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— Tempo. — Miles buttò giù un altro sorso di vino e decise che avrebbe fatto meglio a non berne più. L'alcol era un deprimente, per qualcuno. — Quanto tempo? Da

Gregor aveva costruito una piccola torre coi pezzi mobili della mini-tattica. La abbatté con un dito. — Oh, quello della mascotte non è un brutto lavoro, se trovi chi ti assume. — Riunì i pezzi e li mise nella scatola. — Vedrò cosa posso fare. Non ti prometto niente, però.

Miles non seppe mai se fu grazie all'Imperatore, alle microspie o ad ingranaggi che già stavano girando (con irritante lentezza), ma due giorni dopo gli fu assegnato un incarico: assistente amministrativo del comandante del corpo di guardia dell'edificio. Era un lavoro da scrivania, riempire moduli, catalogare, stampare circolari e aggiornare i file dei computer. Per una settimana, mentre imparava, fu interessante; in seguito mortalmente noioso. Alla fine di quel mese la banalità di quell'occupazione cominciava a dargli sui nervi. Si stava dimostrando leale, oppure solamente stupido? Chi apparteneva a un corpo di guardia, era stato costretto ad accorgersi, doveva restare in prigione tutto il giorno. Anzi, come guardia il suo primo compito era di tenere in prigione se stesso. Da

Sarebbe uscito da quella scatola di cemento prima della fine dell'inverno? C'erano delle festività a cui gli sarebbe piaciuto partecipare. Quanto ci avrebbe messo il mondo a dimenticarsi di lui, comunque? Se si fosse suicidato, avrebbero politicamente preferito dichiararlo ucciso durante la fuga? Illyan stava cercando di farlo uscire di se

Un altro mese se ne andò. Come esercizio spirituale, decise di arricchire le sue ore d'ufficio sorbendosi tutti i video per l'istruzione delle reclute che trovò in biblioteca, in ordine alfabetico. Ce n'era un assortimento stupefacente. Fra gli altri, fu molto divertito da un documentario di trenta minuti sotto la I: Igiene (pulizia corporale) che spiegava come farsi una doccia. Be'… probabilmente erano esistite reclute, provenienti da qualche buco sperduto, che avevano avuto urgente bisogno di quelle istruzioni. Dopo qualche settimana era arrivato alla L: Laser (Fucile a) Modello D-67, (batterie, circuiti, manutenzione e riparazione), quando fu interrotto da una telefonata ed ebbe l'ordine di presentarsi a rapporto da Illyan.

L'ufficio del Capo della Sicurezza non era fatto per rasserenare gli umori di chi entrava: una stanza senza finestre, arredata con una scrivania e una consolle di comunicazioni che sembrava tolta da un'astronave, poteva avere un effetto positivo soltanto sull'umore di chi ne usciva. Ma stavolta le sedie erano due, notò Miles. Forse non sarebbe stato costretto ad accovacciarsi sul pavimento. Quella di destra era occupata da un ufficiale coi gradi di capitano e l'Occhio di Horus della Sicurezza Imperiale sul petto dell'uniforme verde.

Interessante individuo, quel capitano. Miles lo scrutò con la coda dell'occhio mentre scambiava un saluto formale con Illyan. Sui trenta-trentacinque a

— Alfiere Vorkosigan, il capitano Ungari — li presentò Illyan. — Il capitano è uno dei miei agenti galattici operativi. Ha dieci a

Ungari gli aveva rivolto un educato ce

Illyan si appoggiò all'indietro nella sua poltrona girevole. — Vorrei che mi dicesse una cosa, alfiere. — Illyan non dava mai del tu a un aristocratico in presenza di chi non lo era. — Di recente ha avuto notizie dei Mercenari Dendarii?

— I mercenari, signore? — Miles ne fu colto di sorpresa. Non era l'argomento che si sarebbe aspettato. — Io non… di recente, nulla. Ho avuto una lettera, un a

— Sì, ne ho avuto una copia.

Ci avrei scommesso, razza di bastardo.

— Da allora niente? — chiese Illyan.

— No, signore.

— Mmh. — L'uomo agitò una mano verso la sedia libera. — Si metta comodo, alfiere. — Il suo tono era spiccio, da affari. Qualcosa di concreto, finalmente? — Ripassiamoci un po' di astrografia. L'esame del terreno, così si dice, è il padre di ogni strategia. — Batté qualcosa su una tastiera della sua consolle e girò la piastra olografica per far vedere anche a loro.

Una mappa spaziale della distorsione galattica e dei corridoi di transito apparve in tre dimensioni sulla piastra. Ricordava il modello di una molecola organica di strana forma, vivacemente colorato: le sfere rappresentavano i punti d'incrocio, le linee dritte i corridoi per il balzo spaziale che si aprivano nel caos invisibile della distorsione. Schematica, con i dati compressi in poco spazio invece che in scala. Illyan zumò su una porzione un po' periferica e comparvero altre linee rosse e azzurre, che collegavano fra loro sette sfere e uscivano di campo in direzioni diverse. — Le è familiare, alfiere?

— La sfera doppia, al centro è il Mozzo Hegen, signore — rispose Miles.

— Proprio così. — Illyan gli consegnò il telecomando. — Mi dia un quadro strategico del Mozzo Hegen, alfiere.

Lui si schiarì la gola. — Si tratta di una stella doppia, senza pianeti abitabili. Ci sono quattro stazioni di balzo e alcuni satelliti per lo sfruttamento dell'energia solare. Pochi sono i motivi per indugiare nella zona. Come quasi tutti gli incroci di una certa grandezza sulla distorsione, è più un luogo di transito che altro, importante solo per le zone a cui dà accesso. In questo caso quattro regioni dello spazio locale, ciascuna con pianeti abitabili. — Miles proseguì facendo illuminare in verde le sfere a cui si riferiva.

— Aslund. Aslund è in fondo a un vicolo cieco come Barrayar. In quella zona, il Mozzo Hegen è l'unico passaggio che dia accesso alla grande rete di transito galattica. Il Mozzo è quindi vitale per Aslund come lo è Komarr per noi.

«In alto, il Gruppo Jackson. Il Mozzo Hegen è soltanto uno dei cinque corridoi di transito che si dipartono da lì. Oltre il Gruppo Jackson si stende una buona metà della galassia conosciuta.

«Più in basso vediamo Vervain, in una dilatazione del corridoio di transito e quindi con due uscite: una verso il Mozzo e l'altra dalla parte dei settori controllati dall'Impero Cetagandano.