Добавить в цитаты Настройки чтения

Страница 22 из 48

— Attento con quell’arnese! — fece lei, nervosa.

Le scivolai accanto, sul sedile anteriore, domandandole: — Mi sa dire come si usano queste verghe? — Stava sopravvenendo la reazione dopo la tensione di prima, e io mi sentivo esausto ma di buonumore. Avevo voglia di bere almeno tre cicchetti e di mandare giù una bistecca enorme, per poi star sveglio tutta la notte ad aspettare i primi giornali del mattino con le recensioni della prima.

— No, non so — rispose lei. — Ma stia attento.

— Credo che basti solo schiacciare qui — e così dicendo, lo feci, e subito si disegnò sul parabrezza un foro rotondo largo un pugno, e l’interno della macchina non fu più pressurizzato.

Pe

Pe

Il vento entrava sibilando dal foro che avevo prodotto nel parabrezza. Domandai: — Perché tanta premura? Ho bisogno di tempo per studiare le risposte per la conferenza stampa. Le ha con lei? E gli altri, dove sono? — Solo allora m’era tornato alla mente l’autista che avevamo fatto prigioniero. Non ci avevo più pensato da quando si erano spalancati i portali del nido.

— No. Non sono potuti venire.

— Pe

— Si tratta di… l’onorevole Bonforte… l’ha

6

Solo allora notai che non mi aveva ancora chiamato una sola volta, come prima, "onorevole Bonforte". Ovviamente non poteva più farlo, dal momento che non ero più lui. Ero tornato a essere Lorenzo Smythe, l’attore ingaggiato per impersonarlo.

Mi lasciai andare contro lo schienale, sospirando, e cercai di rilassarmi. — Così, finalmente, è finita… E ce l’abbiamo fatta! — esclamai, con la sensazione di essermi tolto un grosso peso dalle spalle. Non m’ero accorto di quanto fosse grosso il peso fino al momento in cui non me lo tolsi. Persino la mia gamba "zoppa" aveva smesso di farmi male. Allungai una mano a battere la manina con cui Pe

— Lo spero anch’io.

— Immagino che Dak abbia già studiato qualche trucco per tenermi nascosto e per farmi poi salire di soppiatto a bordo della Tom Paine.

— Non lo so. — La sua voce aveva un timbro strano, tanto che mi voltai a guardarla e constatai subito che piangeva. Il mio cuore fece un balzo. Pe

— Pe

— Non riesco a dominarmi.

— Be’, si sfoghi, mi dica. Cos’è che non va? Mi ha detto che l’ha

— Si… è vivo… ma… oh, gli ha

— Mi scusi — disse, riprendendosi subito.

— Vuole che guidi io?

— No, ora è passata. Inoltre lei non sa… cioè, voglio dire, si pensa che lei non sappia guidare la macchina.

— Come? Non dica sciocchezze. Io ne sono perfettamente capace, e credo che ormai tutte queste finzioni non abbiano più importanza… — ma m’interruppi di botto, rendendomi conto che potevano avere ancora importanza, invece. Se Bonforte era ridotto male, in modo visibile, allora non poteva certamente mostrarsi in pubblico nelle sue condizioni… e certo non un quarto d’ora dopo essere stato adottato. Forse, quindi, avrei dovuto partecipare io alla conferenza stampa e partire io ufficialmente da Marte, mentre sarebbe stato il Bonforte vero quello da imbarcare alla chetichella sull’astronave. Be’, niente di preoccupante… solo una chiamata al proscenio per un bis imprevisto.

— Pe

— Non lo so. Non abbiamo avuto il tempo di far progetti.

Stavamo già avvicinandoci alla fila di dock dello spazioporto, e le gigantesche cupole pressurizzate di Goddard City erano nettamente in vista. — Pe

Il conducente aveva parlato (mi dimenticai di chiedere se il sistema della forcina fosse stato usato o no). Era stato anche lasciato libero, perché tornasse a piedi, e gli avevano permesso di tenere la maschera dell’aria. Gli altri si erano diretti di gran carriera a Goddard City, con Dak al volante. Mi sentii fortunato di essere rimasto indietro; i voyageur non dovrebbero assolutamente avere il permesso di guidare altro che le astronavi.

S’erano precipitati all’indirizzo fornito dal conducente, nella Città Vecchia, sotto la prima cupola. Credo si tratti di quel tipo di casbah che si trova in tutti i porti, dal tempo in cui i fenici cominciarono a veleggiare lungo le coste dell’Africa: un covo di deportati, di prostitute, di spacciatori di droga, di loschi trafficanti e altra feccia… un posto, insomma, in cui i poliziotti va

Risultò che il conducente aveva dato l’indirizzo giusto, ma che c’erano arrivati con qualche minuto di ritardo. La stanza era sicuramente stata usata come prigione per Bonforte, perché conteneva un letto che sembrava essere stato occupato per almeno una settimana di fila. Inoltre c’era una cuccuma di caffè ancora caldo e, avvolta in un tovagliolo sul comodino, c’era una vecchia protesi dentaria asportabile che Clifton riconobbe subito per quella di Bonforte. Ma Bonforte non c’era, e neppure i suoi rapitori.

Dak e gli altri se n’erano allora andati, con l’intenzione di mettere in atto quel piano originale che avevano comunicato anche a me: a

Ora, raccontandomi l’incontro, scoppiò di nuovo a piangere, perdendo il controllo della guida, tanto che per poco non andammo a sbattere contro un autoarticolato che stava uscendo da uno dei dock.

Secondo la ricostruzione più plausibile dei fatti, gli occupanti della seconda auto (cioè quella con cui avremmo dovuto scontrarci) erano ritornati a riferire l’accaduto. In seguito a ciò, gli ignoti istigatori dei nostri avversari avevano deciso che il rapimento ormai non serviva più ai loro scopi. Nonostante quanto già sapevo sulla probabile vendetta dei marziani, mi stupì che non lo avessero ucciso, semplicemente. Solo in un secondo tempo compresi che, comportandosi come si erano comportati, si erano dimostrati molto più astuti, molto più coerenti con i loro propositi, e anche molto più crudeli che non limitandosi semplicemente a ucciderlo.