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Viaggiando in auto o in treno, egli vide paesi, case coloniche, cittadine; fortezze risalenti ai giorni del feudalesimo; le torri in rovina di Ae, antica capitale di un impero, vecchie di quarantaquattro secoli. Vide i campi coltivati, i laghi e le montagne della provincia AEana, cuore dell’A-Io, e, all’orizzonte settentrionale, le cime dei Monti Meitei, bianche e gigantesche. La bellezza della terra e il benessere dei suoi abitanti furono per lui una continua meraviglia. Le sue guide avevano ragione: gli urrasiani sapevano come usare il loro mondo. Gli era stato insegnato da bambino che Urras era una massa in suppurazione di ineguaglianza, iniquità e spreco. Ma tutta la gente che incontrava, e tutta la gente che vedeva, nei minimi paesini di campagna, era ben vestita, ben nutrita, e, contrariamente alle sue previsioni, assai industriosa. Non se ne stava ferma immobile, con lo sguardo torvo, in attesa che qualcuno le desse l’ordine di fare una certa cosa. Esattamente come gli anarresiani, si dava da fare, semplicemente, per fare ciò che andava fatto. La cosa lo rese perplesso. Egli aveva dato per certo che se aveste tolto a un essere umano il suo incentivo naturale verso il lavoro — la sua iniziativa, la sua spontanea energia creativa — e la aveste sostituita con una motivazione e una coercizione esterna, ne avreste fatto un lavoratore pigro e trascurato. Ma non erano certo dei lavoratori trascurati coloro che accudivano a quei bellissimi campi, o costruivano quelle auto superbe e quei treni comodissimi. Il richiamo e la pressione del profitto erano evidentemente, come sostituto dell’iniziativa naturale, assai più efficaci di quanto non avesse creduto.

Gli sarebbe piaciuto parlare con qualcuno di quei robusti, dignitosi individui ch’egli scorgeva nelle piccole città, per chiedere loro, per esempio, se ritenevano di essere poveri; poiché, se quelli erano i poveri, egli avrebbe dovuto cambiare il significato che aveva sempre attribuito alla parola. Ma pareva che non ce ne fosse mai il tempo, con tutto ciò che le sue guide desideravano mostrargli.

Le altre grandi città dell’A-Io erano troppo distanti per poterle raggiungere in una sola giornata di viaggio, ma egli ve

Gli ve

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Molto di ciò che aveva visto negli ultimi tempi gli aveva ispirato un reverente timore poiché era così vecchio: vecchio di secoli, perfino di mille

— Avete così tanto — disse Shevek all’ingegnere che lo accompagnava, un uomo chiamato Oegeo. — Avete così tanto con cui lavorare; e lavorate così bene. È tutto magnifico: la coordinazione, la cooperazione, la grandezza dell’impresa.

— Non potete fare niente su una scala come questa, eh, al suo paese? — disse l’ingegnere, sorridendo.