anche più grossi, ma che importanza ha, se si ha

Kimoe lo fissò ad occhi sbarrati. Lo stupore gli aveva fatto perdere le buone maniere. — Ma la perdita di… di ogni cosa femminile… della delicatezza… e del rispetto di se stessi del maschio… Lei non pretenderà, certo, nel suo lavoro, che le do

Shevek appoggiò la schiena alla poltrona imbottita, comoda, e si guardò intorno, nel quadrato ufficiali. Sullo schermo visivo, la curva brillante di Urras era sospesa nel vuoto, immobile contro il nero dello spazio, simile a una opale verdazzurra. Quella piacevole vista, e il quadrato, erano divenuti familiari a Shevek in quegli ultimi giorni, ma ora i colori luminosi, le poltrone curvilinee, l’illuminamento indiretto, i tavolini da gioco e gli schermi televisivi e i tappeti morbidi, ogni cosa gli pareva estranea come la prima volta in cui l’aveva vista.

— Non penso di pretendere molto, Kimoe — disse.

— Naturalmente, anch’io ho conosciuto do

Shevek cambiò argomento, ma continuò a pensare alla cosa. La faccenda della superiorità e dell’inferiorità doveva essere una questione centrale nella vita sociale degli urrasiani. Se per rispettare se stesso Kimoe doveva considerare inferiore a sé metà della razza, come facevano le do

Era strano che anche l’attività sessuale, che gli era stata fonte di tanto sollievo, delizia e gioia per così tanti a

Che i mobilieri urrasiani fossero tutti celibi?

Rinunciò a queste speculazioni: l’avrebbe scoperto abbastanza presto, su Urras.

Poco prima che si legassero per la discesa, il dottore ve

Poiché il mal di capo gli impediva di trovare una risposta più adatta, Shevek tese la mano e strinse quella di Kimoe, dicendo: — Ma allora incontriamoci nuovamente, fratello! — Kimoe gli restituì una stretta di mano nervosa, alla maniera urrasiana, e uscì di fretta. Quando se ne fu andato, Shevek si accorse di avergli parlato in pravico, chiamandolo ammar, fratello, in una lingua che l’altro non poteva comprendere.

L’altoparlante della parete lanciava ordini. Legato alla cuccetta, Shevek li ascoltò con mente a

Alzò gli occhi verso il cielo, e mentre muoveva il piede dall’ultimo scalino della rampa al terreno, inciampò e per poco non cadde. Pensò alla morte, in quell’intervallo di vuoto fra l’inizio di un passo e il suo termine, e alla fine del passo era su una nuova terra.