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La voce di Selver, per quanto ancora pacata, aveva acquistato risonanza; le persone tra gli alberi argentei erano in ascolto.

— Anche questo è chiaro, per quelli di noi che li ha

"Tutto questo, come capite, non mi era molto chiaro. Io ripeto le sue parole, ma non so che cosa significhino. Comunque, ciò ha poca importanza. È chiaro che vogliono per sé la nostra foresta. Sono alti il doppio della nostra altezza, ha

"Ci sono forse duemila, forse tremila di loro, oggi come oggi, in maggioranza su Sornol. Ma se aspetteremo la durata di una vita o due, si moltiplichera

"Per questo prendono veleni per dare libertà ai sogni che ha

"Se aspetteremo, saremo noi quelli che sara

"L’ho visto con i miei occhi. Se gli umani sono uomini, essi, o per loro natura o perché nessuno glielo insegna, sono uomini incapaci di sognare e di agire come uomini. Pertanto si aggirano nel loro tormento, uccidono e distruggono, spinti dagli dei del loro interno; dei che essi non vogliono mettere in libertà, e che invece cercano di sradicare e di negare. Se sono uomini, allora, poiché ha

— È tempo, ritengo, che io ritorni alla mia terra, a Sornol, a coloro che sono in esilio e a coloro che sono in schiavitù. Di’ a ciascuna persona che abbia sognato di una città che brucia di seguirmi a Broter.

Si inchinò a Ebor Dendep e lasciò il boschetto di betulle, camminando ancora zoppo, con il braccio bendato; eppure c’era una sveltezza nel suo passo, un’inclinazione della sua testa, che lo faceva parere più integro di qualsiasi altro uomo. I giovani seguirono tranquillamente i suoi passi.

— Chi è quell’uomo? — domandò la corriera di Trethat, seguendolo con lo sguardo.

— L’uomo a cui era diretto il tuo messaggio, Selver di Eshreth, un dio tra noi. Hai mai visto un dio prima d’ora, figlia?

— Quando avevo dieci a

— Il Vecchio Ertel, sì. Era del mio Albero, e veniva dalle Valli del Nord, come me. Be’, ora hai visto un secondo dio, e maggiore dell’altro. Parla di lui alla tua gente, a Trethat.

— Che dio è, Madre?

— Un nuovo dio — disse Ebor Dendep con la sua voce secca e vecchia. — Il figlio dell’incendio della foresta, il fratello dell’assassinato. È colui che non rinasce. Ora vai, andate tutte, andate alla Loggia. Pensate a coloro che partira

Coro Mena accompagnò Selver, quella notte, fino al punto dove s’erano visti all’inizio, sotto i salici ramati, accanto al ruscello. Molte persone intendevano seguire Selver a sud: in tutto una sessantina. Molta gente non aveva mai visto muoversi tutto insieme un gruppo così numeroso. Avrebbero destato molta sensazione, e così avrebbero chiamato a sé numerosi altri, nel loro tragitto verso il punto di attraversamento del mare per Sornol. Selver aveva fatto valere il suo diritto di Sognatore a rimanere in solitudine per quella notte. Partiva da solo. I suoi seguaci l’avrebbero raggiunto il mattino; e da allora, confuso nell’azione e nella folla, avrebbe avuto poco tempo per il moto lento e profondo dei grandi sogni.

— Qui ci siamo incontrati — disse il vecchio, fermandosi tra le fronde arcuate, tra i veli di foglie pendenti — e qui ci separiamo. Questo verrà chiamato Boschetto di Selver, senza dubbio, dalla gente che percorrerà nel futuro i nostri sentieri.

Selver non disse nulla per qualche tempo, e rimase immobile come un albero; le foglie inquiete intorno a lui incupirono il loro argento quando le nubi si addensarono sopra le stelle.

— Tu sei sicuro di me, più di me stesso — rispose infine, voce nel buio.

— Sì, sono sicuro, Selver… il sognare mi è stato insegnato assai bene, e inoltre sono vecchio. Ormai sogno ben poco per me stesso. Perché dovrei farlo? Poco mi è nuovo. E ciò che desideravo dalla vita l’ho avuto; anche di più. Ho avuto l’intera mia vita. Giorni quante le foglie della foresta. Ormai sono un tronco vecchio e cavo, solo le radici sopravvivono. E così sogno solamente le cose che sognano tutti. Non ho visioni e non ho desideri.

"Io vedo ciò che è. Io vedo maturare il frutto sul ramo. Da quattro a

"I bambini si destano nel so

"Questo è un nuovo tempo del mondo: un tempo cattivo. E tu l’hai sofferto fino in fondo. Tu ti sei spinto più avanti. E nel punto più lontano, alla fine del cammino buio, laggiù cresce l’Albero; laggiù il frutto matura; ora tu alzi il braccio, Selver, ora tu lo cogli. E il mondo cambia interamente, quando un uomo stringe nella mano il frutto di quell’albero, le cui radici sono più profonde di quelle della foresta. Gli uomini lo riconoscera

"Non occorre un vecchio o un Grande Sognatore per riconoscere un dio! Là dove tu vai, i fuochi bruciano; solo il cieco non può vederlo. Ma ascolta, Selver, questo è ciò che io vedo e che altri forse non vedono, questo è il motivo per il quale ti ho voluto bene: avevo sognato di te prima che ci incontrassimo qui. Tu camminavi su un sentiero, e dietro di te crescevano i giovani alberi, la quercia e la betulla, il salice e l’agrifoglio, l’abete e il pino, l’ontano e l’olmo, il frassino di bianco fiorito, tutti i soffitti e le pareti del mondo, per sempre ri