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— Be'? — chiese Ivan Vorpatril, l'alfiere davanti a Miles nella fila. — Non tenerci in sospeso.

— Scuola di lingue — disse Plause, continuando a leggere.

Plause parlava alla perfezione tutte e quattro le lingue in uso su Barrayar. — Come studente o istruttore? — domandò Miles.

— Studente.

— Ah. Lingue galattiche, allora. E poi si farà avanti il Servizio Segreto. Sarai destinato su altri pianeti, poco ma sicuro — pronosticò Miles.

— Non necessariamente — disse Plause. — Potrebbero sbattermi fra quattro pareti di cemento chissà dove, a programmare computer finché mi si consumera

Caritatevolmente Miles non gli ricordò l'aspetto più sgradevole del Servizio Segreto: prima o poi si finiva per lavorare sotto il Capo della Sicurezza Imperiale, Simon Illyan, l'uomo che non dimenticava niente. Ma forse a un novizio come Plause sarebbe stato risparmiato il contatto personale con quell'aspro individuo.

— Alfiere Lobachick.

Lobachick occupava il secondo posto assoluto nella lista di persone zelanti che Miles avrebbe potuto stilare; di conseguenza non fu sorpreso quando appena aperta la busta lo vide sorridere con acre entusiasmo. — Sicurezza Imperiale. Corso avanzato di tecniche di sorveglianza e prevenzione attentati.

— Oh, guardia del corpo di palazzo, allora — commentò Ivan con interesse, sbirciando da sopra la spalla del compagno.

— È un privilegio — aggiunse Miles. — Di solito Illyan accoppia i novellini con gente che ha vent'a

— Forse l'Imperatore Gregor ha chiesto a Illyan qualcuno della sua età — ipotizzò Ivan, — tanto per migliorare il panorama. A me quei fossili dalla faccia di pietra, che Illyan gli mette attorno, rovinerebbero la digestione. Non fargli vedere che hai il senso dell'umorismo, Lobachick: lo riterrebbe un punto a tuo sfavore.

Se era così, rifletté Miles, Lobachick non avrebbe rischiato di perdere il posto.

— Pensate che starò a contatto con l'Imperatore? — chiese Lobachick a Miles e a Ivan, con un'occhiata nervosa.

— Probabilmente ti toccherà stare a guardarlo ogni giorno mentre fa colazione — disse Ivan. — Povero ragazzo. — Si riferiva a Lobachick o a Gregor? A Gregor, decise Miles fra sé.

— Voialtri Vor, che lo conoscete… che tipo è?

Prima che la scintilla negli occhi di Ivan si trasformasse in una battuta maliziosa, Miles s'affrettò a intervenire: — È molto franco e spontaneo. Ti troverai bene.

Lobachick si avviò verso la porta, all'apparenza almeno un po' rassicurato, rileggendo il suo foglio d'ordini.

— Alfiere Vorpatril — chiamò il sergente. — Alfiere Vorkosigan.

L'alto e robusto Ivan prese la busta che gli veniva consegnata; Miles ebbe la sua, ed entrambi si spostarono fuori dalla fila.

Ivan tirò fuori il foglio di plastica. — Ehilà! Sono richiesto dal Quartier Generale Imperiale a Vorbarr Sultana. Per tua informazione, mio caro, hai di fronte il futuro aiutante di campo del Commodoro Jollif, Reparto Operazioni. — S'inchinò cerimoniosamente e ripiegò il foglio. — Comincio domattina, in effetti.

— Oh-oh — disse l'alfiere che era stato destinato al servizio di bordo, ancora eccitato e fremente. — Ivan diventerà una perfetta segretaria, allora. Ma stai attento quando il generale Lamitz ti farà sedere sulle sue ginocchia, cocco. Ho sentito dire…

Ivan gli allungò uno scherzoso pugno nello stomaco. — Invidia, sordida invidia. Io potrò permettermi gli agi di un civile: orario dalle sette alle cinque, appartamento in città e ragazze… bene quest'ultimo, devo puntualizzare, di cui purtroppo tu farai a meno, lassù sulle navi. — La sua voce era allegra e indifferente, ma gli occhi non riuscivano a nascondere la delusione. Ivan avrebbe voluto essere destinato sulle navi. Tutti l'avevano desiderato.

Anche Miles. Servizio a bordo. E alla fine un comando, come mio padre, e come mio no

— Allora cosa bolle in pentola, ragazzo? — chiese Ivan, da sopra una sua spalla.

— Ivan — disse Miles con voce rauca, — sono io che ho una amnesia, oppure di corsi di meteorologia non ce ne ha

— Ricordo qualcosa, alle lezioni di Matematica pentaspaziale. E a Xenobotanica. — Ivan si grattò pensosamente la mandibola. — Anche a Geologia e valutazione del terreno. Be', c'è stato quel corso sul clima atmosferico, il primo a

— Sì, ma…

— Insomma, si può sapere cosa ti ha

— Sono stato nominato Capo dell'Ufficio Meteorologico alla Base Lazkowski. Dove diavolo è la Base Lazkowski? Non l'ho mai sentita nominare!

Il sergente seduto alla scrivania si volse, con un sogghigno improvvisamente satanico. — Io sì, signore — disse. — Si trova su un'isola chiamata Kyril, dalle parti del circolo polare artico. Base d'addestramento invernale per la fanteria. Quelli di servizio lassù la chiamano Campo Cessofreddo.

— Fanteria? - si stupì Miles.

Ivan, perplesso e aggrondato, inarcò le sopracciglia. — In fanteria? Tu? Questo non mi sembra giusto.

— Già, neppure a me — disse debolmente lui. E lo invase la gelida consapevolezza dei suoi handicap fisici.

A

Dovevano esserci migliaia di posti nel Servizio dove la sua statura e la sua fragilità non avrebbero avuto alcuna importanza. Aiutante di campo, ad esempio, o traduttore, o in un Reparto Informazioni. O perfino ufficiale alle armi imbarcato su una nave, ai computer della centrale di tiro. Questo dovevano averlo saputo, sicuramente c'era chi poteva capirlo. Ma… la fanteria? Qualcuno stava facendo un gioco sleale. O si trattava di un errore. Non sarebbe stata la prima volta. Esitò alcuni lunghi secondi, col foglio stretto in pugno, poi si diresse alla porta.

— Dove stai andando? — gli domandò Ivan.

— A parlare col maggiore Cecil.

Ivan si accigliò ancor di più. — Ah, sì? Buona fortuna.

Era un sorrisetto quello che il sergente nascose dietro la busta successiva, sollevandola con la punta delle dita come se fosse contaminata? — Alfiere Draut — chiamò. La fila si spostò avanti di un altro posto.

Il maggiore Cecil era seduto sul bordo della scrivania di un suo impiegato e stava consultando qualcosa su uno schermo, quando Miles apparve sulla soglia dell'ufficio e salutò facendo sbattere i tacchi per richiamare la sua attenzione.