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— E cosa serve? A parte la camera interna, voglio dire.

— La Principessa Kareen, milady. Questo è solo il mio titolo di copertura. Io faccio parte dello staff disposto qui dal capitano Negri: Guardia del Corpo, Classe Uno. — Era difficile dire quale dei titoli le fosse più gradito, ma Cordelia sospettava il secondo.

— Sono certa che lei dev’essere molto competente, per godere di tanta stima da parte del capitano Negri.

Questo le guadagnò un sorriso. — Grazie, milady. Faccio del mio meglio.

Tutti seguirono il capitano Negri attraverso la porta più vicina, che dava in un vasto locale giallo ben soleggiato con le finestre rivolte a sud. Cordelia si domandò se quell’eclettico miscuglio di mobili e soprammobili fossero antichità senza prezzo o imitazioni realizzate dopo la costruzione dell’ala nuova. Impossibile capirlo. Seduta su un divano di seta gialla in fondo al locale una do

La Principessa Kareen era una do

In tono formale Negri presentò Cordelia alla Principessa e al Principe Gregor. Lei non era sicura se dovesse inchinarsi, né di quanti gradi esattamente, e finì per inclinare la testa nello stesso modo cortese ma poco impegnativo della Droushnakovi. Gregor la fissò con serietà, come chiedendosi sole

Vorkosigan invece poggiò un ginocchio al suolo di fronte al bambino (solo Cordelia lo vide deglutire) e disse: — Voi sapete chi sono io, Principe Gregor?

Il bambino si strinse contro il fianco della madre e alzò lo sguardo in cerca del suo. Lei lo incoraggiò con un ce

Vorkosigan gli lasciò la mano, conscio che conveniva temperare la sua aristocratica intensità, e ingentilì il tono. — Principe, vostro no

Gregor scosse il capo, a bocca chiusa. Vorkosigan si girò a mezzo verso Negri e inarcò un sopracciglio, in un muto rimprovero. Il Capo della Sicurezza non cambiò espressione.

— Questo significa che io farò il lavoro di vostro no

Aveva un’idea il piccolo di cosa fosse un sovrano? Vorkosigan, notò freddamente Cordelia, era stato ben attento a non dire «farò le veci di vostro padre». Ben attento a non acce

— Per ora — continuò Vorkosigan, — il vostro compito è di studiare, coi vostri insegnanti, e di fare ciò che vostra madre vi dice. Pensate di poterlo fare?

Gregor deglutì saliva. A

— Io credo che ci riuscirete bene — concluse Vorkosigan con un fermo assenso col capo, identico a quello che rivolgeva ai suoi ufficiali, e si alzò.

Anch’io credo che ci riuscirai bene, Aral, pensò Cordelia.

— Già che lei è qui, signore — disse Negri, dopo qualche secondo di attesa per accertarsi di non inciampare su altre parole di quel discorsetto, — vorrei che venisse giù in Sala Operazioni. Ci sono due o tre rapporti che dovrei presentarle. L’ultimo, da Darkoi, sembra indicare che la morte del Conte Vorlakail risalga a prima dell’incendio della sua residenza, il che getta una nuova luce… o un’ombra, sulla faccenda. Poi c’è il problema di ristrutturare il Ministero dell’Educazione Politica…

— Smantellandolo, certo… — borbottò Vorkosigan.

— Se sarà il caso. Inoltre abbiamo un altro atto di sabotaggio, su Komarr.

— Sì, vedo. Va bene, andiamo. Cordelia, uh…

— Forse Lady Vorkosigan preferisce restare un poco qui, mentre lei risolve queste gravi questioni politiche? — mormorò la Principessa Kareen con appena una sfumatura d’ironia.

Vorkosigan la guardò con aperto sollievo. — La ringrazio, milady.

La Principessa si accarezzò distrattamente le labbra sottili con un dito mentre gli uomini uscivano a passo di marcia, rilassandosi solo quando furono fuori. — Bene. Speravo di poterla avere tutta per me — disse poi a Cordelia, con un’espressione alquanto più vivace. A un suo ce

Droushnakovi stava ancora guardando la porta, accigliata. — Come mai quell’ufficiale cammina così? — domandò a Cordelia.

— Il tenente Koudelka è stato colpito da un distruttore neuronico — rispose lei un po’ sulle sue, senza capire se lo strano tono della ragazza contenesse un vago disprezzo. — Un a

— Ah! Durante la battaglia di Escobar, per caso? — domandò Droushnakovi.

— In effetti, per dirla rozzamente, quello è stato il colpo d’avvio della battaglia di Escobar. Anche se, suppongo, lei lo definirebbe un colpo d’avvertimento. — Un po’ provocante, come frase, ma le era scappata di bocca.

— Lady Vorkosigan… o forse dovrei dire la comandante Naismith… era là — aggiunse la Principessa Kareen. — Perciò dovrebbe saperlo meglio di altri.

Cordelia trovò la sua espressione difficile da interpretare. Quanti dei famigerati rapporti di Negri arrivavano fra le mani della Principessa?

— Dev’esser stato terribile per lui! A guardarlo, si direbbe che prima fosse un uomo molto atletico — disse la guardia del corpo.

— Lo era. — Cordelia le sorrise con più calore, rilassando il proprio atteggiamento difensivo. — I distruttori neuronici sono armi disgustose, a mio parere. — Con un riflesso automatico si toccò il punto insensibile della coscia, ustionato dal distruttore neuronico ma fortunatamente solo in superficie. Il colpo, di striscio, non era penetrato abbastanza da ledere le funzioni muscolari. Ora si pentiva di non essersi fatta curare a fondo prima di lasciare casa sua.

— Sieda, la prego, Lady Vorkosigan. — La Principessa Kareen toccò il divano accanto a lei, nel posto lasciato libero dal futuro Imperatore. — Drous, sarebbe così gentile da portare Gregor a fare un po’ di colazione?

Droushnakovi a

Cordelia restò seduta rigidamente. I suoi pensieri tornarono ai rapporti di Negri e alla disinformazione dei barrayarani sul loro stesso tentativo, abortito, d’invadere Escobar. Quel pianeta era il migliore vicino, e alleato, di Colonia Beta… e le armi che avevano disintegrato il Principe della Corona Serg, nello spazio orbitale di Escobar, erano state portate attraverso il blocco barrayarano da una certa comandante Naismith, della flotta di soccorso betana. Quella parte della verità era i