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La qualità è una faccenda importante, ma lo è altrettanto la quantità: la dimensione relativa. La normale reazione di un adulto nei confronti di una persona assai più piccola può essere arrogante, o protettiva, o paternalistica, o affezionata, o di sopraffazione, ma qualunque venga a essere la sua forma, è probabile che questa reazione sia più adatta a un bambino che a un adulto. Inoltre, quando la persona con taglia da bambino è coperta da un manto di pelo, un’ulteriore reazione psicologica fa la comparsa; una risposta che Lyubov aveva chiamato "Reazione dell’Orsacchiotto di Peluche". Poiché gli Athshiani usavano molto la carezza, le manifestazioni di questa reazione non erano del tutto fuori luogo, ma le sue motivazioni rimanevano alquanto dubbie. E infine c’era l’inevitabile Reazione al Fenomeno da Baraccone, il cercare di tenersi lontano da ciò che sia umano ma che non ne abbia pienamente l’aspetto.

Ma, del tutto al di fuori di questo, c’era il fatto che gli Athshiani, come del resto i terrestri, erano, a volte, semplicemente buffi. Alcuni di loro avevano davvero l’aspetto di piccole rane, gufi, bruchi pelosi. Sherrar non era la prima dama attempata che, vista dal di dietro, fosse parsa buffa agli occhi di Lyubov…

E questo è uno dei guai della colonia, pensò, mentre faceva prendere il volo all’elicottero e Tuntar svaniva sotto le querce e i frutteti senza foglie. Noi non abbiamo nessuna vecchietta. E neppure dei vecchietti, eccetto Dongh, che del resto ha solo sessant’a

Gli Athshiani sono governati, entro i limiti di quello che può essere il loro governo, da vecchie do

Peccato che l’Amministrazione non abbia mandato anche un paio di care no

E per tutto il tempo, al di sotto dei suoi pensieri riguardanti le do

Doveva pensarci bene, sviscerare la cosa, prima di fare rapporto al Quartier Generale.

Selver: che dire di Selver, dunque?

Selver era certamente una figura chiave per Lyubov. Perché? Perché lo conosceva bene, oppure a causa di qualche reale potere della sua personalità, un potere che Lyubov non era mai riuscito a individuare consciamente?

Eppure l’aveva individuato; aveva scelto Selver molto presto, riconoscendo in lui una persona straordinaria. "Sam" si era chiamato allora: l’attendente di tre ufficiali che condividevano una baracca prefabbricata. Lyubov ricordava che Benson si vantava del bravo creechie che avevano, l’avevano addomesticato bene.

Molti Athshiani, specialmente Sognatori delle Logge, non potevano cambiare il loro schema di so

Una volta che abbiate imparato a fare i vostri sogni da svegli, a tenere in equilibrio la vostra sanità di mente non sul filo di rasoio della ragione, ma sul doppio supporto, la fine bilancia, della ragione e del sogno, una volta imparato questo, non potete disimpararlo più di quanto possiate disimparare a pensare.

E così, molti degli uomini diventavano storditi, confusi, ritirati in se stessi, perfino catatonici. Le do

Sam era stato uno di questi, un cameriere efficiente, privo di fisionomia, cuoco, lavandaio, maggiordomo e capro espiatorio dei suoi tre padroni. Aveva imparato l’arte di rendersi invisibile. Lyubov l’aveva preso in prestito come informatore etnologico, e si era guadagnato subito, grazie a qualche affinità di mente e di natura, la fiducia di Sam. Aveva trovato in Sam l’informatore ideale, esperto dei costumi del proprio popolo, capace di comprendere i significati, e rapido nel tradurli, nel renderli comprensibili a Lyubov, colmando la distanza tra due linguaggi, due culture, due specie del genere Homo.

Da due a

Aveva studiato le abitudini degli Athshiani che riguardavano il so

Era stato Selver a fargli capire, alla fine, il significato della parola "sogno", che era anche la parola per dire "radice", e a dargli in questo modo la chiave del regno del popolo della foresta. E con Selver come soggetto elettroencefalografico aveva per la prima volta visto, e compreso, gli straordinari schemi di impulsi di un cervello che entrava in uno stato onirico, uno stato di sogno, che non era né il so

E poi, che altro?

Selver avrebbe potuto fuggire. Era rimasto, prima come un valletto, poi… grazie a uno dei pochi privilegi utili di Lyubov in qualità di Specialista… come Assistente Scientifico, ancora chiuso a chiave la notte con tutti gli altri creechie nel recinto… i Quartieri del Personale Lavorativo Volontario Autoctono.

«Posso portarti a Tuntar con l’elicottero e lavorare con te laggiù» gli aveva detto Lyubov, la terza o quarta volta che aveva parlato con Selver. «Per l’amor di Dio, perché vuoi restare qui?»

E Selver aveva risposto: «Mia moglie Thele è nel recinto».

Lyubov aveva cercato di farla liberare, ma lei era in forza alla cucina del Quartier Generale, e i sergenti che comandavano la cucina si opponevano a ogni interferenza dei "pezzi grossi" e degli "specialisti". Lyubov doveva procedere con i piedi di piombo, per evitare che scaricassero sulla do

Tanto la do

Lyubov riuscì a organizzare qualche loro incontro nella baracca che aveva tutta per sé alla periferia nord del campo. E proprio una volta che Thele tornava al Quartier Generale dopo uno di questi incontri, Davidson l’aveva vista ed era stato evidentemente colpito dalla sua grazia fragile e spaventata. Se l’era fatta portare nel proprio alloggio, quella notte, e l’aveva violentata.

Nell’atto, l’aveva uccisa; la cosa era già accaduta altre volte, per effetto della diversità fisica; oppure era stata lei stessa che aveva cessato di vivere. Al pari di taluni terrestri, gli Athshiani possedevano il segreto dell’autentico desiderio di morte, e potevano smettere di vivere con un atto di volontà.