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Il vecchio sorrise, espressione questa che lo stato dei suoi denti rendeva più repellente che altro. — Io rappresento la Posta Imperiale, milady. Faccio il giro a cavallo di queste colline, intorno a Vorkosigan Surleau, ogni dieci giorni. Da ormai diciott’a
— Credevo che la posta fosse consegnata per via aerea.
— Vorrebbero farlo, quei signori della capitale. Ma per ora l’auto aerea del governo scarica all’ufficio postale, non in ogni fattoria. È gente senza riguardo, quella. — Sputò, disgustato, e si ficcò in bocca un’altra foglia-gomma. — Ma se il generale li tiene alla larga ancora un paio d’a
— A quale arma apparteneva, maggiore Klyuevi?
— Ranger Imperiali — dichiarò orgogliosamente lui. La sbirciò per vedere la sua reazione. Lei gli restituì uno sguardo interrogativo. — Io ero un tagliagole, mica un tecnico. È per questo che non sono andato più su di maggiore. Ho cominciato a quattordici a
— Non del tutto, a quanto sembra — disse Cordelia, lasciando vagare lo sguardo sulla zona apparentemente disabitata intorno a loro.
— Già… — Il vecchio sospirò, ebbe una smorfia e si girò a guardare Gregor con aria pensierosa.
— Piotr le ha detto cos’è successo ieri pomeriggio?
— Sì. Io ero partito dal lago ieri l’altro mattina. Mi sono perso tutto il divertimento. Suppongo che la notizia ufficiale mi raggiungerà oggi verso mezzogiorno.
— C’è… qualcos’altro che dovrà raggiungerci, a quell’ora?
— Aspettiamo e vedremo — disse lui. La guardò ancora. — Bisogna che lei si liberi di quei vestiti, milady. Il nome «A. VORKOSIGAN» in grosse lettere nere sul taschino della blusa non la rende troppo anonima, sa?
Cordelia non ci aveva fatto caso. Si guardò addosso, accigliata.
— E la livrea del mio Lord risalta come una bandiera — aggiunse Kly, acce
Cordelia incurvò le spalle. L’addome le doleva per la tensione al solo pensiero di ciò che li aspettava. Fuggiaschi. E a quale prezzo per quelli che avrebbero dato loro rifugio? — Aiutandoci lei si sta mettendo in pericolo. È così?
Il vecchio inarcò un sopracciglio cespuglioso. — Più o meno. — Il suo tono non incoraggiava altri commenti dopo quella gaffe.
Cordelia capì che doveva mettere da parte la stanchezza e ragionare a mente fredda, se non voleva essere un rischio per tutti quelli che erano con lei. — Queste foglie-gomma, sono un po’ come il caffè?
— Oh, molto meglio del caffè, milady.
— Posso provarne qualcuna? — domandò a bassa voce, timidamente; poteva trattarsi di una richiesta troppo intima.
Le rughe del vecchio s’allargarono in un sogghigno. — Solo la gente di campagna come me mastica questa roba, milady. Una bella signora Vor, una Lady della capitale, non farebbe una gran figura se la trovassero morta con delle foglie-gomma fra i suoi denti bianchi come perle.
— Io non sono bella, non sono una Lady Vor e non vengo dalla capitale. E in questo momento commetterei un omicidio per un po’ di caffè. Mi faccia provare qualche foglia, maggiore.
Lui lasciò cadere le redini sul collo del cavallo, sbottonò la tasca anteriore della blusa scolorita e tirò fuori la borsetta di cuoio. Prese un pizzico di foglie fra tre dita non troppo pulite e si sporse di lato per consegnargliele.
Cordelia esaminò le pellicole spesse e scure sul palmo della mano. Non mettersi strani vegetali in bocca prima che siano stati controllati dal laboratorio. Se le gettò sulla lingua. La superficie delle foglie sembrava cosparsa di zucchero d’acero, ma appena la saliva ebbe portato via quella prima impressione dolciastra il sapore si rivelò gradevole, amarognolo, un po’ astringente. La patina che le era rimasta in bocca fin dal risveglio ne fu sciolta, comunque, e questo era un miglioramento. Raddrizzò le spalle e masticò con più energia.
Kly la scrutava, divertito. — Se non è una Vor e non è una signora della capitale, allora, che cos’è?
— Ero una cartografa delle distorsioni spaziali. Poi una comandante della Sorveglianza Astronomica Betana. Poi una soldatessa. Poi una prigioniera di guerra. Poi un’esiliata. Alla fine sono diventata una moglie, e una madre. Non so cosa sarò in futuro — aggiunse, spostando il bolo di foglie contro l’altra guancia. Non una vedova, spero.
— Madre? Ho sentito dire che lei era incinta, ma… non ha perduto il bambino, dopo l’attentato con la soltossina? — Kly le guardò l’addome, perplesso.
— Non proprio. Il bambino ha ancora una possibilità di battersi. Anche se sembra un po’ svantaggiato, visto che deve battersi contro tutto Barrayar. È… nato prematuramente. Con un’operazione chirurgica. — Cordelia decise di non spiegare la faccenda del simulatore uterino. — Adesso è all’Ospedale Militare Imperiale, a Vorbarr Sultana. E per quanto ne so, la città è ormai completamente in mano alle forze ribelli di Vordarian… — Ebbe un fremito. Quello di Vaagen era un laboratorio militare ad accesso vietato, ma non tale da destare l’interesse immediato di qualcuno. Miles era al sicuro, al sicuro, al sicuro, e una falla in questa convinzione le avrebbe i
— Nessuno se la prenderà coi ricoverati dell’ospedale — disse Kly, guardandola in faccia.
— Io… sì, giusto.
— Perché è venuta su Barrayar, una straniera come lei?
— Volevo avere un bambino. — Una risata senza allegria le crepitò in gola. — Lei ha dei figli, Postino Kly?
— Non che io sappia.
— Ha fatto bene.
— Oh… — Lui si strinse nelle spalle. — Non lo so. Da quando la mia vecchia è morta, ho troppo silenzio intorno. Alcuni che ho conosciuto ha
Cordelia guardò Gregor, che s’appoggiava indietro al sacco a pelo e ascoltava. Gregor aveva appiccato il fuoco alla grande pira funebre di offerte in onore di Ezar, la sua piccola mano guidata da quella di Aral.
La carrareccia serpeggiava in salita, e attraversarono zone brulle e tratti boscosi. Per quattro volte Kly li lasciò e prese per altre stradicciole, mentre Bothari, Cordelia e Gregor lo aspettavano al riparo degli alberi. La terza volta il vecchio fece ritorno con un fagotto: una vecchia go